giovedì 12 marzo 2015

Note acide 2

di Nicodemo

È inutile confidare nel popolo, inutile e troppo complicato, almeno fino a che ci ostiniamo ad educarlo.

Il popolo è virtualmente idiota, la mediana della sua intelligenza è bassa, anche se possiede una sua furbizia, ma il problema vero è chi e che cos'è il popolo.

In genere quando si parla di popolo lo si fa tenendosi a distanza, come per indicare un animale ottuso e pericoloso: “la grande bestia” come amano definirlo alcuni liberali.

Il popolo siamo tutti noi? Non credo, per popolo si intende la maggioranza degli individui con poca cultura e poche sostanze, ma la categoria si potrebbe estendere ai commercianti benestanti e a qualche arricchito. Qualcuno ha cercato di estrarre dal popolo la linfa nobile trasformandolo in classe, cioè un organismo sociale evoluto in grado di autocoscienza e capace di accollarsi i destini dell'umanità. L'operazione non è riuscita.

Oggi lo dobbiamo all'ignoranza e all'indifferenza popolare se abbiamo governanti corrotti asserviti a poteri oligarcici. La massa non capisce un accidente e non si cura di sapere perché si crede depositaria di una sapienza millenaria che sa di fatalismo e autoinganno e non abbisogna di ulteriore conoscenza. Ai cenacoli intellettuali e alla celebrazione dei lumi prefererisce il trash televisivo e le processioni dei santi. Ovvio, gli intellettuali parlano di cose che lei non capisce e che non le interessano e si eleggono suoi rappresentanti senza però riuscire a nascondere il disgusto e la ritrosia nei confronti di questa. Oltretutto il popolo disprezza chi non si sporca le mani.

La bestia, rabbiosa e ringhiante ha capito che la realtà è solo una pura ripetizione di ciò che è sempre stato e che devi solo passare il tempo meglio che puoi, con qualche passione urlata dal fondo delle viscere e la tua dose quotidiana di intrattenimento. Per questo ama il calcio e si fa solleticare la pancia da chi gli promette qualche regalia anche se sa che è un bugiardo. Per questo è spesso conservatore e sanfedista, pronto a seguire una Santanché o un Belrusconi o chiunque sappia come assecondare il suo bisogno di essere ingannato.

Il popolo ha un solo problema, dimenticare l'angoscia del vivere, ma d'altro canto non riesce a mettere da parte il suo fatalismo.

Per questo non possiamo vincere se non siamo più bravi degli astuti bastardi che ci governano a soddisfare una bestia furba, ma votata all'autoinganno.

Dobbiamo essere per il popolo, contro il popolo.

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