mercoledì 2 novembre 2016

Viaggio ad Aleppo - Veri siriani che aiutano siriani veri

Viaggio ad Aleppo – Parte Seconda: la Difesa Civile siriana e l'Associazione Medica di Aleppo, Veri Siriani che Aiutano Siriani Veri

di Vanessa Beeley (da MintPress News)
27 settembre 2016
Traduzione per Doppiocieco di Domenico D'Amico

Vanessa Beeley incontra diversi membri della Difesa Civile Siriana e dell'Associazione Medica di Aleppo, gettando ulteriore luce sulle menzogne dei maggiori mezzi di informazione, che distorcono la percezione che ha il pubblico di ciò che avviene in Siria.

Un edificio bombardato convertito dai terroristi in una postazione per cecchini, con bidoni e sacchi di sabbia, a Sheikh Maqsoud, la zona di Aleppo nord controllata dai curdi. (Foto di Vanessa Beeley)

Aleppo, Siria – Dalla cittadina di Bani Zaid a nord di Aleppo, ci siamo diretti verso la Aleppo Medical Association, situata nel distretto al-Azizia di Aleppo.
Abbiamo fatto conoscenza col dott. Zahar Buttal, direttore dell'associazione, e col dott. Bassem Hayak, che è a capo delle unità che si occupano di traumi psicologici e di malnutrizione e che, tra le loro varie funzioni, trattano i civili che riescono a fuggire dalla parte orientale di Aleppo, in mano ai terroristi, in quella ovest controllata dal governo, attraverso i corridoi umanitari istituiti dalle autorità russa e siriana.

Il dott. Zahar Buttal, direttore dell'Aleppo Medical Association, vicino alle foto dei suoi predecessori, nella sede dell'associazione.

Più di duemila civili – per lo più donne e bambini sono stati accolti non molto prima della nostra visita, a quanto dice il dott. Hayak. Sono affluiti ad Aleppo ovest attraverso i corridoi umanitari aperti il 29 luglio, il giorno dopo che il presidente siriano Bashar Assad aveva emesso un decreto di amnistia per tutte le fazioni armate insediate in tutta Aleppo est.
Il team del dott. Hayak ha collocato squadre di medici presso gli sbocchi dei corridoi umanitari, per accogliere i civili e farli proseguire verso luoghi predisposti per le visite mediche. All'inizio erano operativi tre di questi corridoi, mentre altri quattro dovrebbero aprirsi in seguito.
Il dott. Hayek ci detto anche che ad Aleppo est ci sono solo tre ospedali attrezzati: Al-Daqqaq, Al-Zahraa e l'Omar bin Abdulaziz, fondato dal Gran Mufti Ahmad Badreddin Hassoun, più altre strutture caritative.
Tutto questo contrasta con le narrazioni dei media schierati con la NATO e dell'insieme delle ONG, che danno l'impressione che ci siano almeno dieci ospedali ad Aleppo est, senza fare distinzione tra le varie strutture, o tra i servizi che esse offrono, e a chi li offrono. I media occidentali ne deducono che quelli colpiti siano ospedali civili, non parte del Fronte Nusra o di altre formazioni terroristiche finanziate dall'estero, e che quindi tutti questi “civili” vengano bombardati senza pietà dai raid aerei russi e siriani.
Tutti e tre gli ospedali sono completamente occupati dai vari gruppi di insorti capitanati dal Fronte Nusra, secondo il dott. Hayak, che ha aggiunto che i loro tetti vengono usati come postazioni per cecchini. I terroristi – le diverse formazioni di cosiddetti “ribelli moderati” e “forze di opposizione” sostenuti dagli Stati Uniti, dai membri della NATO, dai loro alleati nel Golfo e da Israele – hanno la priorità rispetto ai civili, e ora solo le operazioni chirurgiche vengono eseguite in questi tre ospedali di Aleppo est [1]. Gli insorti, secondo il dott. Hayak, non permettono alle agenzie delle Nazioni Unite di entrare in queste strutture.
Sempre secondo il dott. Hayak, in aggiunta ai tre ospedali attrezzati esistono altre sette cliniche private, meno equipaggiate, sempre sotto il controllo dei terroristi.
Una delle principali fonti di propaganda riguardo agli ospedali colpiti ad Aleppo est è quella di Medici Senza Frontiere, la ONG spesso citata col suo acronimo francese, MSF. I MSF hanno definito come loro affiliato l'ospedale al-Quds, che sarebbe stato colpito il 27 aprile da una serie di missili, secondo le dichiarazioni contraddittorie di Pablo Marco, responsabile operativo [operations manager] della ONG per il Medio Oriente.
In una lettera aperta a MSF datata 4 maggio, Rick Sterling, analista geopolitico e scrittore, sottolinea queste lampanti discrepanze e una serie di altre vistose anomalie nei resoconti di MSF:
Esistono molte discrepanze nei resoconti riguardo l'attacco del 27 aprile contro l'ospedale al-Quds. Il direttore operativo per il Medio Oriente di MSF, Pablo Marco, intervistato il giorno dopo dalla CNN e dalla PBS, ha affermato che 'due barili bomba sono caduti vicino all'ospedale... in seguito un terzo barile bomba [2] è caduto sull'ingresso dell'ospedale'. I barili bomba possono essere sganciati solo dagli elicotteri. Al contrario, il vostro [di MSF] comunicato stampa dello stesso giorno dice che 'l'ospedale è stato distrutto da almeno un attacco aereo che ha colpito direttamente l'edificio, riducendolo in macerie.' Un reportage della CBC si attiene alla stessa versione, dichiarando che 'Un ospedale coadiuvato da MSF nella città siriana settentrionale di Aleppo è ora ridotta a un cumulo di macerie. Gli attacchi aerei hanno abbattuto l'edificio mercoledì.'”

Il dott. Nabil Antaki, un gastroenterologo di Aleppo ovest, ha anche lui messo in discussione l'obbiettività di MSF e della versione occidentale. In una dichiarazione del 1 maggio ad Arret sur Info (la mia traduzione [in inglese] si può trovare qui), ha affermato:
(...) I grandi media mentono per omissione. Sin dall'inizio della guerra qui ad Aleppo hanno mancato continuamente di riferire tutti i fatti.Tutti noi ad Aleppo siamo disgustati dalla loro mancanza di imparzialità e obbiettività. Parlano solo delle perdite umane ad Aleppo est, che è completamente sotto il controllo di al-Nusra, un gruppo terrorista affiliato ad Al Qaida. Sono questi i loro 'ribelli moderati', un'etichetta che gli consente un grado di rispettabilità immeritato. Gli stessi media rimangono muti sulle perdite e sofferenze subite dalla zona occidentale di Aleppo, che vive sotto la pioggia dei colpi di mortaio sparati da queste formazioni terroristiche. Questi media non parlano mai del blocco imposto dai terroristi alla nostra gente o degli tagli alle linee elettriche e la carenza di acqua impostaci da questi 'ribelli moderati'. Questi media non parlano mai dei continui bombardamenti e massacri cui abbiamo assistito ad Aleppo ovest, dove è stato attaccato ogni singolo isolato. Vediamo persone assassinate a dozzine ogni giorno. Quello che rende queste omissioni ancora più spregevoli è il fatto che queste zone [ovest] rappresentano il 75% di Aleppo, in cui vivono un milione e mezzo di persone. Fate il paragone con i 300.000 che vivono nella parte est occupata dai terroristi. Questa narrazione distorta genera la credenza che questi gruppi terroristici che ci stanno attaccando siano in realtà le vittime. Cosa ancora più odiosa, questi media hanno distorto il nostro appello per 'Salvare Aleppo', facendo sembrare che stessimo chiedendo che Assad e l'esercito siriano cessassero le ostilità! Questo è FALSO. In aggiunta, non si tratta delle 'forze di Assad', si tratta delle forze dell'esercito regolare siriano che stanno difendendo lo stato siriano. I media dell'Occidente e degli stati del Golfo potrebbero almeno avere la decenza di menzionare i massacri inflitti dai terroristi al nostro popolo. Come ad esempio è accaduto venerdì 30 aprile, quando uno dei loro mortai ha colpito una moschea nell'ora della preghiera. Gli assalti e le perdite che subiamo vengono riportati in modo da lasciare il pubblico all'oscuro su chi sia davvero responsabile di questi crimini. Ormai sono tre giorni che questi media stanno accusando il 'regime di Assad' di aver bombardato un ospedale di MSF ad Aleppo est, e di aver ucciso l'ultimo pediatra in città. Ciò dimostra che, per questi media, l'unica priorità è la sacca di questa città in cui si sono istallati i terroristi. I tre quarti di Aleppo sotto il controllo del governo siriano, dove esercitano numerosi pediatri, non hanno importanza. Siamo testimoni dello stesso pregiudizio quando al-Kindi, il più grande ospedale di Aleppo, due o tre anni fa e stato colpito dai mortai dei terroristi e poi intenzionalmente messo a fuoco. I media hanno ignorato quest'azione criminale. Questa continua disinformazione ci lascia pieni di sconforto e disgusto.”[3]

Il dott. Hayak dell'Aleppo Medical Association ha stimato che ad Aleppo est vivano tra le 200.000 e le 220.000 persone, inclusi 50.000 membri dell'insurrezione armata e le loro famiglie. La popolazione civile dell'area ha dovuto lasciare le loro case, e vivono senza alloggio o lavoro, temendo per la loro vita nel caso tentassero di fuggire o di protestare contro l'occupazione dei terroristi. I giovani maschi, in particolare, vengono cooptati nelle schiere dei terroristi, o altrimenti uccisi se tentano di andarsene, anche attraverso i corridoi umanitari.
Durante il nostro colloquio, che ho filmato, ho chiesto al dott. Hayak dei White Helmets, un'organizzazione che afferma di operare come gruppo di pronto intervento nell'Aleppo orientale controllata dai terroristi.
Il dott. Hayak mi ha riferito che nessuno dei suoi parenti o amici di famiglia ad Aleppo est è a conoscenza di quest'organizzazione, che è insediata solo nelle roccaforti del Fronte Nusra in città, a Idlib e altri governatorati nel resto della Siria. Secondo la loro stampa promozionale e i loro video, i White Helmets operano estensivamente ad Aleppo est, “preservando i sentimenti di umanità anche sotto le bombe” [saving all humanity when the bomb fall]. Perciò è significativo che, secondo il dott. Hayak, per la popolazione civile e per le organizzazioni umanitarie ufficiali, quali le Nazioni Unite, l'Organizzazione Mondiale della Sanità e la Mezzaluna Rossa Internazionale che operano ad Aleppo est, risultino praticamente sconosciuti.
Nel corso dell'intervista, il dott. Hayak ha anche affermato che i civili di Aleppo est sono tenuti in ostaggio dal Fronte Nusra. Se qualcuno tentasse di andarsene verso la parte occidentale controllata dal governo siriano, la sua famiglia verrebbe minacciata di morte. Ha citato il caso di una sua cugina, un chirurgo, che non può venire a lavorare ad Aleppo ovest perché in quel caso la sua famiglia verrebbe uccisa. Così è costretta a continuare a lavorare negli ospedali occupati dal Fronte Nusra, con pazienti per la maggior parte terroristi.
In luglio, un abitante di Aleppo ha dichiarato alla video-agenzia Ruptly:
Il governo ha offerto ai civili la possibilità di venire da questa parte, ma i ribelli non li lasciano andare; gli sparano addosso. Questo è inaccettabile. I 'ribelli' dovrebbero permettere ai civili di venire qui ed evitare gli spargimenti di sangue. Si tratta dei nostri parenti, della nostra gente. Se i civili venissero qui potremmo salvare le donne e i bambini. Se i ribelli vogliono combattere che combattano, perché mettere in mezzo i civili?”

Il 19 settembre, tuttavia, sono venuti fuori video di civili che abbandonavano le zone di Aleppo controllate dal Fronte Nusra, attraverso i corridoi umanitari. Perfino mentre fuggono verso la salvezza, protetti dai soldati dell'esercito siriano, i civili erano sottoposti al fuoco dei “ribelli moderati” e delle “forze di opposizione” fiancheggiate dall'Occidente.

Coloro che Chiamano Se Stessi Medici Senza Frontiere Stavano Fianco a Fianco con i Terroristi
Nel corso di numerosi incontri, avvenuti tra luglio e agosto, con il Gran Mufti siriano Ahmad Badreddin Hassoun, egli ha evidenziato come gli ospedali [di Aleppo est], incluso quello fondato da lui, l'Omar bin Abdulaziz, fossero occupati dai terroristi.
Il Gran Mufti è stato un accanito sostenitore dello stato laico siriano e un aperto oppositore della guerra sporca della NATO contro la Siria. Secondo lui e secondo la maggior parte dei siriani che ho incontrato nelle mie quattro settimane in Siria, si tratta di una guerra fomentata attraverso schemi settari che non esistevano prima di questa crisi imposta dall'esterno.

Il Gran Mufti Ahmad Badreddin Hassoun, durante l'incontro con Vanessa Beeley del 24 agosto. (Foto di Vanessa Beeley)

Durante uno di questi colloqui, il Gran Mufti ha detto:
Questa associazione (l'associazione benefica del Gran Mufti) che mira a elevare il livello [dell'assistenza] esiste in Siria dal 1955. Ho costruito quell'ospedale con denaro mio e delle donazioni delle persone che hanno lavorato con noi, a partire dal 1985. L'ospedale ha cominciato a operare nel 1992, curavamo la gente dei quartieri poveri. L'ospedale si trova proprio nelle zone povere, e ci occupavamo gratuitamente di più di 400 persone al giorno. L'ospedale aveva nove macchine per la dialisi. Quando sono arrivati i terroristi, hanno cacciato via i medici, hanno ucciso tre infermiere, ucciso più di dieci pazienti, per poi occupare la struttura. Poi hanno dichiarato che erano i MSF a gestire l'ospedale, mentre invece ricoverano solo terroristi, e nemmeno uno dei civili rimasti in zona. C'era un gruppo di terroristi a guardia dell'ingresso principale che non ha permesso al reparto maternità di funzionare sin dal 2013. C'erano 12 incubatrici – tutte rubate. Gestiscono il posto come un ospedale da campo per curare i terroristi. Quelli che chiamano se stessi MSF stavano fianco a fianco coi terroristi che uccidono i nostri figli e occupano le cliniche gratuite, le scuole e le sedi di associazioni. Questo è quello che hanno fatto ad Aleppo.”


I Mercanti di Propaganda Tacciono sugli Attacchi Contro Aleppo Ovest
Durante il nostro incontro del 15 agosto, il dott. Zahar Buttal ci ha informato che, dal 1 al 14 di quel mese, 143 civili, inclusi 54 bambini e 23 donne, sono stati uccisi dai missili lanciati dai terroristi contro Aleppo ovest. Le zone colpite più duramente e in modo continuo sono indicate nella mappa qui sotto; Aziziya, dove abbiamo soggiornato durante la nostra visita, è stata regolarmente bersagliata dai terroristi con fuoco di mortaio e munizioni esplosive.

Una mappa che mostra le zone di Aleppo ovest colpite più duramente dai “cannoni infernali” del Fronte Nusra e di altri gruppi terroristici. (Schermata a cura di Vanessa Beeley)

Mentre si svolgeva il nostro incontro con l'Aleppo Medical Association, è giunta la notizia che due veicoli blindati pieni di esplosivo si stavano inoltrando nella zona residenziale di Zahraa, nel nord di Aleppo.
Magari si trattava di una coincidenza, ma giusto un paio di giorni prima del nostro arrivo lo sceicco Abdallah al-Muhaysini, il capo del Fronte Nusra educato a Riyad, aveva lanciato uno dei suoi periodici appelli per trovare volontari per gli attentati suicidi. Questa volta l'appello era stato emesso a pochi metri dalle mura dell'antica cittadella di Aleppo.
L'appello era stato evidentemente accolto dai due uomini alla guida dei blindati, carichi di esplosivi sufficienti a massacrare centinaia di civili. Il dott. Hayak ci ha spiegato che questi camion avevano i parabrezza antiproiettile, che impedivano ai guidatori di vedere all'esterno, per cui dovevano essere diretti verso l'obbiettivo da istruzioni date via radio.
Tuttavia quei camion sono stati intercettati con successo da attacchi aerei che li hanno distrutti prima che potessero portare a termine la loro missione di morte. Non ci sono state vittime civili, ma si era trattato comunque di un altro attacco da parte dei “ribelli moderati” e delle “forze di opposizione” fiancheggiate dall'Occidente, di cui i media dell'Occidente non hanno fatto cenno.

Queste Sanzioni Ci Disgustano
Il 31 agosto una dichiarazione del Syrian American Council conteneva la stravagante affermazione che, dato che le banche del sangue siriane sono da sempre gestite dal Ministero della Difesa, il sangue di queste banche viene utilizzato privilegiando i soldati rispetto ai civili. In questa dichiarazione si legge:
Il SAC desidera sottolineare che perfino i finanziamenti dati a entità governative apparentemente innocenti possono essere dirottati verso la macchina omicida di Assad. Ad esempio, le Nazioni Unite hanno pagato milioni di dollari a chi rifornisce Assad di carburanti, che servono anche agli aerei che bombardano i civili siriani; o al Ministero dell'Agricoltura di Assad, che fornisce cibo anche alle truppe del regime che devastano le città siriane; o alle banche del sangue di Assad, nonostante le 'fondate preoccupazioni' che il sangue venga riservato alle truppe del regime. Il SAC ha ricevuto nel corso degli anni innumerevoli rapporti sugli aiuti delle Nazioni Unite utilizzati di fatto dai soldati di Assad.”

Questa dichiarazione richiede di fatto alle Nazioni Unite di prolungare ulteriormente le sofferenze del popolo siriano – un popolo che ha già subito una punizione collettiva dalle rovinose sanzioni da parte di Stati Uniti e Unione Europea, sanzioni che colpiscono ogni aspetto della vita civile, inclusa salute, agricoltura ed educazione.
Parlando alla Be Curious TV in maggio (la mia traduzione [in inglese] si può trovare qui), il dott. Nabil Antaki ha detto:
Queste sanzioni ci disgustano perché queste sanzioni e l'embargo non vengono applicati a danno del governo siriano, ma a danno del popolo siriano, tutto il popolo siriano. Ad esempio, io personalmente, come una qualunque persona che vive in Siria, non ho il diritto di fare la minima transazione. Se volessi mandare mille dollari ai miei figli, non potrei farlo. Non posso né importare né esportare alcunché. È devastante. Io sono un medico, e volevo sostituire il pezzo di un'apparecchiatura. Normalmente ci sarebbe voluta una settimana; ci è voluto un anno e mezzo per procurarselo, perché si trattava di una compagnia multinazionale, e non potevamo importare il pezzo dal Giappone. Quindi queste sanzioni penalizzano il popolo siriano, e a un certo punto l?unione Europea ha revocato le sanzioni, ma solo per quelli che vivono nelle zone controllate dai terroristi. La gente che vive nelle zone controllate dallo stato siriano non hanno potuto far niente. Contrariamente a quello che affermano, tutto questo non penalizza il 'regime', punisce soltanto il popolo siriano.”


Maria Saadeh, membro del parlamento siriano, il 22 agosto a Damasco. (Foto di Vanessa Beeley)

Nel marzo del 2015 un membro del parlamento siriano, Maria Saadeh, si è rivolta alla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, presentando un documento intitolato “Sanzioni Unilaterali contro la Siria e Terrorismo: Due Facce della Stessa Medaglia.”
Nel giugno del 2016, Saadeh si è rivolta nuovamente alle Nazioni Unite, parlando all'Istituto della Democrazia e Cooperazione, evento congiunto con la sessione dell'UNHRC di Ginevra, dicendo:
Le sanzioni economiche sono state messe in atto con l'obbiettivo di punire il regime siriano. A partire dal 2011, gli stati membri delle Nazioni Unite hanno intrapreso azioni di punizione collettiva contro il popolo siriano. Nel marzo del 2015, ho presentato davanti al Consiglio per i Diritti Umani un documento che parlava di 'terrorismo economico', che comparava i risultati ottenuti dalle organizzazioni terroristiche in Siria con gli effetti delle misure coercitive messe in atto sotto l'etichetta di 'sanzioni economiche.' Queste sanzioni violano il diritto internazionale nello stesso modo in cui lo fa il terrorismo. Risultati ed effetti sono i medesimi; in entrambi i casi l'obbiettivo è attaccare la società siriana e violare i diritti umani, specialmente il diritto alla vita. Come conseguenza delle sanzioni, la disoccupazione è salita dall'8,6% del 2010 al 50% del 2014; il tasso di povertà ha raggiunto il 75% nel 2013, mentre nel 2010 era del 9%; il numero di bambini che frequentano la scuola primaria è sceso al 50%; un eguale percentuale di ospedali e fabbriche ha chiuso i battenti a causa delle sanzioni così come a causa del terrorismo. Sempre in quel documento ho anche mostrato i collegamenti tra gli stati che applicano le sanzioni e le organizzazioni terroristiche che quegli stati sostengono. Ho anche trattato delle loro interrelazioni finalizzate alla spoliazione delle risorse naturali, economiche e culturali della Siria.”


Donare il Sangue ad Aleppo
Mentre ci trovavamo ad Aleppo ovest, abbiamo deciso di donare il sangue, cosa che sembrava particolarmente cruciale, dopo aver sentito del numero crescente di civili menomati e mutilati da missili, colpi di mortaio, proiettili esplosivi e dagli attacchi chimici dei terroristi.

Eva Bartlett e Vanessa Beeley donano il sangue ad Aleppo, 15 agosto 2016. (Foto a cura di Vanessa Beeley)

Le banche del sangue siriane si affidano alle donazioni quotidiane per mantenere gli ospedali riforniti di abbastanza sangue per tenere il passo col numero crescente di razzi lanciati contro i civili nelle zone sotto il controllo del governo, sia ad Aleppo ovest sia nel resto della Siria.
Ci hanno detto che qualche giorno prima che noi arrivassimo ad Aleppo, si è presentato per donare il sangue un gruppo di 250 insegnanti. Dopo il nostro turno è entrato un uomo che voleva donare il sangue per il fratello, gravemente ferito in un recente attacco da parte dei “ribelli moderati.” Come molti altri, il fratello ferito era in ospedale e aveva bisogno di trasfusioni quotidiane per sopravvivere.
Un amico di Aleppo in seguito mi ha riferito di aver chiesto di donare il sangue perché venisse dato all'SSA, come segno di riconoscenza per il loro coraggio nella difesa di Aleppo. Ma gli è stato detto, inequivocabilmente, che la banca del sangue non lo avrebbe consentito. Il sangue sarebbe andato a chi ne avesse bisogno più urgente, gli hanno detto gli operatori della banca, aggiungendo che non ci sarebbe stata alcun favoritismo.
Così come per molti altri aspetti della vita quotidiana in Siria, le unità di conservazione del sangue sono state messe in difficoltà dalle sanzioni di Stati Uniti e Unione Europea. Ad Aleppo si erano esaurite le scorte di sacche per il sangue, e si è dovuto escogitare un metodo di conservazione alternativo – ecco uno degli innumerevoli modi in cui i siriani, con inventiva e ingegnosità, si sono adattati alla crisi in corso.
Alla luce di quel che abbiamo udito e visto nella banca del sangue di Aleppo, è chiaro che il documento del Syrian American Council è un altro esempio della propaganda che vuol far sì che le sofferenze del popolo siriano non abbiano fine, se non quando gli obbiettivi neocoloniali di Stati Uniti, Unione Europea e NATO siano stati conseguiti.

I White Helmets NON Sono La Protezione Civile Siriana
Uno dei motivi principali per cui ho trascorso quattro settimane in Siria, era il proseguimento di un'inchiesta di lunga data sui White Helmets. Quest'organizzazione è finanziata e rifornita da Stati Uniti, Regno Unito, Unione Europea e Giappone. I White Helmets vengono addestrati da un ex militare britannico, ora mercenario, James Le Mesurier, e spesso ci si riferisce a loro come “La Protezione Civile siriana.”
Questa presunta organizzazione di pronto intervento opera esclusivamente nelle zone controllate da gruppi terroristici come il Fronte Nusra e il Daesh (acronimo arabo per il gruppo terroristico noto in Occidente come ISIS o ISIL).
I White Helmets dipingono un'immagine di catastrofe umanitaria nell'Aleppo occidentale per facilitare l'intento della NATO di suscitare la pubblica approvazione di una no-fly zone, oltre a maggiori sanzioni contro la Siria. I crimini commessi ad Aleppo dal Fronte Nusra e da una miriade di gruppi terroristici vengono descritti come opera del governo siriano e delle forze armate.
I White Helmets sono stati fondati nel 2013, e a dispetto dei loro proclami di indipendenza e imparzialità hanno ricevuto 50 milioni di dollari di fondi dai soli Stati Uniti e Regno Unito.

Un'infografica realizzata da UK Column per Vanessa Beeley, che mostra le profonde connessioni istituzionali di James Le Mesurier e dei White Helmets.

Tuttavia, come dimostra chiaramente questo aggiornamento di Wikipedia, il flusso di finanziamenti multimilionari alimenta uno strumento del governo ombra di Stati Uniti e NATO. Questo gruppo di pronto intervento fasullo non è nulla di più di una creazione finanziata da NATO e Stati Uniti per essere dispiegata al fianco delle formazioni terroristiche, finanziate e armate anch'esse da Stati Uniti e NATO, che agiscono in Siria. Lo scopo della loro esistenza è il cambio di regime, la no-fly zone, favorire la propaganda e fiancheggiare un esercito di mercenari e terroristi geneticamente modificati.
La SCD [Syrian Civil Defense, nome ufficiale dei White Helmets – ndt] è sostenuta dalle agenzie di aiuto di vari governi finanziatori. All'inizio il Foreign and Commonwealth Office del Regno Unito è stata la maggior singola fonte di finanziamento, tramite la nuova organizzazione di aiuti Mayday Rescue, poi dislocata a Istanbul, ma con la sede centrale nei Paesi Bassi. (26) Gli attuali finanziatori includono il governo danese, il governo tedesco, (24) la Japan International Cooperation Agency, (23) la United States Agency for International Development (USAID), (27) il Conflict, Stability and Security Fund (CSSF) del Regno Unito, (28) e il Ministero degli Affari Esteri olandese. (29) La USAID sembra oggi essere la maggiore finanziatrice, avendo donato, a partire dal 2013, 23 milioni di dollari.” [4]

Durante una conferenza stampa del 27 aprile, il vice portavoce del Dipartimento di Stato Mark Toner ha ammesso pubblicamente che lo stesso Dipartimento aveva finanziato questo programma di assistenza con 23 milioni di dollari, usando l'USAID come intermediario. Tuttavia, all'incirca una settimana prima di quella conferenza stampa, al leader dell'organizzazione, Raed Saleh, arrivato con un volo da Istanbul a Washington, era stato negato l'ingresso negli Stati Uniti.
Dopo che Toner ebbe ribadito la condanna degli Stati Uniti per la recente serie di attacchi a una sede del “Syrian Civil Defense,” un giornalista gli chiese: “Lei sta dicendo che in pratica lui è un sospetto, ma non lo è la sua organizzazione?” Al che Toner rispondeva che il Dipartimento di Stato “non condanna l'organizzazione in alcun modo.”
In uno sviluppo inquietante della situazione (che ha ricevuto poca attenzione dai media), Saleh, che era stato espulso ad aprile per ragioni mai chiarite, questo mese è stato riammesso negli Stati Uniti. Il 22 settembre avrebbe accompagnato la missione diplomatica olandese presso le Nazioni Unite a New York.
Lo stesso giorno, il Segretario di Stato John Kerry ha twittato il suo appoggio ai White Helmets, un gruppo che gode già di un grande supporto finanziario e operativo da parte degli Stati Uniti, del Regno Unito e dell'Unione Europea.
Non è la prima volta che gli Stati Uniti accolgono individui discutibili o sospetti di “collegamenti estremisti.” Nel dicembre del 2015, Labib al-Nahhas, l'autoproclamato “capo delle Relazioni Politiche Estere di Ahrar al-Sham,” ha avuto il permesso di entrare negli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti operano affinché i legami di Ahrar al-Sham con il Daesh e al-Qaida non diventino pubblici, permettendo così a quest'organizzazione di perseguire la sua politica di omicidio di massa e di pulizia etnica ai danni delle minoranze etniche siriane.
In un pezzo per il sito di McClatchyDC, Hannah Allam ha scritto:
Una figura di alto grado parte di un gruppo di ribelli siriani con legami con al-Qaida ha avuto il permesso di entrare negli Stati Uniti per una breve visita, il che ci fa chiedere fino a che punto l'amministrazione Obama scenderà a compromessi nella ricerca di alleati in questo conflitto.”

Ho raccolto tutta una mole di materiale, “Chi sono i White Helmets siriani?”, che mette a nudo i White Helmets, un gruppo a cui Toner si riferisce anche come la “Syrian Civil Defense” [la Protezione Civile Siriana], per quello che sono: una quinta colonna settaria armata e finanziata da neocolonialisti occidentali, che opera come gruppo di fiancheggiamento per i terroristi.
I White Helmets, bisognerebbe enfatizzarlo, non sono la vera Protezione Civile Siriana. I tentativi di riferirsi a quell'organizzazione in questi termini è un'offesa alla vera Protezione Civile, i cui membri rischiano ogni giorno la vita per proteggere il popolo siriano.
In Siria non esiste un numero di telefono per chiamare i White Helmets. Per contattare la vera Protezione Civile, però, basta chiamare il 113.

La Vera Protezione Civile Siriana
Nella zona universitaria di Aleppo ovest, siamo arrivati in uno dei centri della vera Protezione Civile. L'università di Aleppo è stata bersagliata dai razzi lanciati dai terroristi nel gennaio del 2013, col bilancio di 87 morti e più di 160 feriti. È stato un attacco mirato a ottenere il massimo danno possibile, scatenato nella prima giornata degli esami.
Il quartier generale della vera Protezione Civile siriana si trova ad Hamdaniyah, una di quelle zone regolarmente martellate da missili e colpi di mortaio sparati dai vari gruppi di insorti.
Incontrando i membri di una di quelle squadre, sono stata immediatamente colpita dallo sfinimento scolpito sui loro volti, dalla fatiscenza dei loro dormitori, la scarsità di equipaggiamento, e la condizione logora, usurata di stivali, manichette e giubbotti, gettati a terra o penzolanti da sportelli e parafanghi delle autopompe.

Stivali e manichette giacciono in un angolo del deposito della vera Protezione Civile siriana, in attesa della prossima chiamata. (Foto di Vanessa Beeley)

Dalle 11:30 alle 15:00 del 15 agosto, avevano cercato di domare l'incendio di una fabbrica di plastica, scatenato da un attacco terrorista a colpi di mortaio.
All'inizio, i membri dell'unità erano riluttanti a entrare nei dettagli delle loro operazioni, o riguardo i White Helmets, ma alla fine si sono espressi apertamente.
La protezione Civile siriana è stata istituita nel 1953. L'unità di Aleppo conta al momento circa 150 volontari, pienamente addestrati per il lavoro di paramedici e ancora di più per le operazioni di ricerca e soccorso. I volontari hanno tra i 25 e i 45 anni, e l'età minima per cominciare l'addestramento è di 18.

Una delle autopompe della vera Protezione Civile siriana, parcheggiata nella loro sede ad Aleppo ovest. (Foto di Vanessa Beeley)

Mi hanno raccontato di essere stati chiamati dopo un attacco portato il 2 a agosto da un “cannone infernale” contro la città vecchia nel centro di Aleppo. Arrivati sulla scena, si accorsero di un odore pungente nell'aria, il che gli fece capire che si trattava di un attacco chimico da parte del Fronte Nusra.
Indossavano maschere a ossigeno usa e getta, di carta. A causa delle sanzioni imposte alla Siria da Stati Uniti e Unione Europea, questi addetti ai soccorsi non sono in grado di rimpiazzare le maschere ad alta efficienza che in molti casi potrebbero salvar loro la vita.
La concentrazione di gas era tale che le sottili maschere a ossigeno non riuscivano a impedire alle esalazioni tossiche di raggiungere i polmoni. Uno dei membri dell'unità, Mohammed Ahmed Eibbish, di 36 anni, è morto mentre cercava di salvare una donna in uno degli edifici colpiti.
Altri membri della squadra, insieme a diversi civili, hanno accusato sintomi di avvelenamento da gas, tra i quali vertigini, nausea, ustioni cutanee, spasmi muscolari e difficoltà respiratoria. Durante quell'attacco quattro donne sono morte per l'inalazione di esalazioni tossiche, e 25 civili dovettero essere ospedalizzati.
Invece di riferire di questi attacchi chimici da parte dei “ribelli moderati,” i grandi media preferiscono far partecipi della colpa governo ed esercito siriani, nonostante che l'unica fabbrica chimica di Aleppo sia sotto il controllo del Fronte Nusra dal 2012.

Un casco dalla vera Protezione Civile siriana poggiato sul cruscotto, pronto all'azione. (Foto di Vanessa Beeley)

Poi siamo arrivati alla questione dei White Helmet, che si presentano come la Protezione Civile siriana, alla faccia della lunga storia e gli incessanti interventi della autentica, e genuinamente eroica, Protezione Civile siriana.
Uno dei componenti dell'unità ci ha raccontato che era dislocato ad Aleppo est quando i terroristi, inclusi quelli che in seguito si sarebbero trasmutati in White Helmets, sono cominciati ad arrivare nel 2012. Alcuni membri della Protezione Civile vennero sequestrati, altri uccisi, e quest'operatore ha raccontato che i gruppi terroristici pretendevano che si unisse a loro. Riuscì a fuggire di notte verso Aleppo ovest, ma è stato costretto a lasciarsi dietro i suoi tre figli.
Per rappresaglia, gli stessi gruppi terroristici gli bruciarono la casa, e segnalarono il suo nominativo a tutti i posti di blocco gestiti da gruppi terroristici, Fronte Nusra incluso, assicurandosi che venisse giustiziato nel caso ritornasse indietro. Ha detto che i suoi figli sanno badare a se stessi, ma era lo stesso preoccupato per la loro sicurezza.
Gli operatori dell'unità mi hanno detto che non potevo pubblicare foto o nominativi dei membri della Protezione Civile siriana, per via dell'alto rischio che correvano per la loro prossimità con le postazioni terroristiche. Questi terroristi, dicevano, li avevano condannati a morte.
Si tratta degli stessi gruppi terroristici che i White Helmets fiancheggiano, con cui fanno festa e con cui convivono. Eppure i White Helmets vengono lodati come santi e salvatori da un apparato propagandistico ben oliato da George Soros e dagli Stati Uniti.
I membri della squadra hanno riferito unanimemente come i White Helmets non conducano alcuna missione di soccorso ad Aleppo, sono mercenari serventi al pezzo che i componenti della VERA Protezione Civile siriana descrivono come “terroristi.” L'uso della parola “ribelli” suscita scherno e disprezzo da parte della maggioranza dei siriani, quelli che non approvano l'idea di “uccidere la Siria per renderla migliore,” come diceva in maggio il dott. Nabil Antaki a Be Curious TV (la traduzione [in inglese] dell'intervista la potete trovare qui).
Qualcuno dei White Helmets è di Aleppo, ma altri sono arrivati da altre zone, perfino da altri paesi, così hanno detto gli operatori della vera Protezione Civile siriana.

Citazione dall'intervista di Be Curious TV con il dott. Nabil Antaki. (A cura di Vanessa Beeley – Adattamento di Domenico D'Amico)

Nel 2012 alcuni membri della vera Protezione Civile siriana venivano scacciati, assassinati e sequestrati, e contemporaneamente i terroristi in arrivo (e i futuri White Helmets) rubavano il loro equipaggiamento, incluse tre autopompe e tutte le ambulanze.
E mentre i governi di Stati Uniti e Regno Unito celebrano i White Helmets come eroi, Netflix realizza un documentario sulle loro imprese in stile hollywoodiano, il Middle East Institute, tra le cui fila c'è l'ex ambasciatore statunitense in Siria Robert Ford, li propone per il Nobel per la Pace, questi membri della vera Protezione Civile siriana continuano a rischiare la loro vita e quella delle loro famiglie per salvare i civili dagli attacchi terroristici e dall'invasione della loro patria.
Le ferite peggiori che hanno visto sono quelle provocate dalle bombole lanciate dai “cannoni infernali”, spesso stipati di pezzi di vetro e metallo che lacerano i corpi dei bambini e staccano braccia e gambe.
Uno degli operatori, durante un'azione di soccorso, si è rotto entrambe le gambe saltando giù da un palazzo sotto attacco, mentre un altro ha perso un occhio a causa di un “cannone infernale.”
I loro sono turni di 24 ore, spesso senza nemmeno una pausa.
Quando gli abbiamo chiesto perché continuasse a fare il volontario, uno dei membri della vera Protezione Civile siriana ha risposto: “Si tratta di soccorrere il nostro paese. C'eravamo quando le cose andavano bene, e siamo qui quando le cose vanno male e c'è più bisogno di noi. È il nostro dovere.”
Questi sono gli eroi che il mondo ignora, scegliendo invece di guardare a quell'oscena parodia costituita dai White Helmets.
Quando gli abbiamo chiesto cosa avrebbero da dire agli Stati Uniti, agli stati membri della NATO e loro alleati nel Golfo e a Israele, cioè coloro che rendono possibile la guerra contro la Siria, gli operatori hanno risposto:
di revocare le sanzioni in modo che loro possano continuare a fare il loro lavoro; di impedire ai terroristi di entrare in Siria, e di smettere di finanziarli e armarli; perché se i terroristi continuano ad arrivare in Siria, questo avrà effetti anche per il resto del mondo, non solo per la Siria. È stato versato abbastanza sangue. È il momento di smetterla.


Nessuno ci Ascolta. Perché?”
Dopo 36 ore di continui colloqui abbiamo deciso di fare una capatina nel piccolo parco del distretto di al-Azizia.

Due uomini che si godono un momento di pausa dalla guerra che imperversa attorno a loro. (Foto di Vanessa Beeley)

Lì siamo stati accolti da un insieme di rifugiati, di famiglie e di studenti che si godevano una breve pausa dalla guerra che veniva combattuta tutt'intorno a loro.
Un uomo, che si trovava nel parco insieme ai suoi nipoti, mi ha detto di essere un insegnante di inglese che aveva trascorso molto tempo all'estero, sia in Europa sia negli Stati Uniti. Mi ha detto:
La gente in Europa semplicemente non ci crede, quando gli diciamo quello che sta realmente succedendo qui in Siria. Quando sono stato in Europa mi sono reso conto che tutti credono ancora che sotto il vestito abbiamo la coda. Qui c'è solo un bombardamento senza fine, e nessuno ci sta a sentire. Perché?”

Le strade di Aleppo ovest sono disseminate di bandiere siriane, sia dipinte sulle porte, come si vede spesso in Siria, sia sventolanti da balconi o nelle vetrine dei negozi. L'ubiqua ostentazione della bandiera è l'orgogliosa sfida contro i “ribelli moderati” sostenuti dagli Stati Uniti e la loro bandiera degradata, che è un insulto per la maggioranza del popolo siriano e per l'esercito che non si risparmia per ripulire la Siria dall'invasione terrorista.

La bandiera siriana, orgogliosamente dipinta sulle saracinesche ad Aleppo ovest. (Foto di Vanessa Beeley)

Il giorno dopo, siamo partiti all'alba. Mentre portavo i bagagli giù per le scale fino in strada, ho notato dall'altra parte due donne che chiacchieravano vivacemente. Testarda e indomita, ad Aleppo la vita continua.

All'alba, due signore discutono animatamente ad Aziziya, Aleppo ovest. (Foto di Vanessa Beeley)

La polvere si posava dietro di noi, quando a un posto di controllo ci hanno detto: “Fermatevi qui. C'è un grosso rischio di colpi di mortaio.”
È stato allora che ho cominciato ad afferrare appieno l'enormità delle menzogne e della disinformazione dei grandi media. Ci siamo fatti strada nell'edificio propagandistico eretto dalla NATO, e vi abbiamo trovato la verità, una verità che non veniva dalla macchina della propaganda ma dal popolo siriano che subisce l'inferno che gli è stato inflitto dai governi occidentali, dai membri della NATO, i loro alleati nel Golfo e da Israele, tutti intenti a perseguire la loro agenda geopolitica regionale, indifferenti al bagno di sangue che si lasciano dietro.
Sono andata in Siria, in particolare ad Aleppo, perché, come giornalisti, ricercatori, analisti, questo è il nostro lavoro, la nostra responsabilità, il nostro dovere, quello di dissezionare ogni racconto fino al suo nocciolo, e verificarne la veridicità. Non mi risulta che i grandi media occidentali l'abbiano fatto. Troppo spesso approvano automaticamente la politica estera dei loro governi, incrementando la pressione subita da questa nazione sotto attacco, e amplificano ulteriormente una propaganda che, per convenienza, giustifica la soluzione bellica del conflitto, e promuove sempre maggiori interventi militari, diretti o indiretti.
Non possiamo sistemare sempre le cose, ma è un obbligo che abbiamo nei confronti di chi viene colpito e danneggiato da queste menzogne, quello di fare del nostro meglio per arrivare il più possibile vicini alla verità. E questo non lo si può fare seduti a una scrivania a Washington, Parigi o Londra, o affidandosi a materiale proveniente da organizzazioni finanziate dai governi occidentali o da ambigue squadre di soccorso che millantano attivismo o giornalismo di strada. Lo si fa andando in Siria e parlando con la gente, sul posto, gente che per la maggior parte ha ottime ragioni per vivere nelle zone controllate dal governo.
Nessuno capiva la propaganda meglio di Adolf Hitler, e nessuno pratica questa forma di artificio intellettuale meglio dei media in stile Operazione Mockingbird. Il popolo siriano merita di meglio. Merita di essere ascoltato, merita di poter decidere del proprio futuro, libero da un'informazione ostile, da sanzioni ostili e da un'ostile occupazione da parte di mercenari e terroristi sostenuti dagli Stati Uniti, dalla NATO, dai loro alleati nel Golfo e da Israele – un'occupazione criminale che nessun cambio di etichetta, nessun ufficio propaganda di Manhattan potrà imbellettare. [5]
Nella sua autobiografia, che delineava anche i suoi piani politici futuri per la Germania, “Mein Kampf,” Hitler scriveva:
La propaganda deve essere popolare, il suo livello spirituale deve essere commisurato alla capacità ricettiva dei più piccoli tra coloro cui ci si rivolge. Perciò il suo livello spirituale deve essere posto tanto più in basso, quanto più grande sia la massa di gente su cui si vuole agire. Se si tratti poi, come nel caso della propaganda bellica, di attrarre tutto un popolo nel suo cerchio di influenze, la prudenza di evitare qualsiasi presupposto spiritualmente troppo elevato non sarà mai abbastanza grande.” [6]


Sulla strada del ritorno da Aleppo verso Damasco, scendiamo dall'auto per fare un'ultima foto alla città che ci lasciamo alle spalle. (Foto di Vanessa Beeley)


note del traduttore
[1] Si tratta di una proposizione che non sono riuscito a comprendere, potendola intendere con “and [the] only surgical intervention[s] [are] now carried out in the three hospitals”, cioè “le uniche operazioni chirurgiche vengono eseguite in questi tre ospedali”.
[2] A proposito dei barili bomba usati dallo spietato Assad contro la popolazione civile, consiglio la lettura di questo articolo su L'Antidiplomatico: “Siria, ancora la bufala dei barili bomba”.
[3] Abbiamo ampliato la lunghezza della citazione, a scopo di completezza ed efficacia.
[4] Per comprendere quanto sia estremamente significativo che siano organizzazioni come l'USAID a finanziare i White Helmets, consigliamo di leggere “Inchiesta sulle ONG: la CIA e i regime change”, su Lookout News, oltre alla presentazione del libro “USAID, NED e CIA: l'aggressione permanente”.
[5] Normalmente il termine “whitewash” viene tradotto son “insabbiare”, ma in questo caso l'azione compiuta non è quella di nascondere un evento, ma di modificarne la percezione.
[6] Per questa citazione mi sono avvalso dell'edizione curata da Giorgio Galli per Kaos. Nella versione inglese riportata dall'autrice, il “livello spirituale” viene inteso come “livello intellettuale”.
Reazioni:

2 commenti:

  1. Articolo notevole. Ottimo lavoro!

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  2. Grazie a Domenico. L'articolo meriterebbe maggiore risonanza,spero che siti più importanti lo notinp

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