giovedì 22 ottobre 2015

Il debito pubblico non è la causa della crisi. Intervista a Emiliano Brancaccio

A qualsiasi livello, sia esso istituzionale o mediatico, il dibattito politico italiano si svolge dentro un perimetro predefinito, che considera la moneta un bene limitato e il debito di uno stato, sebbene non contratto direttamente dai cittadini, alla stregua di un debito privato da due contraenti qualsiasi. 
Le politiche liberiste si legittimano attraverso l'alibi del debito che di conseguenza presuppone una scarsità di moneta e quindi l'esigenza di politiche restrittive, guarda caso a spese di redditi e pensioni, ritenuti imaggiori responsabili della crisi e della mancanza di risorse per l'investimento pubblico e privato. 
Una formazione di sinistra o un qualsiasi movimento alternativo al liberismo deve porsi come obiettivo primario la decostruzine di questa immagine pervasiva ed univoca del debito, un'immagine che ci viene propinata ossessivamente ogni giorno dai politici e dai media. E' decisamente sorprendente come chiunque, anche coloro che dovrebbero essere i più distanti da una idea liberista della politica, da Landini a Cofferati a Civati, cadano in questa trappola per timore di andare contro il senso comune o semplicemente per ignoranza. Nessuno ha il coraggio di dire che dalla crisi non si esce se si rimane incagliati nell'idea di debito come malattia e di austerità come unica cura possibile. Anche gridare agli sprechi, ad una maggiore tassazione per i redditi alti e una maggiore razionalizzazione della spesa, seppure per molti versi giusto, può risultare controproducente se non si coniuga con una concezione del debito come dato strutturale, poichè rimanda sempre e comunque ad un'idea di moneta quale bene limitato e quindi da tutelare. 
Occorre maggiore conoscenza e maggiore spudoratezza, sebbene va detto, lo spazio per affermare una visione altra dell'economia è sempre più ristretto.



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