venerdì 16 maggio 2014

Non sparate sulla scheda bianca o sull’astensione

di Tonino D'Orazio

La scheda elettorale bianca non può essere considerata nulla, al pari di quella “sporcata”. Nulla come se l’elettore fosse incapace di votare. E’ un voto vero che indica un atto democratico di rifiuto sia degli uni che degli altri. Deve essere considerato una scelta consapevole, non un’astensione.

Finché le schede bianche non saranno considerate come voto espresso rimarranno inutili e non aumenteranno sensibilmente. Anche se vengono semplicemente conteggiate non intervengono in nessun modo sul risultato. L’elettore vuole “pesare” e una scheda bianca non contabilizzata non pesa nulla. Il computo della percentuale ottenuta dai candidati rimane sempre sul numero dei voti “validi”. In verità le schede bianche, così come l’astensione, rappresentano però una vera scelta elettorale e un vero malessere nell’ambito della democrazia. Soprattutto se la rappresentanza politica è percepita come semplice alternanza (espressione “sono tutti uguali”). E il prodotto offerto, in realtà, è sempre identico.

In un libro straordinario Lucidità, José Saramago sottolineava il potenziale sovversivo della scheda bianca. In una capitale immaginaria le elezioni amministrative danno un risultato sconcertante: “ destra 8 %, centro 8%, sinistra 1%, astenuti 0, nulle 0, schede bianche 83%”. Annunciando il risultato, con il viso livido, il primo ministro ha capito che “queste bianche hanno dato un colpo brutale alla normalità democratica e che 83% degli elettori della città, con una mano poco patriottica, le hanno deposte nelle urne.” (per il seguito il libro vale la pena di essere letto, è lucidissimo e anche divertente).

E’ vero che l’astensione attiva è una posizione politica più coerente, più chiara, con nessuna richiesta di essere considerata dalla politica, alla quale, d’altronde, sembra interessare poco, l’importante è governare con quelli che vogliono esserlo. In realtà l’astensione agisce evitando di partecipare a questa organizzazione politica fondata sull’annullamento totale della rappresentatività e del potere popolare e la presa di possesso delle istituzioni e degli strumenti di democrazia da parte delle oligarchie partitiche. Non voglio votare per qualcuno che mi viene imposto o essere preso costantemente in giro. E’il giusto argomento dell’astensionista, non c’è che dire. Né si può a cuor leggero citare in termini dispregiativi di “populismo” il 50% dei cittadini che non vogliono più votare, che se aggiunti al 25% di altri “populisti” (M5S) e al 3-4% di schede bianche e nulle, il resto democratico fa ridere, nei contenuti e nella rappresentanza. Possiamo dire che la “maggioranza” è una vera “minoranza”. Ma anche se gli astensionisti fossero solo il 30% (cifra endemica e quasi naturale nei paesi a democrazia occidentale) rimarrebbero comunque il “movimento” più rappresentativo dei cittadini.

A livello europeo la paura montante delle destre, soffiata sia dal Partito Popolare che dal PSE in coalizione obbligatoria per sempre contro il “populismo” o il “popolo”, non dovrebbe spaventarci. Per quello che stanno facendo ai lavoratori, tedeschi compresi, più destra di così, nei fatti e nell’abbattimento del welfare, elemento di solidarietà e di dignità di vita del sociale, e nell’impoverimento di milioni di persone, si muore. Anzi, a mio avviso, avranno bisogno di queste destre per continuare il loro deleterio cammino, teatrino a recita dove si stenta a riconoscere le parti vere. I neonazisti ucraini stanno mostrando da che parte sono contro chi non vuole morire o farsi derubare dal, e nel, “migliore dei mondi possibili”, (a ragion veduta e esperienze esposte), sotto i diktat di gruppuscoli non eletti e lobbisti, come nella “normalità democratica” della troika internazionale e dei governi imposti e servi. Né per questi vale l’autodeterminazione dei popoli né i loro referendum “bulgari” che vengono dichiarati “illegali”. Ma da chi? Quando non conviene (di nuovo a chi?) il voto diventa illegale. Sembra esserci una democrazia giusta e una no. Esiste il diritto a resistere a un colpo di stato? Dire che Putin fa il furbo per addossargli la colpa della loro sottovalutazione geopolitica significa che Obama e l’Europa satellite sono proprio degli stupidi. Con il colpo di stato “pacifici” (anzi parecchi) gli occidentali hanno messo in crisi il concetto di democrazia anche a casa loro.

Mentre la scheda bianca significa comunque partecipazione e quindi legittimare queste istituzioni e rimanere nel quadro costituito. Astenersi invece è come superare la linea della disubbidienza del “dovere” del voto in vista di una massa critica, di una grande e vera folla di individui, che intravvede solo idee “sovversive” di cambiamento. Anche se le motivazioni vengono rappresentate più come disinteresse e come disgusto della politica in atto.

In una democrazia, è normale che l'opposizione non si trovi d'accordo con la maggioranza, è normale che non si facciano accordi con chi non condivide il tuo pensiero o azione politica e possa esprimerlo. Il succo della democrazia sta tutto qua. Senza vera opposizione si può tranquillamente dire di essere in “dittatura dolce”.

Chi non vota non ha necessariamente torto; rifiuta democraticamente ciò che gli viene offerto. Ne ha “diritto”? O votare è un “dovere” verso chi ormai ha piegato tutte le istituzioni al proprio comando e resa una scelta possibile una farsa? Tra il popolo e l’elezione dei suoi rappresentanti nelle sedi legislative c’è un passaggio costituzionale. I partiti, tramite i loro segretari, hanno scelto prima loro, e imposto in questo modo due passaggi obbligando il cittadino a un voto subordinato. Diciamo in modo “non ti preoccupare, ci penso prima io a sceglierti i tuoi rappresentanti, tu basta che ci voti”.

Allora non sparate sulle schede bianche e sull’astensione. Come movimento sono la maggioranza vera in tutti i paesi a democrazia occidentale. Pensare di esportarla non vi sembra presunzione?

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