martedì 26 gennaio 2016

Elogio e dileggio dei lavoratori dei call center

Quando mi chiamano quelli dei call center, ragazzi pagati quattro soldi per rompere i santissimi alle persone, con grazia e senza lasciar trapelare la loro ansia canina di affibiarti un contratto e segnare una tacca, ho un sentimento duplice: comprensione (compassione) e rabbia. Comprensione e quasi ammirazione per tanto eroismo della volontà (e della necessità). E rabbia. Anche questa va dissezionata. 
Da una parte irritazione per essere stato importunato, magari in quei pochi attimi in cui ti sembra di aver trovato la pietra filosofale della politica, e di scorgere la via per rimettere a posto l'Italia, bonificando un ambiente intossicato dai Renzi di turno, o mentre stai semplicemente addentando un piatto di pastasciutta, e dall'altro lato la rabbia per il mimetismo lasco di questi ragazzi, per il loro fare virtù di un lavoro di merda, portato avanti senza entusiasmo, per svangare l'euro. Mah! D'accordo la necessità, l'idea che sia una fase di passaggio, e del non tutti possono andare a Londra a fare i camerieri e non tutti hanno un cervello da mandare in fuga, ma insomma ci sarà pure un'alternativa migliore. C'è sempre un'alternativa direbbe Marlowe. Poi mi dispiace perché dopo tanti si, ma, non so, mi ci faccia pensare, ho preso a riattaccare il telefono troncando elegantemente la discussione con la chiosa: non mi telefoni più per cortesia, faccia un favore a se stesso e a me. 
Ecco non telefonatemi più per favore, la vostra sfiga potrebbe essere la mia.
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1 commento:

  1. io ormai - quando rispondo, perchè nella maggiorparte dei casi non rispondo se è un numero sconosciuto - gli attacco il telefono in faccia ma con gentilezza: non sto nemmeno a sentire, dico "non mi interessa, grazie" e chiudo. mi dispiace per loro, fanno davvero un lavoro di merda, ma anche io quando mi chiamano sto lavorando e non posso rispondere, oppure ho da fare con la mia famiglia, se mi chiami mentre sto mettendo a letto i miei figli o preparando la cena sinceramente non ho proprio tempo da perdere. oltre al fatto che NON mi interessa quello che hanno da dirmi. mi dispiace per loro, non solo perchè è un lavoro di merda, ma anche perchè sono proprio sfortunati a non avere nessuna alternativa lavorativa migliore.

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