sabato 14 marzo 2015

Sono o non sono Charlie

di Tonino D'Orazio

Troppo facile. C’è la libertà di espressione buona e c’è quella non buona. C’è quella conforme e quella non conforme. C’è quella prefabbricata e quella che sfugge. Dov’è, se c’è, la linea della demarcazione?
Charlie Hebdo, rivista che nasconde comunque un profondo razzismo dietro la cosiddetta satira, viene colpita direttamente nella vita dei suoi protagonisti. La linea limite a questo punto diventa la morte, compresa il martirio e in basso la vigliaccheria.
La stessa cosa avviene in Danimarca, a Copenhagen. Avvenne in Olanda alcuni anni fa.

Il controverso umorista Dieudonné, tra l’altro camerunese, dopo la grande manifestazione di Parigi, dice di sentirsi “Charlie Coulibaly”, un po’ umorista un po’ “terrorista”, rimarcando implicitamente la differenza di trattamento tra la sua satira (comunque razzista), oggetto di costanti attacchi, e quella di Charlie che invece nella marcia veniva esaltata. Viene immediatamente arrestato. Lui dice di sentirsi perseguitato “con tutti i mezzi: linciaggio mediatico, divieti ai miei spettacoli, controlli fiscali, ufficiali giudiziari, perquisizioni, inchieste”. Il primo ministro francese risponde innescando un amalgama di nozioni che definisce alcuni parametri di libertà condizionata: “Il razzismo, l’antisemitismo, il negazionismo e l’apologia del terrorismo non sono opinioni, sono reati”. 

Sul concetto di negazionismo immagino tutta la cultura scientifica in ebollizione. Si può negare provando scientificamente il contrario, altrimenti si innesta un altro concetto come per esempio quello di fede, oppure si diventa giustamente ridicoli. Sull’apologia del terrorismo, che diventa quella della violenza senza se e senza ma, servono una serie di nuances che trascinano concetti come resistenza e liberazione del proprio paese occupato o barbarie inumana, cioè che non ha nulla a che vedere con il diritto alla vita, o alla giustizia sociale. Su questi argomenti sembra di camminare su un campo minato.

La giustizia francese ha vietato la commercializzazione del Dvd dello spettacolo “Le Mur” di Dieudonné M’balà M’balà, poiché il comico è accusato di antisemitismo. L’anno scorso, le autorità francesi avevano anche vietato la rappresentazione teatrale parigina di “Le Mur”, spettacolo con battute antisemite, che ha scatenato dure proteste ovviamente e soprattutto dalla potente comunità ebraica francese. Contro di lui c’è soprattutto il primo ministro Manuel Valls. La Lega dei diritti dell’uomo, intanto, ha messo in guardia contro i “divieti preventivi”, che potrebbero “far nascere attorno a Dieudonné un’ondata di solidarietà, in reazione, da parte di chi si considera in qualche modo oppresso”. Come infatti sta accadendo in tutte le periferie parigine, se non di tutta la Francia, dove le comunità arabe e musulmane sono spesso maggioranza. 


Tutti gli spettacoli di Dieudonné, quando glielo permettono, mostrano il “tutto esaurito”. Anzi vi sono ampie manifestazioni davanti ai teatri di quelli che rimangono fuori. You tube veicola quasi tutti i suoi vecchi spettacoli, fino ad ora, perché per quelli attuali la censura, quella “buona”, è già in atto. E’ proibito il suo ingresso in Gran Bretagna, troppi musulmani immigrati. Il suo ultimo spettacolo, “Le mur”, e sappiamo tutti a quale vergogna internazionale si riferisce, ne viene quindi persino vietata la vendita in Dvd. Diventa merce rara dai paesi francofoni confinanti, quindi stupidamente valorizzata. Lo sapevano anche nel lontano passato: “Ciò che è lecito non dà piacere, quello che è proibito infiamma” (Ovidio).

Eppure il tribunale di grande istanza di Parigi nel passato ha più volte riconosciuto il “diritto alla mancanza di rispetto e all’insolenza”, una traduzione del principio volterriano dell’assoluta libertà di espressione, molto amato dai francesi e che permetteva l’uscita, al massimo, di 20.000 copie di Charlie e, da sempre, un vecchio settimanale anarchico molto apprezzato,“Le canard enchainé”, fondato nel 1915, ancora oggi privo di pubblicità, con il prezzo attuale di 1,20€ e la diffusione di 400.000 copie. Non devono stupire le nuove minacce a questa rivista già nel mirino.

Parola straordinaria e senza confini quella dell’antisemitismo. Mi sembra che anche nell’area di Israele e della Palestina siano tutti figli di Sem e nipoti di Noé. Per cui chi offende chi, almeno tra loro?

Chiaramente non sto difendendo i razzisti, perché di ogni risma mi fanno semplicemente schifo, anche quelli dai banali (per cui feroci) e anonimi luoghi comuni nazionali.

In Italia è stata appena approvata la legge contro i negazionisti della Shoa, cioè solo dell’olocausto ebraico, con condanne fino a tre anni di carcere.

Stiano molto attenti quelli che negano l’esistenza di Dio, perché a peso e misura mi sembra che possa valere molto di più e quindi si possa rischiare sicuramente, tra breve, minimo l’ergastolo.
E’ una conclusione sana, non esagerata. Quando si apre la porta … vi si infila tutto il “delitto” di vilipendio previsto dall'articolo 291 del CP. Assolutamente vietato dire, ha ribadito la Boldrini: “Italia paese di merda”,(multa 1.000 €), potete solo pensarlo. Non è più libera espressione. Nascondete il pensiero. Quante altre parole sono state bandite e possono essere multate dalle leggi. Non vi azzardate a bestemmiare, gesto alquanto inutile soprattutto per i non credenti. 

Per gli altri, i cristiani, una vera vergogna, anche se si nascondono dietro la frase “bestemmiare come un turco”, doppiamente offensivo poiché è certificato che i musulmani non bestemmiano mai. Nel mondo c’è sempre uno più cattivo per annacquare o minimizzare le nostre intemperanze.

Molti stanno notando quanto sia diventato importante per il potere mantenere il popolo sotto scacco con varie “paure” costruite e alimentate. Molte diventano piano piano lesive delle libertà personali. E’ già passato il teorema “meno libertà per più sicurezza”. Fin dove? E’ una forma nuova del sempre onnipresente fascismo? Non è detto che la misteriosa (ma ormai non tanto) costituzione dell’Isis, e la sua feroce attualità, non rientrino in piani necessariamente internazionali che ci sfuggono a prima vista. Sta di fatto che la Siria, che due anni fa non si era “allineata”, (così come il popolo curdo da sempre), e non è stato possibile “destabilizzare” perché ancora alleata della minacciosa Russia, infine è stata lasciata sola ad occuparsene. Un implosione interna che la indebolirà sicuramente, facendola rimanere alla mercé anche dei paesi vicini.

In Italia l’ingenuo Gentiloni svela parte della strategia: “La minaccia del terrorismo islamico può far nascere un governo unito". Magari un Parlamento unico e una nazione unica dietro il suo giovane capo. Senza se e senza ma. Anche all’acquisto, a questo punto, nei necessari caccia bombardieri F-35. 

Ma l’elemento principe del confine, se c’è, alla libertà di espressione dove si trova? La libertà è inscindibile, come la democrazia o l’uguaglianza del genere umano. Non viaggia a pezzettini, e con tutti i rischi. Alla fine vale sicuramente il principio evangelico, non quello biblico e coranico del taglione, straordinariamente vicino a quello della teoria politica anarchica, del “non fare ad altri quello che non vorresti fosse fatto a te”, perché permette una autoregolamentazione personale, individuale, cosciente dei propri atti, diciamo senza la necessità che altri impongano le loro regole, spesso in evidenza con due pesi e due misure, divaricanti, con fini e obiettivi non chiari e presuntuosamente di massa:”Lo vuole la gente”. E’ risaputo che la gente non sa pensare da sola.
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