giovedì 3 luglio 2014

Veronica Teodoro, l'assessore più giovane d'Italia: storie di famiglia e di familismo



In Italia si sa, non fai carriera se non appartieni alla famiglia giusta e non credo proprio sia questione di geni. Vi ricordate la figlia della Fornero, quella che a 32 anni faceva carriera nel mondo accademico mentre mamma Elsa rimproverava ai giovani di essere troppo choosy?
A Pescara, città di circa 150000 abitanti che da poco ha eletto il sindaco (Pd), abbiamo avuto in questi giorni un esempio ordinario di familismo. Niente di eccezionale, solo che normalmente quando un figlio di tal padre viene eletto a qualche carica, che magari precedentemente ricopriva il blasonato genitore, o vince qualche concorso, il tutto passa seguendo determinate norme, che sebbene stando a quanto dicono i maligni, vengano bellamente aggirate, facendo lievitare come per incanto le chance del rampollo di turno, mantengono almeno un'apparenza di legalità. In questo caso specifico invece, Teodoro padre ha imposto come assessore esterno al patrimonio con delega alle politiche giovanili la figlia diciannovenne Veronica, quale contropartita dei voti portati, senza che la stessa abbia un minimo di requisito o di curriculum (come potrebbe a diciannove anni?) e senza che questa abbia dovuto affrontare alcuna vera o finta selezione. Il padre si fa da parte per lasciare il posto alla giovane rampolla, una successione dinastica in stile pecoreccio.
Vale la pena di ricordare che Teodoro ha dato il suo determinante contributo di voti alle ultime tre giunte, una di destra e due di sinistra, tenendo i piedi ben saldi nella stanza dei bottoni, indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni che si succedevano a palazzo, e che Alessandrini, figlio del giudice ucciso da prima linea, si era proposto, ça va sans dire, come il simbolo del nuovo all'insegna della meritocrazia.
Questo episodio, in apparenza banale, ha il pregio di sbattere in faccia a tutta la comunità la natura contundente e offensiva del familismo e del clientelismo su cui si regge saldamente il sistema Italia, e lo fa con una virulenza tale da incrinare anche quella dura corazza di indifferenza e di ignavia di cui si barda un cittadino ormai avvezzo a tutto.
La questione non è secondaria né irrilevante, e anche se come si suol dire quello che accade dietro le quinte della politica è molto peggio di ciò che si vede alla luce del sole, è proprio perché un tale avvenimento è così sfacciatamente in conflitto con i propositi "riformisti" e nuovisti del new deal piddino, che vale la pena di enfatizzarlo. Mettere con le spalle al muro un'amministrazione che si riempie la bocca di parole come merito, trasparenza e legalità è la maniera migliore per testare la sua coerenza. Diversamente sarà la riprova che al di là delle differenze di facciata il sistema politico ha un'essenza unica ed il suo unico scopo e la pura sopravvivenza.
Reazioni:

1 commento:

  1. Non ho neanche finito di leggere l' articolo, poiché mi è venuto un conato di vomito.
    La prima immagine che mi viene in mente è il mercato delle vacche.
    In cambio di voti mi devi garantire certi privilegi.
    Questo è il paese Italia, vecchio e corruttibile, con una radicata mentalità clientelare dove il merito è "OPTIONAL" . Quello che conta è il "MIO" benessere, tutto il resto è fuffa.
    Mi piacerebbe vedere quando si potrà parlare del "NOSTRO" benessere.

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