mercoledì 30 novembre 2016

Russofobia, Ovvero l'Arte Oscura delle Copertine Antirusse

di Dominic Basulto (da Medium, via OffGuardian)
traduzione per doppiocieco di Domenico D'Amico

Se la Russia appare sulla copertina di un importante periodico occidentale, molto probabilmente non si tratta di una buona notizia. Quasi certamente c'è di mezzo qualche scandalo internazionale, un picco nelle tensioni geopolitiche, il ritorno di vecchie ostilità da Guerra Fredda, o ci dev'essere una sinistra cospirazione della Russia per spezzare le reni all'intero mondo libero.
La russofobia – l'innaturale paura della Russia - in genere porta i curatori di queste riviste a selezionare le immagini più sensazionalistiche per raffigurare la Russia come una potenza retrograda, maldestra, estranea all'Occidente e malignamente aggressiva. Sventuratamente, tutto questo ha generato un piccolo manuale per chi deve creare una copertina che riguardi la Russia. Se volete, pensate a queste regolette come all'arte oscura della copertina antirussa.

Opzione 1: Vai con l'Orso Russo
Fin troppo facile! E infatti questa è la scelta di default di qualsiasi curatore di periodici. Il simbolo dell'orso russo è universalmente riconosciuto come simbolo della Russia, è un'immagine ad effetto e i lettori l'afferrano immediatamente. Dopotutto, la satira occidentale ha utilizzato per secoli l'orso russo come simbolo di aggressione imperialistica.
Nel contesto delle recenti tensioni tra Stati Uniti e Russia per via della crisi ucraina, la regola suggerisce di raffigurare l'orso russo il più terrificante possibile.
Prendete ad esempio la copertina del numero di maggio/giugno 2016 di Foreign Affairs:


Il titolo sembrerebbe relativamente innocente - “La Russia di Putin; a Terra ma non KO” [1]. Ma osservate bene l'immagine dell'orso – sta sanguinando, ma ha lo stesso un aspetto minaccioso, a dispetto di ferite e contusioni – osservate gli occhi iniettati di sangue e gli artigli affilati. Un tipo del genere è meglio non provocarlo, anche se ti sei fatto un paio di bicchierini di vodka.
E Foreign Affairs non è la sola a sventolare l'orso in copertina. In vista delle Olimpiadi Invernali di Sochi (2014), Bloomberg BusinessWeek ha tirato fuori quello che dev'essere sicuramente l'orso più minaccioso e terrificante mai apparso in edicola. Il periodico mostra un orso dalle intenzioni chiaramente pessime, con sci e divisa da hockey, letteralmente armato fino ai denti, accompagnato dal titolo: “La Russia È Pronta?”


Questa copertina olimpica riporta subito alla memoria quella di TIME sulla Russia (allora Unione Sovietica) in vista delle Olimpiadi di Los Angeles del 1984 - “Tumulti Olimpici: Perché i Sovietici Hanno Detto Nyet.” In questo caso l'orso è minaccioso, nonché di aspetto piuttosto psicotico, e sta masticando gli anelli olimpici:


Naturalmente, se non vi va l'orso antropomorfizzato, esistono altre opzioni. Nel 2014 The Economist se ne uscì con un pezzo su “Le Ferite dell'Economia Russa” a seguito delle sanzioni occidentali e del prezzo del petrolio in discesa – esibendo un orso che arranca in un invernale paesaggio siberiano, lasciando orme insanguinate sulla neve:


Magari però volete enfatizzare le zanne o gli artigli dell'orso russo, no? Allora ecco l'immagine terrificante dell'orso russo che dà il “benvenuto” a Obama al suo arrivo a Mosca:



Opzione 2: Vai con Vladimir Putin
La seconda migliore scelta, dopo quella dell'orso russo, è un'immagine di Vladimir Putin. Dopotutto, nella testa della maggior parte dei lettori occidentali Putin è la Russia e la Russia è Putin.
Se si è disposti a seguire questa linea, allora potrebbe sicuramente funzionare l'immagine di un cattivo da film di James Bond, un malvagio che sta architettando un piano diabolico per conquistare il mondo. Questa copertina di Newsweek del 2014, con Putin e un paio di minacciosi occhiali da sole, è un classico:


Se si vuole rievocare il retroterra spionistico di Putin, che ne dite di mettergli gli occhiali da sole e posizionarlo in una Piazza Rossa un po' tetra (una Piazza Grigia!)?


Una variante del look alla cattivo di James Bond è rappresentata dal classico “Putin melanconico”, che ormai è in giro da quasi dieci anni. Da quest'immagine si capisce come gli occidentali percepiscano la Russia: un'immensa, triste terra desolata coperta di neve, ghiaccio e da un immenso deserto morale. Chi meglio di un dittatore senza sorriso per guidare una nazione del genere? È stata questa copertina di TIME (che presentava Putin come “Persona dell'Anno”) a dare il calcio d'inizio.


Da allora, l'immagine del Putin imbronciato ha preso il volo. Inclinate indietro la macchina fotografica, allargando dal primo piano, e otterrete “lo zar che non sorride”:


Il che, naturalmente, conduce alla copertina di questo libro del 2015 di Steve Lee Myers (giornalista del New York Times):


È anche ovvio che il Putin triste e senza sorriso può essere riadattato per un ruolo da gangster:


O da mafioso alla don Vito Corleone:


Se però si vuole davvero catturare l'attenzione del lettore, allora buttatevi sul Putin a torso nudo. Il Putin scamiciato è un classico meme della Rete, naturalmente. (Google: Shirtless Putin hummingbird hamster) Il meme di Putin a torso nudo intento in pratiche virili è talmente popolare che “I Simpson” hanno perfino usato l'immagine di un Putin completamente nudo a cavallo (e senza sella?) al tempo della crisi della Crimea.


Se fate una ricerca, finirete per vedere il Putin a torso nudo fotoshoppato su qualsiasi cosa. Per cui non c'è forse da sorprendersi se lo scamiciato ha fatto la sua apparizione su qualche importante copertina, inclusa questa, classica, dell'Economist, dove lo vediamo in cima a un carro armato russo:


O impegnato in un poker a torso nudo:


Tuttavia, se si vuole usare un'immagine di Putin, e mantenere al contempo una certa classe, cosa c'è di meglio di un bel mix coi simboli classici della cultura russa, come il balletto o il pattinaggio artistico? Nel 2014 il New Yorker ha tirato fuori una copertina con un Putin che piroetta a mezz'aria durante le Olimpiadi Invernali di Sochi, mentre una schiera di suoi cloni tirapiedi gli dà il massimo dei voti per la performance.


Ecco un altro Putin pattinatore, questa volta su una copertina dell'Economist:


Qui però c'è una svolta drammatica – guardate la pattinatrice caduta sul ghiaccio, a suggerire che le Olimpiadi di Sochi fossero essenzialmente un progetto per gratificare il narcisismo di Putin. (Fate anche caso al sottotesto iconografico – mentre Putin propende di solito per sport da “macho”, tipo nuoto, caccia e hockey, questa copertina lo mostra nel ruolo di un pattinatore un po' effeminato. Guardate le mani!!!)

Opzione 3: Vai con un'Immagine Classica della Russia, Più Qualche Ritocco
Se però ci si è stancati del solito orso russo, e ci preoccupa che un Putin in copertina possa suggerire alla redazione titoli di dubbio gusto (Spie russe! Mafia russa! Hooligan russi!), è sempre disponibile la vecchia riserva – l'immagine di una matrioska. Ovviamente è utile anche per veicolare la natura enigmatica della Russia – l'antico “indovinello avvolto in un mistero all'interno di un enigma” di Winston Churchill.


Ma perché fermarsi qui? Per far comprendere la pericolosità di tutto ciò che è russo, magari è più semplice tagliar corto e squadernare direttamente missili, carri armati e truppe:


Quello che hanno in comune queste copertine, naturalmente, è la loro russofobia. Le copertine di questi periodici non sono poi molto diverse dalle immagini di cento anni fa, quando per l'Occidente la Russia era davvero un oscuro enigma. Difatti l'immagine della Russia come uno stato grande, impacciato e aggressivo, risale addirittura al XVI Secolo, e da allora non sembra sia cambiata granché.
Tra i media occidentali è sempre circolata la sensazione che una grande potenza al centro dell'Eurasia costituisse una minaccia, di certo per qualcuno, forse per tutti.


Anche se, siamo giusti, l'immagine dell'orso russo è preferibile a quella della piovra russa:


Il che ci porta all'ovvia domanda – Queste immagini di un secolo fa sono davvero molto diverse da quelle che appaiono sui media occidentali di oggi?
Dal momento che il Cremlino ha chiesto al Ministro della Cultura di investigare sulla russofobia e la propaganda antirussa in Occidente, la risposta a questa domanda non è molto difficile.


nota del traduttore
[1] Rendo così l'originale, che è un gioco di parole a partire dall'espressione “down and out”, relativa a chi è al verde o comunque in grosse difficoltà.


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