domenica 8 giugno 2014

Passata la festa gabbate lu sante


di Tonino D’Orazio  

Il ricatto momentaneo di Renzie, dopo la grande “vittoria” alle europee (diciamo con il voto di 20 italiani su cento avendone diritto) ha ottenuto qualcosa, lo slittamento del pareggio di bilancio al 2016, tra un anno e mezzo. Spera di impostare a modo suo la nuova Commissione Europea che verrà. Sembra però che come presidente stiano già proponendo una figura tra le più macabre della crisi attuale. Si comincia col dire che è arrivata l’ora delle donne. Magari una donna vera e capace (e ce ne sono tante), non una zombi del FMI di nuovo a tutela delle banche. Anche se lei orgogliosamente dice che “un lavoro ce l’ha già”. Il quadro reale è che nessuno può modificare il tracciato neoliberista e anti-sociale sul quale è stato impostato la UE. I garanti della continuità, salvo i piccoli giochetti delle tre carte, sono i conservatori popolari e i conservatori socialisti, che mai accetteranno di essere giudicati dalla storia per come hanno ridotto in pochi anni la grande Comunità dell’Europa e il suo sogno di coesione e solidarietà politica. Tant’è che si parla solo di soldi e di toglierli ai soliti noti.

Basta confrontare le nuove richieste della Commissione al governo italiano. Non ho osato controllare cos’hanno chiesto ancora alla Grecia dopo lo sgarro elettorale.

Sono riusciti ad impostare la UE in guerra, certo non militare, ma economica sicuramente e sicuramente i morti (di fame, di stenti e di disoccupazione) ci sono ugualmente. Il libero mercato è la guerra dei forti contro i deboli, e presuppone un solo vincitore. Giuro che non è pura ideologia. Qualcuno pensa che adesso il duo europeo sarà composto da Germania e Italia, vista la posizione scissionista della Gran Bretagna e la debolezza estrema del mite Hollande francese. Scherza sicuramente. I soldi e il mercato non sono banali chiacchiere e slogan, sono la sostanza, ormai, di questa nuova “guerra”, e solo loro indicano i vincitori, le banche e i ricchi, e i perdenti veri, cioè il popolo e i lavoratori. Anzi S&P, e loro del loro crogiuolo se ne intendono, poco emozionato dalla grande vittoria e dai proclami ripropone l’Italia allo stesso rango di prima. L’Istat conferma, dopo le elezioni: “Crollo del Pil del 4% nel Mezzogiorno”. Che sarà mai!

Meglio le chiacchiere, la speranza, la provvidenza, che la realtà. La disoccupazione, benedetto Istat che riesce ancora a mascherarsi di cifre, ha raggiunto il 13,6%, cioè il dato del 1977. Ma chi avranno conteggiato ? Solo quelli in cassa integrazione; conteggiati più volte i contrattisti rinnovati di mese in mese e “lavoranti”; gli iscritti a varie liste di collocamento (quelle pubbliche si conoscono e non servono a un granché, quelle private degli amici degli amici, riservate e in crescita, no); le false partite IVA che risultano prestare servizi e lavoro per “conto proprio”; il lavoro nero e quello “grigio” (cioè con legali contratti fasulli tutti previsti dalla legge del santo Biagi e dai suoi seguaci); i quattro milioni di giovani considerati pantofolai perché non vogliono essere sfruttati; l’esercito dei call center (La Slc-Cgil parla di più di 200.000, con “molto nero, molto sommerso, regole aggirate, leggi non rispettate, stipendi sempre più bassi, guadagni per le aziende sempre più elevati”) a cottimo per centesimi e guai a scioperare (cosa centra più ormai la Costituzione con i padroni!); i 100.000 nuovi emigrati annuali che non contano più nelle statistiche; quelli del doppio lavoro per sopravvivere; i prossimi impiegati pubblici in disoccupazione come morte preannunciata a Sant’Antonio (13 giugno); il trucco di separare i disoccupati dagli inattivi, ormai identici nelle future aspettative.

Cresce il calo degli occupati a tempo pieno e a tempo indeterminato. Qualcuno per divertirsi rilancia di nuovo art.18 sì, art.18 no. Per chiudere il problema dovremo aspettare l’ulteriore calo degli occupati veramente a tempo indeterminato, che oggi sono rimasti al 15% circa del totaleGli occupati a tempo parziale continuano ad aumentare ma la crescita riguarda esclusivamente il part-time involontario (ci può essere una definizione più bella per esprimere volontà?). Scende il lavoro a termine cui si accompagna per il sesto trimestre consecutivo la diminuzione dei collaboratori. (Meglio la partita IVA). Ecc …
 

Qualcuno pensa che dopo aver ridotto questo mondo del lavoro ad armata Brancaleone senza lavoro vero e senza prospettive, si possa far “ripartire l’Italia”? Chi, dove, quando e con che cosa? Tutti i mezzi di produzione, per produrre un minimo di ricchezza tenuto conto dei tempi, sono stati svenduti e sono passati in mano straniera. E se funzioneranno esporteranno il plus valore di ricchezza altrove. Altrimenti nella guerra economica in atto, se non sufficientemente redditizie visto l’impoverimento complessivo, le imprese verranno chiuse per far consumare i prodotti dei vincitori. E se non dovesse piacervi qualche Direttiva europea dei vincitori vi obbligherà. Anche su cosa mangiare.

Intanto, passate le elezioni, iniziano i balletti. "Non sono a favore di una diminuzione dell’età pensionabile, piuttosto di un graduale aumento", parole del Ministro dell'Economia Paduan in un'intervista durante il Festival dell’Economia di Trento. Il Ministro ha inoltre aggiunto che, per come la vede lui, dall’alto dei suoi quasi 70 anni, "gli anziani non rubano il lavoro ai giovani".

Il ministro del lavoro Poletti, a margine di un convegno a Milano, e all’indomani dei rilievi della Ue sui conti pubblici, ha ribadito la posizione del governo, secondo cui l’Italia non ha bisogno di una nuova manovra. Invece Bankitalia, che se ne intende e non vende chiacchiere, visto che ai soci ha già distribuito per 5 mesi 380 milioni di euro di bonus, comunica che la dinamica tendenziale del deficit include interventi di aumento delle entrate o di tagli alla spesa per 3 miliardi nel 2015, 7 nel 2016 e 10 miliardi dal 2017. Per il 2015 serve una manovra di almeno 15 miliardi. Chissà quanto servirà dopo per il 2016.
 

Non so perché, ma credo di più in Bankitalia. Molti di voi sicuramente no credete nella speranza, che è ultima a morire. Però nessuno sa, o mai ha detto, quando “ultima” significa punto di non ritorno.
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