domenica 29 marzo 2015

La coalizione sociale di Landini. Considerazioni in merito

di Franco Cilli



La coalizione sociale di Landini è una novità che può sparigliare le carte di una politica sempre più fatalisticamente legata all’uomo della provvidenza, che cambia faccia e stile comunicativo, ma non la sostanza.
Landini ha intenzione di rinnovare il sindacato e per farlo è uscito dal recinto del lavoro inteso come pratica incardinata nelle vecchie istituzioni quali la fabbrica o l’azienda ed ha abbracciato il lavoro diffuso e tutte le sue articolazioni ad esso collegate, ivi comprese il mondo del precariato e dell’associazionismo.
Il capo del sindacato più grande dei metalmeccanici ha preso atto di un fenomeno ormai conosciuto da decenni: il lavoro come fenomeno sociale che si riproduce in forme diffuse e non direttamente ricollegate al valore-lavoro.
Unions è il nome della coalizione sociale di cui è artefice il capo della FIOM, a voler significare l’unione di tutti i soggetti sociali come i precari, i disoccupati, gli studenti, il volontariato, l’associazionismo, finora non rappresentati dal sindacato classico.
Il progetto di coalizione sociale viene presentato come forma di rinnovamento della prassi sindacale e della rappresentanza, ma a nessuno sfugge la sua valenza politica. Landini ha giurato e spergiurato che non ha intenzione di formare un nuovo partito né una coalizione elettorale, ma di voler creare un soggetto capace di influenzare le scelte della politica. Eppure se l’obiettivo fosse solo questo non credo che tale soggetto susciterebbe le aspettative e i timori che si sono palesati al solo accenno della sua irruzione nella vita politica italiana. È evidente che la coalizione è un dispositivo che salta a piè pari processi falliti negli anni precedenti, determinati dalla volontà di mettere insieme pezzi della sinistra in perenne conflitto fra loro e, diciamolo pure, di salvare rendite di posizione dietro la motivazione di un’alternativa di sistema, ed è altrattanto evidente che il progetto che si cela dietro tale sigla si ripropone di percorrere una via che esclude i vecchi partiti senza buttare via la politica.
Perché ci si chiederà tanto pudore nel dichiarare il proprio impegno e tanto zelo nel disconfermare qualsiasi tentativo di creare un’alternativa a un sistema così marcio che non ha certo bisogno di scuse per essere buttato a mare. Perché evidentemente si ha il timore che il “sistema” avrebbe gioco facile ad assimilare a sé qualsiasi tentativo che non si affranchi completamente dai vecchi schemi della politica. Oltre a ciò avventure come quelle della lista Ingroia o della lista arcobaleno ci dicono in maniera evidente che unità della sinistra nel contesto italiano viene letta come unità di un reducismo sterile e inconcludente. Nemmeno è ipotizzabile una Podemos italiana, perché quello spagnolo è un contesto che ha visto emergere una generazione di giovani intellettuali capaci di convogliare una protesta molto sentita e partecipata come quella degli indignados, in un contenitore che da subito si propone come alternativa democratica all’attuale sistema. L’Italia ha visto tanti momenti storici, in cui le energie sprigionate dalla società civile si sono riversate nelle piazze, come nel caso di Genova, senza mai essere incanalate in un percorso politico istituzionale. Colpe della politica, ma anche di un’ideologia che vedeva nelle forme organizzate la negazione stessa della politica. Difficile adesso ripercorrere il solco di un'occasione storica perduta.
Ora bisogna chiedersi però come è possibile creare le premesse per un cambiamento radicale di sistema, visto che soggetti così potenzialmente rappresentativi e numerosi come quelli “coalizzati” nella Unions, si sottraggono ad un coinvolgimento diretto nella politica. La risposta a mio avviso sta in una considerazione molto semplice: la coalizione di Landini non impedisce alla sinistra di compattarsi seguendo percorsi nuovi, anzi la affranca la dal peso di una rappresentanza troppo inclusiva e le consente di “giocare di sponda”.
Nessuno sa esattamente cosa sia questa coalizione sociale, nè a cosa serva, come hanno candidamente ammesso molti operai della FIOM, ma sanno che è qualcosa di necessario. Di certo ognuno dentro di sè nutre una convinzione incoffessabile, e cioè che questo nuovo soggetto serva a rilegittimare la politica e a nutrire il referente politico di una sinistra che verrà, con idee, ma soprattutto con voti.

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