sabato 31 gennaio 2015

I genocidi degli altri

di Tonino D'Orazio

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria“, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei …” Diciamo: tutto qui? E gli altri ? Perché non ricordare meglio anche chi ha compiuto e compie ancora oggi queste nefandezze ? Giusto per non dimenticare il tutto.
Dobbiamo intanto partire dalla fine dell’800 e l’inizio del ‘900 ad oggi. Questo non è un articolo, è solo un elenco che si può trovare facilmente in modo più completo su vari siti internet. E’ un sunto per non dimenticare, non solo le vittime, ma soprattutto anche i carnefici.
Tra i genocidi compiuti dagli Usa prima della Seconda guerra mondiale vogliamo citare solo i due che ci sembrano più significativi: lo sterminio dei nativi americani (gli “indiani”) e il massacro del popolo filippino. Tralasciamo, invece, la Guerra di secessione anche se, a detta degli storici, è stata la guerra civile più sanguinosa della storia umana. Una stima onnicomprensiva dei civili morti: 90 milioni. Nel 1860 si contavano negli Stati Uniti ancora 4 milioni di schiavi. Gli schiavi non morivano solo in schiavitù, ma anche di schiavitù. 2 milioni morirono di stenti o di maltrattamenti, durante il loro trasferimento o durante la loro prigionia. Inoltre in quest’ultimo secolo, fino ad oggi, gli Usa, con gli amici inglesi, sono responsabili di enormi massacri di civili tra guerre di occupazione, o se vogliamo ancora crederci di esportazione della democrazia, di blocchi economici tendenti a ridurre alla fame popolazioni intere sul globo perché “non allineate” a farsi sfruttare, e di sostegno alle dittature sanguinarie, anche neofasciste o neonaziste, purché affini ai loro interessi.
Gli Armeni. Tra il 1915 e il 1916, i Giovani Turchi, ufficiali nazionalisti dell'Impero ottomano, ordinarono vasti massacri contro la popolazione armena. Le successive deportazioni di massa e l’eliminazione fisica degli Armeni portarono il numero delle vittime a un milione e mezzo circa, il 75% del totale della popolazione. Solo 20 Paesi al mondo, tra cui l’Italia, hanno riconosciuto ufficialmente come genocidio questi massacri.
Gli Ucraini. Due decenni più tardi toccò alla popolazione ucraina. Il genocidio fu messo in pratica attraverso modalità diverse rispetto a quello armeno: tra il 1923 e il 1933, Stalin lasciò morire di fame circa sette milioni di persone. E’ chiamato per questo Holodomor, (uccisione per fame).
Le deportazioni nei gulag e in Siberia di milioni di persone, l’uccisione di milioni di prigionieri politici durante il regime di Stalin non rientrano nella definizione ufficiale di genocidio anche se la cifra azzardata parla di più di 10 milioni di individui. Altri 20 milioni di russi vennero eliminati dall’esercito tedesco nella sua avanzata e ritirata della seconda guerra mondiale. Alcuni responsabili russi neonazisti ebbero a dire ultimamente che l’Olocausto di 5,2 milioni di ebrei era una “bazzecola” in confronto a quello subìto dal loro paese.
L’Olocausto globale. Tra il 1933 e il 1945 fu avviato lo sterminio del popolo ebraico in Europa; le vittime sono calcolate in circa 5,2 milioni di persone, gran parte delle quali morta nei campi di sterminio. A queste si aggiungono dai 7 ai 14 milioni di vittime tra i rom e i sinti, i comunisti, gli omosessuali, i malati di mente, i neri, gli slavi, i polacchi. Gruppi definiti Untermenschen, “sottopersone”.
Lo stesso ragionamento di non considerare genocidio le questioni politiche (ONU. 1946) vale anche per i circa 45 milioni di cinesi caduti sotto il regime di Mao tra il 'Grande salto in avanti', le purghe, la Rivoluzione culturale e i campi di lavoro forzato, dal 1949 al 1975.
Indonesia. Meno conosciuto è il genocidio indonesiano portato a termine tra il 1965 e il 1967, per opera del generale Suharto, salito al potere con il sostegno degli Stati Uniti, uccise quasi un milione di connazionali comunisti (la maggior parte contadini poveri).
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