domenica 12 ottobre 2014

Elogio del pensiero semplice


di Franco Cilli

Questa è l'era del pensiero semplice. Il pensiero semplice in realtà, pur se sostenuto da un'architettura complessa, ha sempre prevalso in tutte le ere del nostro mondo, ma oggi si palesa di fronte a noi come un'illuminazione improvvisa, la proiezione di una coscienza digitalizzata.

Antropologi accorti, studiosi di società complesse e dotati di un'articolazione di pensiero che dirama e degrada in ogni direzione, hanno scoperto che ad esempio il successo del fondamentalismo islamico, anche in giovani colti e ben integrati nelle nostre società, risiede nella rappresentazione elementare del mondo: noi i puri contro loro gli impuri. Forse è un bisogno comune a tutti noi, quello di sedare l'ansia attraverso messaggi semplici e rassicuranti, in un mondo che appare sempre percorso da schegge impazzite di senso, che colpiscono, ma non creano identità e ti lasciano in preda all'ansia, sul crinale dell'abisso dell'esistenza. 
Le dicotomie funzionano, lo sanno gli esperti di propaganda, lo sanno i Berlusconi, io nuovo, io impolitico, io capace, io imprenditore, io gran lavoratore, io che vi prometto felicità; loro i politici, il vecchio, gli scansafatiche, i grigi e i tetri dispensatori di infelicità e negatori della speranza. Lo sanno i Renzi: io il giovane, il nuovo (ancora), il simpatico, il veloce, l'efficiente, cantore di un nuovo rinascimento e di una grandeur perduta; loro il vecchio (ancora), la personificazione dell'inefficienza e della ruggine del sistema, il vuoto e la maschera dell'uguaglianza che cela solo ingiustizie. Mancava la sinistra all'appello, sempre affezionata ad una complessità incoercibile, mai disposta alla semplificazione, che è ancora più complessa nell'apparire e nel declamare che non nella sostanza. Ora la sinistra sta scoprendo la semplicità, non come valore, e neanche come nuovo riduzionismo, ma come ordigno tattico ineludibile. La comunicazione è importante, è importante semplificare per far arrivare il messaggio a strutture cognitive complesse che anelano alla semplicità, è importante per scatenare la passione, per rinfocolare l'istinto identitario. Noi contro loro. Noi gli egualitari, i giusti, noi del bene comune, della solidarietà, dell'ambiente del welfare universale; loro i vampiri, i banchieri, gli sfruttatori, i sacerdoti del mercato contro le garanzie a buon mercato, i massacratori dell'ambiente e delle libertà, e tutto solo per far ingrassare ancora di più chi è già assurdamente opulento. Funziona. Certo la complessità resta, perché da essa deve promanare la semplicità, perché la semplicità deve solo trainare la complessità consentendole di sopravvivere in un modo che riduce tutto a messaggi binari.

Questo mi è parso di capire negli interventi ultimi di Revelli e di Perna, e questo è quello che un sempliciotto come me dice da sempre.Vedremo.


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