martedì 4 marzo 2014

Renzi e il rasoio di Ockham.

di Tonino D’Orazio

Rasoio di Occam è il nome con cui viene contraddistinto un principio metodologico espresso dal francescano William of Ockham, noto in italiano come di Occam, nel XIV° secolo.

Tale principio, ritenuto alla base del pensiero scientifico moderno, nella sua forma più immediata suggerisce l'inutilità di formulare più ipotesi di quelle che siano strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno (in greco “ciò che appare”) quando quelle iniziali siano sufficienti.

Sono tre le regole principali: non moltiplicare gli elementi più del necessario; non considerare la pluralità se non è necessario; è inutile fare con più ciò che si può fare con meno.
In altri termini, non vi è motivo alcuno per complicare ciò che è semplice. All'interno di un ragionamento o di una dimostrazione vanno invece ricercate la semplicità e la sinteticità.
 

Inutile quindi pensare che il ragazzo, Renzie, possa modificare veramente le cose; inutile immaginare anche il perché dovrebbe farlo. Non è sufficiente, anche nella cultura dell’immagine, pensare soltanto perché, come dice lui stesso, possa perdere la faccia. Per quanto sia disperato il concetto.

Posto questo principio appare assolutamente semplice rilevare la conclusione cioè l’impossibilità di modificare la struttura politico-economica impostata dai cosiddetti poteri forti, un ossimoro ormai evidente di poteri antidemocratici, quindi totalitari, quindi fascisti, (cioè non complicare ciò che è semplice nel risultato)

Ovviamente, per essere semplici, e non ingenui, i poteri forti internazionali gli hanno messo alle costole un ministro loro, date le foghe e le incertezze concettuali del nostro, un certo Padoan proveniente dall’Ocse, ben conosciuto da chi cerca di sapere e non si fida di tutta la letteratura giornalistica sul quanto sia bravo. Quello che, dopo aver insegnato il liberismo a D’Alema dice che bisogna convincere la gente che «stiamo ottenendo risultati … Il risanamento fiscale è efficace, il dolore è efficace». Parole che hanno suscitato l’ira del Nobel Paul Krugman: «A volte gli economisti in posizioni ufficiali danno cattivi consigli; a volte danno consigli molto, molto cattivi; e talvolta lavorano presso l’Ocse». I peggiori, insomma. Elementi non strettamente necessari, per cui è possibile utilizzare metodicamente il rasoio di Occam, in quanto superflui. Perché conosciamo già la disastrosa, vorrei vedere chi non ne è ancora convinto, ideologia.

Gli ultimi dati Istat relativi alla gestione economico-monetaria, più che di politica economica, danno l’idea del fallimento complessivo delle “larghe” e “strette” intese nel gestire a braccetto il nostro Stato come un’impresa.

Per stare nella metodologia sintetica.

Il tasso di disoccupazione in Italia è salito al tasso record del 12,9%, uguale al 1977, ammesso che sia reale, perché in Italia possiamo conteggiare solo gli attivi che versano i contributi all’Inps, senza valutare l’immensa area grigia del lavoro nero. Tra i giovani di età 15-24 anni, il tasso di disoccupazione è al 42,4%. Sono 4,1 milioni i poveri che, nel 2013, in Italia, sono stati addirittura costretti a chiedere aiuto per il cibo da mangiare. 12 milioni i poveri cosiddetti relativi. Quasi quattro persone su dieci (il 37%), che hanno avuto bisogno di aiuti alimentari nel 2013, si trovano nelle regioni del sud Italia, dove si contano ben 1,5 milioni di indigenti, in aumento del 65% negli ultimi 3 anni. In Lombardia il numero di assistiti nel 2013 è balzato del 26% e in Emilia Romagna del 40% anche a causa del terremoto. Da tre anni 70.000 italiani (di cui 30.00 giovani laureati) emigrano ogni anno. Si potrebbe continuare su pensionati e sanità, sfaccettature avviate al massimo degrado. I redditi sono fermi al 1986 (come le rivendicazioni sindacali) e la pressione fiscale è da record mondiale. Media (alla Trilussa) dei redditi annui: 20.300 euro sia nel Nord-est sia nel Nord-ovest, a 18.700 euro al Centro e a 13.200 euro nel Mezzogiorno.

Il paese e la produzione di ricchezza per capovolgere la realtà attuale? Sinteticamente, un centro studi londinese: "Fra 10 anni dell'Italia non resterà nulla". “Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale a un paese povero”, diciamo nemmeno in via di sviluppo. Nel 2012 hanno chiuso 1.600 imprese al giorno (Cgia di Mestre: 370.000/anno) e nel 2013 circa 400.000 (Sole 24 Ore). Non possediamo più nessun mezzo di produzione, né nell’industria, né nell’agricoltura, né nella distribuzione, né nell’energia, né nei trasporti. Hanno e stanno ancora svendendo tutto anche quello che non appartiene loro. Incombe quel debito, che pubblico non è, e che forse non è nemmeno debito, da rimborsare con 50 miliardi di euro annui per 20 anni. E giù tutti i dati che per il rasoio di Occam vi dispenso, ma anche perché li conoscete. Ma sto già moltiplicando gli elementi più del necessario.

Tutto si basa sulla speranza o provvidenza, se non sulle menzogne, se non sull’incredibile credulità popolare. Un ultimo esempio.

La bugia (perché chi potrebbe crederci?), definita persino come una svolta, del Fmi: "Tassare i ricchi e ridistribuire i redditi". "Gli interventi a sostegno dell'eguaglianza potrebbero davvero sostenere la crescita". Noi sappiamo chi sono quando si avvicinano a un fugace socialismo rampante per fare contento il popolino, e magari farsi aiutare dai partiti socialisti, e non dovrebbe stupire che, oltre a cercare di migliorare l'immagine mondiale ormai deleteria del Fondo, (che un certo premio Nobel ha definito un “associazione a delinquere”), cercano sopratutto di preparare la strada a quel prelievo forzoso dai conti correnti (ovviamente, democraticamente, quelli di tutti) ventilato e giudicato da diversi addetti ai lavori pressoché inevitabile. Perché i patrimoni sono anche fatti da quei pochi euro moltiplicati per milioni di conti correnti di sussistenza che intanto, per maggiore controllo, sono diventati obbligatori. Insomma una patrimoniale del 10% per tutti. Visto che lo strombettano da un anno pensate che chi aveva soldi sul conto corrente ce li tenga ancora? Pensate che il denaro della mala passi sui conti correnti postali? Allora la trappola si rivolge ai poveri che non possono evadere.
La sintesi raccapricciante? Renzie, a mio avviso gran chiacchierone, non potrà fare assolutamente nulla, se non strani e vuoti giri di cassa (una specie di prendilo là e mettilo qua e viceversa), se non ulteriori danni sociali. Perché è il sociale la bestia nera da abbattere del liberismo. Per sintetismo.

Occam non dice però se il pessimismo è una sintesi sufficiente a definire la semplice realtà, cioè a non complicare ciò che è semplice.
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1 commento:

  1. Giusto una precisazione: il tasso di disoccupazione odierno non è uguale al 1977. L'espressione "peggior dato dal 1977" - che in effetti trae in inganno, significa che il dato di oggi è il peggiore fra tutti quelli che l'ISTAT ha prodotto dal 1977. Nel 1977 la disoccupazione era intorno al 7%.
    http://goofynomics.blogspot.it/2013/07/58-anni-di-disoccupazione-in-italia.html

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