domenica 27 dicembre 2015

Il due contro uno elettorale

di Tonino D’Orazio

In Europa vi sono due gruppi politici preminenti, i Popolari (insieme a varie destre, chiamati pudicamente conservatori) e i Socialisti (anche loro insieme a varie destre democratiche), un tempo un po’ alternativi, ma dall’inizio dell’euro, sono diventati programmaticamente uguali (eccetto per chi vuol vedere qualche sfumatura per rincuorarsi) e ormai disperatamente solidali.

Perdono consensi di milioni di voti, in ogni paese da una elezione all’altra, ma in due sono ancora forti contro tutti e continuano imperterriti la distruzione dell’Europa sociale e la sua credibilità pur di consegnarla definitivamente all’ideologia capitalistica statunitense. Quando perdono si stupiscono e sono ancora convinti di essere gli unici a poter governare, democraticamente o meno. Gli altri hanno sempre torto nel voler cambiare i loro disgustosi, nefandi e nefasti programmi, ormai più che evidenti e provati.

Hanno a favore, martellanti per anni, tutti i mass media possibili per far credere, malgrado i disastri, quanto sono bravi e indispensabili. Giocano solo nella fatalità del meno peggio, ma il peggio continua. Secondo loro la colpa è del fenomeno naturale chiamato crisi, che dispiace ma è inevitabile, fatale e non c’è alternativa. Eppure perdono e spesso insultano l’intelligenza di chi non li vuole più tra i piedi. Compresa quella meramente orgogliosa metà dei cittadini che non votano più, percentuale in tutti i paesi europei. Peggio per loro. Gli insulti più ripetuti e comuni sono “fascisti” e “populisti”. “Fascisti” sono un po’ loro se si pensa che lo scopo principale di quella teoria è quello di sfruttare e ridurre in schiavitù la classe lavoratrice, come hanno effettivamente fatto, il resto a questo punto è folclore. “Populisti” cercano di esserli anche loro ma il popolo comincia ad avere dubbi che si occupino di lui e del suo benessere.

Quelli che non li vogliono più sono gruppi variegati e sempre più forti, malgrado tutto. Nel variegato c’è di tutto ovviamente, ma non necessariamente più nefasti di loro due. Non abbiamo ancora prove attualizzate, e in questa fase Syriza non fa testo. Stranamente sono uniti però da un pensiero: non vogliono più questo tipo di Europa con paesi che si scannano fra di loro e con uno in particolare che impone i suoi interessi a tutti gli altri. Nessuno seriamente voleva questo: si pensava di costruire una Comunità solidale su saldi e storici principi sociali, che in fondo quei due partiti avevano comunque portato avanti, bene o male, fino alla fine del secolo scorso. Anche se allora fortemente spinti e pungolati  dal rischio che i lavoratori, assai numerosi e coscienti, prendessero davvero il potere. Questo non è successo anche per cattiva volontà dei lavoratori stessi che si sono sempre chiesti perché andare al potere e cambiare veramente le cose, oltre che affidarsi ad improbabili partiti amici.

L’elenco di quelli che non vogliono più, è fortemente aumentato in questi ultimi tre anni, in modo esponenziale, in numero e in voti. Hanno messo in dubbio il bipolarismo, con le sue aggregazioni  programmatiche semi contrastanti, ma tant’è, il potere è potere. Malgrado i premi di maggioranza hanno messo in dubbio il bipartitismo alla statunitense, grande aspirazione di molti partiti da Blair in poi. Che poi i due partiti possano diventare “simili”, in alternanza e non in alternatività, cacciando tutti gli altri, sembra una premessa futura. Cioè la salda “democrazia oligarchica capitalistica”. Quindi i due devono unirsi per mettere fuori gioco il resto. Il terzo e il quarto, con l’aiuto anche del quinto, in questa fase non ci stanno, ma non sono ancora sufficientemente forti per allearsi e battere i due. Soprattutto se si va al ballottaggio, e i due si uniscono, indipendentemente dal loro credo politico contro qualsiasi “nemico” che li possa insidiare. Si può solo tentare di separarli, ma non si sa bene a che prezzo. E’ quello che abbiamo e avremo davanti.

Syriza in Grecia, che poi ha un po’ ceduto nei suoi principi ispiratori e programmatici popolari. Il M5S in Italia in continua crescita da più due anni ma con tutti addosso perché sembra pericoloso soprattutto ai due. Non succede per la Lega, che più le spara da razzista più viene intervistata. Podemos appena vittorioso (perché non esisteva prima e ottiene per la prima volta un numero impressionante di deputati) in Spagna. Non c’era l’anno scorso ma sono riusciti ad affiancargli un populista di destra (Ciudadanos) pronto a possibile alleanza con i Popolari che pur sconfitti perché non possono governare si dichiarono vittoriosi e esigono di poter continuare a governare da minoranza. Podemos, terzo, riesce a bloccare l’accordo del due contro uno ormai di cultura politica di inciucio tedesco. Vedremo se i socialisti spagnoli sono capaci di dire no al PSE. Comunque soprattutto Podemos  innesca la fine del bipartitismo. Bipartitismo difficile ma rilanciato dal gongolante Renzi in Italia con il suo personale e anticostituzionale Italicum. La sinistra radicale e comunista in Portogallo con un nuovo governo socialista (bloccando anche un presidente di destra recalcitrante alla sconfitta), che speriamo resista anche lui al PSE tedescofono e non faccia come Hollande in Francia, cioè “passata la festa gabbato il santo”, e poi correre a sostenere la destra adesso diventata amica. In Polonia è stato eletto  un presidente anti euro e anti Europa, che impone il reddito di cittadinanza, aiuti alle famiglie e la prossima nazionalizzazione delle banche. Incredibili questi comunisti di destra! In Inghilterra il partito di Nigel obbliga e spinge i conservatori di Cameron (nei popolari nel Parlamento europeo) ad un referendum anti-Europa, promesso e che si farà, malgrado quest’ultimo tenti di addossare le responsabilità alla Commissione europea perché non accetta i suoi impossibili ricatti. Ma quelli di ricatti se ne intendono un po’ più di lui.

Lo scatenarsi ufficiale in rivolta dei paesi del nord e dell’est sui diktat tedeschi in merito ai rifugiati e alla libera circolazione dei siriani turcomani; la veloce decisione della Commissione della proroga alle suicide sanzioni alla Russia per sei mesi, perché sanno che l’unanimità non ci sarà più, tracciano una situazione di gran confusione se non di inizio di disgregazione dell’Unione. Adesso la sanzione è stata votata anche da Syriza, ormai defilata e inglobata nell’austerity dall’Europa a trazione tedesca e Nato. Oggi le speranze suscitate contro l’austerity (quaresima dei poveri) di qualche mese fa continuano in altri paesi, intanto del Mediterraneo, aspettando l’Italia in qualche modo.

Ora è la Finlandia, unico paese scandinavo della zona euro, a trovarsi nelle condizioni della Grecia. Come anche i paesi baltici di fronte, Estonia, Lituania e Lettonia, tutti inguaiati dall’euro. Da scommettere la nascita e l’espansione del terzo, ma avendo i socialdemocratici scandinavi fatto scomparire, grazie alla guerra fredda, l’esistente alla sua sinistra si ritrovano con il “populismo” di destra in casa. Come tutti i paesi del centro-nord  Europa. Olanda, Danimarca, Belgio, e Germania compresa. Però l’estrema destra va storicamente e idealmente bene anche al capitale perché sarà sempre il suo baluardo. La storia ha dei ricorsi, si può dire, ma pilotati. Solo che i terzi, quarti o quinti sono pieno di giovani, mentre uno e due pieno di vecchi, responsabili volenti o nolenti del disastro sociale europeo, e di falsi giovani.

Malgrado trent’anni di manifestazioni anti fasciste, anti razziste e di mobilitazioni, l’estrema destra è sempre più presente. Virulente come in Grecia, in Ungheria e in Svizzera. Più “educate” in Francia e in Italia. In quest’ultimo paese con un ottimo trasformismo (ben insegnato alla Le Pen) che ha già permesso loro di governarlo per 20 anni con i normali amici neoliberisti; i lavoratori ne vedono tutti i risultati, se hanno ancora un po’ di memoria. Adesso finito quel camaleontico partito, AN, ne sorge meglio un altro, la Lega, quello sì di estrema destra sfacciata e disgregante nei toni e nei propositi. Hanno trovato di nuovo la vittima, non più gli ebrei ma i musulmani e gli immigrati (spesso musulmani). Una pacchia per dividere cittadini e lavoratori che abboccano in molti, ormai con le pezze al culo, e hanno trovato anche i colpevoli da dare loro in pasto.

Altri cercano di sfuggire alla presa destra/sinistra e si rifugiano nel basso contro alto. D’altra parte la guerra dei ricchi (alto) contro i poveri (basso) è più che evidente di anno in anno. Molti poveri non se ne sono ancora accorti, altri non sanno a che santo votarsi, anche se ce ne sono molti in giro e ogni paese ha il suo, non solo con l’aureola, ma con in mano la perenne speranza. Ma guai se fa parte di uno o due.

 
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