mercoledì 18 dicembre 2013

La Protesta rubata

Di Tonino D'Orazio

Che la “lotta” contro questa Europa e la trappola dell’Euro avrebbero scatenato una recriminazione popolare era evidente a tutti, anche ai più miopi. Ogni responsabile politico o di partito, da anni, ha necessità di nascondere l’appiattimento e la manipolazione operata contro i valori civici provenienti dalla nostra sana Costituzione repubblicana e antifascista.

Era più facile modificare la Costituzione che applicarla. Era più facile per i partiti occupare le Istituzioni repubblicane piuttosto che considerarle proprietà pubbliche, non privatamente disponibili. Le hanno ideologicamente mercificate, corrotte, e infine regalate ad organismi non elettivi (il minimo, anche in uno Stato borghese), a tecnocratici, che ne hanno sopraffatto la democrazia, che non potrà che appartenere sempre al popolo.

Questo popolo ha diritto di arrabbiarsi e magari di protestare? Cosa deve fare se viene intrappolato dai “poteri forti” sopraffattori, a ricordo di un altro ventennio? Quale nuova Resistenza, questa volta non armata, deve inventarsi per uscire dalla trappola dei nuovi “fascisti”?

Perché tali sono, a detta di Berlinguer, “quelli che opprimono, impoveriscono, sottomettono e sfruttano la classe operaia”, e sono sempre da considerarsi fascisti, neo o meno.

Posso citare Lucio Sergio Catilina (Roma, 108 a.C.–Pistoia, 62 a.C.)? "Ora che il governo della repubblica è caduto nel pieno arbitrio di pochi prepotenti … noi altri tutti, valorosi, valenti, nobili e plebei, non fummo che volgo, senza considerazione senza autorità, schiavi di coloro cui faremmo paura sol che la repubblica esistesse davvero".

Giustamente, già nell'800, si chiamava il popolo «le classi pericolose». Erano quelle classi, dai proletari in giù, che costituivano un pericolo per l'ordine borghese e la sua polizia. Oggi anche la piccola borghesia sembra proletarizzata nella macina dell’austerità, o meglio della guerra dei ricchi contro i poveri. Alla polizia la “legge di stabilità” ha aggiunto un po’ di soldini affinché non prendessero freddo cacciandosi i caschi.

Sicuramente si dovrà cominciare a progettare l'antagonismo al dominio criminale del neoliberismo in termini di internazionale. L’area internazionale più vicina sono le elezioni europee. Un sussulto democratico verso una istituzione di secondo o terzo livello, ma che sola può dare l’idea della volontà di una Europa diversa, cioè non questa sicuramente fallimentare, e che fa salire un livello intollerabile di razzismo tra i suoi popoli.

Allora tutti contro l’Europa. Si tratta di aggiungere polverone per poter parlare a tutti. Tutti hanno bisogno dei prossimi voti, di protesta o di assenso. Un polverone mai visto.

Una estrema destra italiana che si fa sorpassare dalla Lega Nord che cita pubblicamente come criminali i tecnocrati di Bruxelles. Chissà dov’erano in questi ultimi anni, diciamo da Lisbona in poi. La rinata camaleontica Forza Italia si schiera contro l’Europa e contro l’euro sperando di raccogliere i voti di protesta andati al Movimento 5 Stelle. Nessuno sembra porsi il problema di dove sono stati e cos’hanno fatto in questo ultimo ventennio. Se fossero all’origine della protesta dei “forconi”, partiti dalla Sicilia ma organizzati e forti in Lombardia (ma guarda!) non mi stupirebbe, visto che chiedono il voto anticipato e lo scioglimento di un parlamento oggi incostituzionale. Anzi il dubbio viene dalla ridondanza che i media stanno dando a gruppuscoli che fanno finta di bloccare il traffico sotto l’occhio paterno della polizia. Addirittura una diretta non stop di Rai Uno. Altra cosa il massacro degli studenti che guarda caso protestavano per le stesse cose. Ma c’è chi può e chi non può.

Poi ci sono un PD e un Renzi che minacciano Letta su varie cose e sfidano Grillo dall’alto del loro potere parlamentare con proposte inaccettabili. Per essere sicuri scippano la riforma elettorale al Senato per proporlo in Parlamento. Ma sicuramente, checché ne dica Sel di Vendola, con Napolitano in testa e Bildeberg dietro, è il partito che annuncia che vorrebbe una Europa diversa ma purtroppo questa è la realtà, così come ha annunciato per anni la riforma elettorale della quale ancora non si vede la luce. Ma per modificare la Costituzione a favore dei tecnocrati di Bruxelles hanno facilmente trovato i voti del centro e di tutte le destre parlamentari. Insomma si predica bene e si razzola male.

Nel momento in cui il capitalismo attraversa la più grave delle sue crisi, perché di questo si tratta, dopo quella degli anni '30, i principali partiti che si dichiarano di sinistra rimangono muti e imbarazzati. Nel migliore dei casi promettono di rabberciare il sistema, ma più spesso cercano di dar prova dì senso dì responsabilità raccomandando a loro volta purghe liberiste. Sono stati i governi a conduzione socialista a negoziare i piani di austerità dell’Unione Europea. E non temono le elezioni europee, tanto sono garantiti dal centrodestra, dimostrando, con la grande coalizione, che si può sempre fare due contro uno, rappresentando impropriamente questi ultimi gli “antieuropeisti” e i populisti. Il declino dell'Europa è anche il crepuscolo dell'influenza ideologica del continente che vide nascere il sindacalismo, il socialismo e il comunismo, e sembra oggi più disposto di altri a rassegnarsi alla loro scomparsa. Sembra che il socialismo abbia cambiato continente e si sia spostato in America Latina.

Ci sono i partiti della sinistra storica che però contano ormai così poco che nessuno li sta a sentire, eppure il loro gruppo, a livello europeo, ma anche italiano, ha sempre protestato contro le direttive che affossavano il nostro paese, il mondo del lavoro e del welfare.

Poi ci sono i giovani del M5S che da molto tempo sono i veri paladini di una riforma dei trattati europei in senso di partecipazione democratica e di consenso popolare, fino a chiedere con referendum se uscire o meno dall’euro. Forse hanno tutti contro e li si fa parlare poco, li si interpella con poca dignità giornalistica e li si intervista sempre possibilmente in negativo. Però hanno ottenuto il 30% dei voti, e non immischiandosi con i partiti del sistema mantengono intatta, se non la accrescono, la loro reputazione di vera e unica capacità di poter modificare il sistema strangolatore del popolo. Anche perché il sistema continua a girare a vuoto, cioè no, allo stesso modo di quando c’era Berlusconi e Monti, da una promessa all’altra, mentre si stanno svendendo e mangiando l’Italia e le sue possibilità di ripresa. L’ossimoro, e lo sfottò di Letta, del mangiare sta anche nel panettone che mangeremo l’anno prossimo, fatevi una ragione per quest’anno, come per tutte le balle della ripresa.

Allora tutti “rivoluzionari”, nessun “rivoluzionario”.

Infatti, il polverone si è alzato e ci accompagnerà fino a maggio 2014, poi si vedrà.

Quanto potrà durare in Europa questa blindatura del sistema politico, mentre la rabbia sociale continua a salire?
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