mercoledì 3 giugno 2015

La calda notte degli impresentabili

Gli impresentabili vincono, anche ieri notte hanno festeggiato.
A Sud spesso e volentieri c'è un rapporto diretto con l'impresentabile, altre volte invece è mediato da reticoli familiari e sociali. 
Nei piccoli centri con l'impresentabile ci parli, lo vedi quotidianamente, non di rado ruffianamente ti saluta per primo. 
L'impresentabile promette, elargisce, ti rende parte di un gruppo, ti da persino un'identità, un orgoglio impresentabile che ti fa inalberare se il tizio diventa bersaglio di oppositori politici o giornalisti. 
Quando non vuole indossare i panni del pacione il padrino annacquato ti minaccia, esercita un controllo capillare del territorio, ti fa tremare se non fai il tuo dovere. In casi estremi ti punisce duramente. 
Molti ci hanno campato con gli impresentabili, riuscendo a sistemare figli e congiunti, e non si può nemmeno dar loto tutti i torti se hanno scelto il lavoro a due passi da casa piuttosto che l'esilio. In definitivaa i signori delle tessere ti danno un buon motivo per votarli, fosse anche per non essere la mosca bianca al bar.
Inutile dire cose scontate come: “ci vuole un profondo cambiamento culturale”, lo sappiamo tutti. Ma qualcosa si può fare, si può dare voci a quei ragazzi e a quelle giovani generazioni che possono rimpiazzare la vecchia classe dirigente. Un partito o movimento che sia dovrebbe aprire circoli, colonizzare i territori, diffondere il virus della cultura e dell'impegno in prima persona. Non basta. Per sfuggire al ricatto occorre un reddito. L'operazione reddito di cittadinanza è un'operazione di bonifica e di libertà delle coscienze. Ma in quei territori i Landini e i Civati ci debbono andare, intessere relazioni, costruire embrioni di democrazia, togliere il sorriso di bocca agli impresentabili e renderli impresentabili sul serio.

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