domenica 2 agosto 2015

Paolo Ferrero sull'euro

 
...Aggiungo a questo riguardo quattro considerazioni più generali. Come sapete nei documenti congressuali abbiamo detto che l’ingresso nell’Euro è stato un errore. Detto questo una cosa era non entrarci e altra – molto più complessa e discutibile nella sua utilità – è l’uscita dall’euro. Giova cioè ricordare che la realtà è dialettica e non meccanica: quasi mai i processi sociali ed economici sono irreversibili.
In primo luogo, tra coloro che sostengono l’uscita dalla moneta unica vi è a mio parere una sopravvalutazione arbitraria delle virtù salvifiche del dar vita ad una moneta espressione di un’area economica omogenea. A mio parere la moneta ha un suo posto rilevante ma non determina il complesso delle relazioni sociali e dell’organizzazione produttiva ed economica di una nazione. La centralità assorbente che la moneta ha in taluni discorsi a sinistra mi pare più un riflesso dell’ideologia monetarista dominante che la fotografia di come funziona effettivamente il capitalismo.
In secondo luogo mi pare che il termine sovranità monetaria venga arbitrariamente dilatato nel suo significato facendolo coincidere al termine di sovranità sull’economia tout court. Come se avere una moneta propria con la propria banca centrale determinasse di per se una sostanziale sovranità sulla propria economia. Questo era abbastanza vero in un contesto di economie sostanzialmente nazionali ma non è vero nel contesto della globalizzazione e dell’integrazione delle aree macro regionali. In un contesto di economie aperte, la concorrenza internazionale non si ferma certo di fronte alla sovranità monetaria e certo nessuno può pensare che il raggiungimento di un equilibrio nel cambio tra le monete possa dar luogo ad una capacità della propria industria di stare sul mercato nazionale ed internazionale e di determinare in automatico il pareggio della bilancia commerciale. Si porrebbe quindi il problema di investimenti e visto che per fare gli investimenti servono capitali, il tema del ricorso al mercato internazionale torna a rientrare dalla finestra dopo essere uscito dalla porta in nome della sovranità monetaria.
Da ultimo faccio notare a coloro che motivano il tema dell’uscita dall’euro per ragioni specificatamente politiche al di là della sua realizzabilità o della sua utilità sul piano economico, mi pare che nella coscienza del paese vada crescendo una critica radicale all’Unione Europea senza che questo si traduca in un aumento della quota di italiani che pensa opportuno uscire dall’Euro. Se questa impressione – confermata da alcuni sondaggi – fosse vera, la posizione più in sintonia con il senso comune del paese si dovrebbe muovere proprio nella direzione di difendere gli interessi del popolo italiano contro l’Unione Europea, senza per questo mettere in primo piano o addirittura come obiettivo fondamentale, l’uscita dalla moneta unica.
Qualcuno sostiene che la vicenda greca dimostra che la nostra proposta di disobbedienza ai trattati non funziona. Faccio sommessamente notare che la Grecia non aveva la forza per disobbedire ai trattati perché completamente dipendente dagli aiuti dall’estero. Per poter praticare la disobbedienza ai trattati occorre avere un grado di sovranità economica che la Grecia – purtroppo – non ha. Per questo la vicenda greca non c’entra nulla con la disobbedienza ai trattati e questo tema – da articolarsi nelle forme opportune – è tra gli strumenti che abbiamo a disposizione per costruire una linea politica per contrastare efficacemente – a partire dall’Italia – l’Unione Europea e le sue politiche.

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