sabato 5 novembre 2016

Elezioni USA: neoconservatives VS neo-bizantini?

di Giuseppe Masala da facebook

 
Bisogna capire che lo scontro in atto in USA in questo momento è un vero e proprio tornante della storia al pari dei tragici eventi del Settembre 2001. Al di là dell'antipatia personale o la simpatia per uno dei due concorrenti principali e senza lasciarci intossicare il pensiero dalla terrificante campagna elettorale in corso che è una enorme macchina del fango tesa a screditare l'avversario con ogni mezzo e con ogni sorta di notizia manipolata.
In realtà stiamo assistendo ad uno scontro tra due fazioni dell'élite americana. Fazioni che hanno trovato nei due contendenti i loro front-man elettorali.
La posta in gioco è cosa deve essere l'Impero americano nei prossimi decenni e come uscire o almeno stabilizzare la sua evidente crisi. Le visioni in lotta sono le seguenti:

1) I neoconservatives che hanno in Hillary la loro bandiera e vogliono continuare nell'esperienza della "guerra al terrorismo" ovvero nella guerra imperialista tendente a far guadagnare agli USA l'uscita dalla crisi allargando a tutto il mondo la loro sfera d'influenza. Anche con l'utilizzo delle armi, oltre che con le rivoluzioni colorate. Dunque il programma è semplice e ormai ben oleato sulla falsariga del Project for the New American Century : allargare la sfera d'influenza economica con i due trattati transoceanici di libero commercio; quello atlantico con l'UE e quello del pacifico con il Giappone e tutti i paesi rivieraschi dalla Corea alla Malesia. Usare lo strumento militare contro tutto il blocco antagonista. Dunque contro la Cina e la Russia nella speranza che questi crollino a causa di una nuova guerra fredda come crollò l'URSS ma senza disdegnare l'utilizzo diretto della forza se necessario.
2) Alla visione neoconservativa che ha dominato dai tempi di Bush Junior si contrappone un'altra fazione al momento più magmatica e non venuta alla luce in tutti i suoi uomini. Questa è la visione isolazionista e trattativista con il blocco antagonista nascente. Tra i punti finora conosciuti del progetto - di cui Trump è solo il front-man - elettorale vi è la rottura dei trattati TTIP e il TPP. Rinegoziazione in senso isolazionista anche del NATFA e dei trattati WTO. Minor interesse militare per l'Europa e per l'Asia a patto che gli alleati non accettino di pagare la protezione. Trattativa con la Russia e forse anche con la Cina (ma c'è chi parla in realtà di portare la Russia dalla parte degli USA al fine di scardinare l'alleanza russo-cinese). Tra le teste pensanti che appoggiano questa visione vi è Luttwak (che alcuni anni fa scrisse un testo importantissimo nella quale teorizzava un impero americano come nuovo Impero Romano d'Oriente, e quindi come Primus Inter Pares anziché come Dominus mondiale), Woolsey ex direttore CIA e Pieczenik, dottor stranamore al Ministero dell'Interno ai tempi del caso Moro e braccio destro di Kissinger. Peraltro Kissinger non si è esposto sull'elezione ma più di una volta ha ammonito che è l'ora di trattare con la Russia.
Questa è la vera posta in gioco in queste elezioni presidenziali USA. Me ne scuso se l'ho esposta per sommi capi ma spero si capisca che la fanghiglia schifosa che sta traboccando dai mass-media è solo roba per allocchi.
PS Nell'immagine il testo di Luttwak che spiega la strategia trattativista "neo-bizantina" che sostiene Trump (e che ripeto, non è manco detto che Trump comprenda. Lui ha il compito di arringare le masse, mica di capire). Il testo è disponibile in formato Kindle. Il cartaceo è introvabile.

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