sabato 8 febbraio 2014

Nuove lobbies

di Tonino D'Orazio

Nella deflagrazione sociale del nostro paese, ma sembra proprio in tutto l’occidente, si stanno formando nuove e potenti lobbies. Oltre a quelle finanziarie, farmaceutiche, industriali e partitiche esistenti. Ognuno aggiunga quelle che intravede irrorare o monopolizzare la nostra società.

Senza entrare nel merito del loro pensiero rivendicativo, ovviamente contro altri pensieri e culture delle stesse società, si intravvedono però nuove cordate formidabili, ideologiche e chiuse. E come ogni lobbies la loro esistenza contrasta le altre e sociologicamente tendono ad imporre il proprio pensiero.
 

Sulla questione degli omosessuali, termine maschile che intende tutta l’area cosiddetta Lgbtqi (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersexual), sapete quanto gli anglosassoni amano le sigle, la sinistra, scontrandosi con una feroce cultura cattolica, ha perso svariate elezioni.

Ogni volta che ha sostenuto la libertà delle persone, anche riferendosi alla Costituzione, e quindi inserito nel suo programma di governo queste questioni, è stato crocifisso su questo dibattito come se fosse l’argomento principale del proprio programma. Da Bertinotti in poi, chi ricorda. La tecnica è sempre la stessa, nei mesi preelettorali si parla di tutto, gli ultimi quindici giorni si “molla” la questione gay e lo show cattolico conservatore inizia. Dico cattolico perché non hanno mai amato il senso del diritto civile, laico e di cittadinanza inserito nella nostra Costituzione. Primeggiano in primo luogo i loro valori religiosi ai quali tutti dovrebbero attenersi per essere “normali”.

Altri, come gli americani del nord, dei Lgbtqi, ne fanno un cavallo di Troia per dimostrare quanto i loro “nemici”, soprattutto russi o musulmani cattivi, siano poco democratici. Ma questo sembra già un giudizio di merito nel quale non voglio entrare. La libertà delle persone deve sempre primeggiare. Se questa non c’è si formano cordate di autodifesa e dopo un po’, a secondo del numero, si formano lobbies chiuse e potenti. Fino ad essere molto interessanti per motivi elettorali.

Lo scontro italiano è in atto e vi si mischiano questioni di varia graduazione morale. La legge persegue chi è palesemente ostile o lede “l’incolumità, la dignità e il decoro delle persone che manifestino anche solo apparentemente orientamenti omosessuali, bisessuali, eterosessuali, pedofili”. Proprio così, pedofili. Lo si legge in uno degli emendamenti al disegno di legge sull’omofobia, non altro che un allargamento della legge Mancino, esaminata dalla Commissione Giustizia del Senato. Chi è gay viene equiparato a chi molesta minori. Tra i firmatari, nuovi e sempre ipocriti DC, uno di loro, Giovanardi, si scusa: “Si tratta di un refuso, la mia intenzione era di scrivere pedofobia, che è l’ostilità verso la pedofilia”. Ma le perplessità rimangono e c’è chi insorge: “Nelle massime istituzione c’è una lobby che cerca di normalizzare la pedofilia e renderla un semplice orientamento sessuale …”. E siccome è sempre semplicistico ritenerli sbadati, se non ignoranti, la perplessità rimane.
 

L’altra lobby, sempre più potente, è quella degli animalisti. Queste persone, dicono i sociologi e gli psicologi, in un momento di forte deflagrazione isolatrice della società si rifugiano nell’amore incondizionato dei propri animali domestici. Diciamo a chilometro zero. Nulla di più normale, anzi. Il problema è che tendono ad attribuire loro una connotazione non più zootecnica ma sempre più umanoide. Basta notare quanta pubblicità televisiva si riferisce al loro cibo e al loro “consigliarci” prodotti vari facendoli “parlare”. Ed allargano anche irrazionalmente questo “amore” a tutta l’area zoologica. Molti fino a diventare vegetariani rigorosi. Spero non vincano troppo.

Sta di fatto che una professione del futuro non sia più il medico, ce ne sono troppi, ma il veterinario, oltre gli infermieri.

L’Italia è nel mirino della Ue per i test sugli animali. Il nostro Paese non ha recepito la direttiva che regolamenta giustamente le sperimentazioni e i test sugli animali evitando il più possibile la sofferenza. E ora rischia 150 mila euro di multa al giorno. Sanno sempre monetizzarci bene.

Il testo del decreto legislativo destinato a recepire la direttiva europea, dopo essere passato dalla Camera, è ora fermo al Senato e tutto il suo iter è stato finora condizionato dallo scontro apertosi tra chi ritiene insufficienti le tutele previste per gli animali e chi sottolinea la necessità di poter utilizzare delle cavie per testare farmaci e altri prodotti potenzialmente pericolosi per la salute umana. O meglio, utili per la salute umana. Senza rischiare gli esperimenti direttamente sugli uomini. Di questi tempi, spesso le cavie sono giovani disperati e disoccupati. Ma sempre più spesso questi esperimenti ormai vengono condotti in paesi poverissimi fuori dall’occidente, dove le regole sono molto labili. E’ la mondializzazione del mercato.

Il dibattito è interessante forse solo per la cultura occidentale che tende in questo modo ad equiparare e porre sullo stesso piano animali e uomini (qualcuno anche i vegetali). Gli altri popoli di culture diverse tendono sempre a ritenere che l’uomo sia in cima alla piramide della vita sulla terra. (Un pacifista direbbe: insomma). Vengono salvati solo alcuni animali che potrebbero, sempre la religione, far parte di un sistema di reincarnazione e salvarsi anche dalla nostra onnivoracità.

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