giovedì 15 maggio 2014

L' "Altra Psichiatria". Le proposte dell'Altra Città per la psichiatria



L'Altra Città: cosa può fare il Comune nel campo della salute mentale

Spostare l'asse dell'intervento riabilitativo nella direzione di una residenzialità a “minore intensità”, ma a maggiore resa in termine di autonomia dei soggetti e di inserimento sociale e lavorativo
Il Comune dovrebbe esigere dalla ASL e dalla Regione che i soldi vengano spesi in maniera appropriata e in grado di dare le risposte migliori. Il Comune dovrebbe individuare e mettere a disposizione immobili per gruppi appartamento e strutture riabilitative.

Quando parliamo di residenzialità psichiatrica intendiamo riferirci a strutture residenziali o semiresidenziali che fanno parte di quella filiera di interventi e tecniche che compongono il percorso riabilitativo psichiatrico. Possiamo sinteticamente classificare le residenze psichiatriche in strutture ad "alta intensità assistenziale” e strutture a “bassa intensità assistenziale". Le strutture comunitarie protette e non protette sono ad alta intensità assistenziale e la maggior parte di loro sono di pertinenza del settore privato. Le case famiglia e i gruppi appartamento sono strutture a bassa intensità assistenziale e sono a carico del pubblico.

Il fabbisogno dei posti letto è stabilito in base a riferimenti normativi che determinano la percentuale di posti letto per 10.000 abitanti. In definitiva in base agli indici presentati nel PSR 2008-2010 (L.R. 5/2008) abbiamo 2 posti letto per 10.000 abitanti!

Il fabbisogno dei setting assistenziali già previsti nel PSR 2008-2010, è così

rideterminato:

�� Residenze riabilitative per la post acuzie 0,6 PL x 10.000 Abitanti

�� Case Famiglia 0.5 PL x 10.000 Abitanti

�� Gruppi Appartamento 0,35 PL x 10.000 Abitanti

�� Residenze Protette 0.55 PL x 10.000 Abitanti

Riguardo ai costi valgono come riferimento i dati pubblicati nel Bura n. 8 della regione Abruzzo del 27/02/2013 che stabilisce un budget per le strutture private. Nella sola provincia di Pescara è previsto un budget per l'anno a cui si fa riferimento di 7.477.383,97 euro così ripartiti: 3.013.438,96 per le strutture di Villa Pini e 4.462.945,01 per Villa Serena. I posti letto sono in totale 226 quindi ognuno costa in media 3.300 euro al mese.

Se guardiamo alla spesa complessiva per la Regione Abruzzo il budget previsto è di 15.965.763,34 euro. Queste spese si riferiscono ovviamente alla spesa per le residenze situate nella Regione Abruzzo a cui vanno sommate le spese per i ricoveri extraregionali di cui non si posseggono dati. E' ragionevole supporre che una struttura riabilitativa in Lazio o in Piemonte abbia un costo relativamente più elevato di quelle abruzzesi.

Per capire i contenuti della nostra proposta occorre aggiungere che alle spese per la residenzialità in campo psichiatrico vanno sommate le spese per i vari progetti riguardanti la salute mentale, per la parte riferita all'inserimento lavorativo dei pazienti con disabilità, come i finanziamenti per il progetto Armonia e le borse lavoro. Valga come dato lo stanziamento approvato nell'Aprile 2009 dalla Regione Abruzzo (Assessore alla sanità Venturoni) di 4 milioni di euro così ripartiti per Asl: Avezzano/Sulmona 412.318,76 euro, Chieti 366.875,55 euro, L'Aquila 386.482,73 euro, Lanciano/Vasto 306.257,85 euro, Pescara 685.565,65 euro, Teramo 842.499,46 euro. Quanto alle borse lavoro: Avezzano/Sulmona 119.800,00 euro, Chieti 81.600,00 euro, L'Aquila 94.500,00 euro, Lanciano/Vasto 116.000,00 euro, Pescara 265.000,00 euro, Teramo 200.100,00 euro.

Ovviamente come lista che concorre alle elezioni del consiglio comunale non possiamo fare riferimento nelle nostre proposte a stanziamenti che sono su base regionale se non in un'ottica di sinergia con la Regione stessa. 
È fondamentale l'intervento dell'istituzione comunale nella ricognizione di strutture alloggiative idonee a svolgere la funzione di strutture riabilitative, così come è fondamentale il ruolo comunale nello stabilire una relazione, in quanto autorità sanitaria, con la ASL di competenza.

L' idea è quella di migliorare l'offerta riabilitativa, razionalizzando gli interventi e nello stesso tempo le spese. Come? Innanzitutto agganciando la residenzialità ad una borsa lavoro, in quei casi in cui il progetto riabilitativo preveda un passaggio a strutture residenziali e nel contempo l'addestramento al lavoro. Tutto ciò mantenendo fermi i capisaldi del percorso riabilitativo che includono, oltre all'acquisizione di competenze sociali, gli assi casa e lavoro. In secondo luogo spostando l'asse dell'intervento riabilitativo, fortemente sbilanciato verso la residenzialità protetta, nella direzione di una residenzialità a “minore intensità”, ma a maggiore resa in termine di autonomia dei soggetti e di inserimento sociale e lavorativo.

Chi opera nel settore sa perfettamente che la soluzione comunità protetta o riabilitativa spesso rappresenta una soluzione che va a supplire la mancanza di risorse e di soluzioni alternative differenti e che invece, in una buona percentuale di casi, il potenziamento dei servizi territoriali e un'offerta di residenzialità “leggera” renderebbero non necessario il ricorso a strutture a elevata intensità. Questo non significa abolire le strutture comunitarie ad elevata intensità di cura ma inserirle in un percorso dove ogni risorsa e ogni mezzo sia utilizzato in modo appropriato. Sappiamo benissimo che spesso i pazienti permangono anni in strutture riabilitative protette per mancanza di soluzioni alternative, con una lievitazione notevole dei costi notevole. Se consideriamo che mediamente un posto letto costa 3-4mila euro mensili, con la stessa cifra potremmo finanziare 4 posti in un gruppo appartamento, abbinando a questo, ove se ne ravvedesse l'opportunità, anche una borsa lavoro.

Un discorso a parte merita Artis, un progetto di integrazione socio-sanitaria, cofinanziato dalla Asl e dal Comune, che prevede l'impiego di figure professionali (psicologi), che fanno riferimento ad Associazioni di familiari di pazienti psichiatrici, come Percorsi e Cosma, i quali si fanno carico, in collaborazione con gli psichiatri della ASL, di progetti riabilitativi individuali, imperniati sull'acquisizione di competenze sociali. Tale progetto rappresenta una risorsa preziosa e va mantenuto e potenziato.


Loredana Di Paola, candidata sindaca L'Altra Città
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