lunedì 13 luglio 2015

Grecia al cappio

di Tonino D’Orazio

Ormai abbiamo davanti, nudo, il volto vero di questa Europa (che non vogliamo) diretta dal IV Reich. Si torna al punto di partenza dopo sei mesi di lento strangolamento. La dimostrazione per gli altri popoli europei che i referendum non servono a nulla. Che i socialisti sono parte integrante del neoliberismo dilagante. Che ognuno teme il suo turno e si accuccia. Che la Confederazione Europea dei Sindacati, come in Italia, non conta assolutamente nulla. I documenti inviati soprattutto al PSE, ma anche a un parlamento, quello europeo, che non conta nulla ed esiste per utile e “finta democrazia”, sono quasi una farsa senza conseguenze, parte di un atto teatrale.
Questa volta gli otto punti elaborati dalla Troika, guidata da un uomo su sedia a rotelle che non ne fa parte, erano gli stessi di febbraio scorso, devono essere “applicati” in tre giorni. Durante “la trattativa”, per darne il senso del ridicolo, platealmente Tsipras si sfila la giacca dicendo:”prendetela”. La cravatta di Renzi non la porta, teme la sfiga. Però è pronto ad accettare tutto. A meno di ricordare la tecnica di guerra dei Parti.
Ecco la vendetta, osannata da tutti media. Si parte dalle banche (1), niente più salvataggi di stato: approvazione della direttiva sul "bail in" (per far pagare azionisti e correntisti), presto anche da noi, visto che fino ad adesso venivano “salvate” da Draghi comunque con i soldi nostri. Non c’è più giro di cassa, si prendono tutto e subito dai nostri conti. Si continua con i licenziamenti collettivi più facili (2): la troika vuole che vengano reintrodotti. Un aggiornato Job act. Addio alla mini-Iva sulle isole greche (3), aree estremamente povere, a parte qualche complesso alberghiero di lusso per turisti, nemmeno in loro possesso, con aliquota standard al 23 per cento. La privatizzazione della rete elettrica (4), uno dei punti centrali del piano di interventi. Altro che elettricità gratis per i poveri. I poveri devono morire. (Sono pronti all’acquisto della rete i francesi e i tedeschi, poi toccherà all’Enel). Ma i porti, gli aeroporti e il resto stanno in qualche ripiego segreto dell’accordo? Forte aumento delle tasse (5): abolizione dell'agevolazione sulla benzina per agricoltori, tassa sulle imprese dal 26 al 28% (enorme!), aumento della tassa sul lusso tra le altre, ma non meglio definita (Ci mancherebbe!). Più chiarezza nei conti pubblici (6): conferma degli obiettivi anche per il triennio 2015-2017 (cioè ripresa dei licenziamenti) e un nuovo piano contro la corruzione. (Araba fenice all’italiana). Riforma delle giustizia civile (7) per accelerare la risoluzione delle cause. Tagli alle pensioni (8), già da quest'anno, e innalzamento dell'età pensionabile. Un programma che può richiedere anni, ma che la Grecia - per ordine della Merkel - deve realizzare in tre giorni. Il crollo, o la paura del caos, continuamente alimentato da tutti i mass media, ora, è davvero più vicino. Il nono punto non scritto è quello della cacciata di Tsipras, indi distruzione e implosione di Syriza, e nuovo governo di unità nazionale, come prima, più di prima. A ben leggere, preannunciato dalle dimissioni del ministro Varoufakis.
Oppure la prima salvezza dalla morsa del IV Reich. Se proprio bisogna fare ulteriori sacrifici tanto vale farli per sé stessi e non per continuare ad ingrassare tedeschi e segugi francesi. (E anglo-americani sempre nell’ombra).
Eppure non vi sono strumenti per cacciare la Grecia o qualsiasi altro paese dall’Unione. Si “innoverebbe” anche su questo, contro tutti i trattati firmati fino ad oggi. Avanti il prossimo. Ormai la via è tracciata affinché i trattati e le costituzioni diventino fasulli, roba dell’altro secolo. L’impero europeo è tedesco-prussiano (visto che anche il ceppo austriaco, di nuovo, si sta smarcando). Forse il tutto diventa anche monito per il referendum inglese, popolo diffidente se non comanda. Intanto fuori dalla trattativa perché non nell'euro zona. Brutto segnale. I tedeschi non hanno mai capito quando fermarsi, nella storia è il loro punto debole.
Varoufakis aveva ragione di cominciare a stabilire una doppia valuta per riprendersi la possibilità di far ripartire il paese. Esistono attualmente esperienze in Europa. A dire il vero stava facendo mediaticamente ombra anche a Tsipras. Ed è chiaro che per “salvare la patria” quest’ultimo, di sinistra moderata, si sposterà a destra. Con questi voti.
Noi che conosciamo la virtù principale della sinistra di scindersi non possiamo che rimanere allibiti ed aspettare il risultato previsto. Syriza non può deludere il popolo che gli ha dato quasi la maggioranza assoluta con un primo “no” all’austerità e un secondo con il referendum. Non può rimanere, per il futuro democratico dell’Europa, con il cerino acceso in mano. Se l’accordo è questo è la fine di Syriza come qualsiasi concezione minimamente di sinistra in Europa. Che Podemos impari e si organizzi in tempo.
Se perde perdiamo tutti e scivoleremo tranquillamente verso un “nuovo” fascismo, quello della guerra ai poveri da parte dei ricchi, già molto avanzata, che non è altro che il neoliberismo.
Una grande partita è già persa, con il voto servile del parlamento europeo alle imposizioni, (comprese quelle “riservate e segrete”) previste dal Trattato di libero scambio tra Europa e Usa, (TTIP), inglobandoci e schiacciandoci in un sistema culturale statunitense del più forte/vince, del niente sociale e del niente diritti, agganciandoci e incollandoci definitivamente nell’area atlantica neocoloniale e militarizzata contro le altre aree emergenti del mondo. Il passo è già iniziato dalla situazione di pre-guerra ucraina con una scelta di campo, come sempre pretestuosa.
Non parliamone nemmeno, adesso ci tengono occupati con la paura, il futuro caos, il disastro, come “salvare “Atene dalla bancarotta” (c’è sempre una parola banca di mezzo) affondandoli. A vuoto, momentaneamente le parole di Varoufakis in uscita: “il famoso OXI che hanno garantito a tutti i democratici del mondo è appena iniziato”.
Deve essere soffocato nell’uovo. Bisogna stringere definitivamente il cappio. A che serve il commento di un premio Nobel come Krugman, quando c’è gente ( i cosiddetti euroimbecilli) che crede ancora che gli asini volano e ai commenti fasulli dei bocconiani. Preferiscono vedere l’Europa volare alla sua rovina piuttosto che pensare che si tratti di un tradimento grottesco di tutto ciò che il progetto europeo, di cui si riempiono la bocca, avrebbe dovuto rappresentare. Krugman: "Il progetto europeo è un progetto che ho sempre lodato e sostenuto e gli è stato appena inferto un colpo terribile, forse fatale. E qualunque cosa tu pensi di Syriza, o della Grecia, non sono stati i greci a farlo".
Faranno di tutto per convincerci del contrario. E molti crederanno proprio al “Non C’è Alternativa” di tacheriana memoria, socialisti europei compresi e solidali, come i fatti dimostrano. Ed è anche la loro fine, se continuano a non capire.

Reazioni:

1 commento:

  1. Insisto con la mia (e di altri più autorevole) ingenuità. Il primo e letale cappio al collo per le classi subalterne oggi in europa è l'euro. Tolto quello poi si vedrà. La "prassi", la "magia del fare", e i fatti impongono questa battaglia. Un programma politico che lo ignora è destinato, fra mille ipocrisie alla sconfitta.

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