sabato 21 settembre 2013

Il Presidente e il sovversivo

Caro Presidente, grazie a lei e ad una classe politica che definire indecente è fare un'offesa all'indecenza, ho perso la voglia di scrivere e persino commentare i fatti della politica con gli amici, ma adesso che si mette a difendere i sovversivi, lei mi istilla nuovo vigore e mi sollecita a prendere la parola spinto dalla nostalgia dei vecchi tempi, quando anch'io ero o presumevo di essere un sovversivo. Si, lei con i suoi discorsi: " spegnere nell'interesse del paese il conflitto fra politica e giustizia", "la spirale di contrapposizione fra politica e giustizia che da troppi anni imperversa in Italia", difende neanche tanto implicitamente, uno che ha violato la legge (chi altri potrebbe essere il soggetto di tale conflitto se non un tale signore condannato per frode fiscale?), e che pretende in coscienza di far valere la propria valutazione soggettiva dei fatti, all'oggettività del giudizio penale, dando involontariaomente legittimità all'idea del conflitto fra legge e coscienza individuale, un conflitto che nella maggioranza dei casi si risolve nella giustificazione alla violazione delle legge stessa e in una ridefinizione del diritto su basi più confacenti ai rapporti di forza in campo fra classi e ceti sociali. Insomma lei difende un sovversivo. In linea di principio sarei d'accordo con questa visione delle cose. Io credo che la coscienza sia l'unica entità, al di fuori della normativa del diritto e di una ipostatizzazione dello stesso, che ci autorizza a violare la legge, a patto che se ne paghino le conseguenze. La coscienza è guidata dall'indignazione o da un senso di missione della storia e spesso lo riconosco è cattiva consigliera, ma senza di questa saremmo ancora alla servitù della gleba, gli operai lavorerebbero 12 ore al giorno per paghe misere e i neri non avrebbero diritto di sedere a fianco a un bianco in un autobus. Ma questo è il punto: c'è la sovversione del povero e la sovversione del ricco. Quella del povero interroga la mia coscienza, quello del ricco mi fa rabbia, perché utilizza la propria forza per scardinare un potere che gli è di intralcio, solo ed esclusivamente per i propri fini. Lei mi sembra decisamente propenso a condannare la sovversione del povero e molto più incline a tollerare al sovversione del ricco, in nome della salvaguardia di una presunta stabilità che puzza tanto di difesa delle oligarchie.

Bene la mia coscienza a questo punto mi costringe ad un atto para sovversivo: dato che io considero la sovversione del ricco un'ingiustizia e un arretramento dei diritto stesso, poiché l'interesse del ricco non ha alcun carattere universale, ma bensì puramente egoistico, e dato che io credo che la sovversione sia legittima solo se porta ad una ridefinizione del diritto che va incontro al bene comune, la disconosco da mio presidente, poiché la sua presa di posizione è lesiva dell'interesse generale.


Distinti saluti
Franco Cilli 


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