lunedì 15 luglio 2013

L’apparente austerità della Lettonia: una lezione per l’Europa (e per i liberisti)

da keynesblog
 

Lettonia, Estonia e Lituania hanno tagliato la spesa pubblica ma si stanno riprendendo dopo una profonda contrazione. I liberisti esultano, ma nascondono un “piccolo particolare”. Ecco quale.

Le tre repubbliche baltiche sono il fiore all’occhiello dei liberisti americani. Sul blog del Cato Institute, famoso think tank di orientamento ultraliberista, si possono leggere titoli come: “Copiamo i paesi baltici, tagliamo davvero la spesa pubblica”. Oppure “E’ un dato di fatto, i paesi baltici sono un caso di successo”. O ancora: “Estonia, un piccolo paese che può”. Essendo sempre più difficile dimostrare il recupero post-tagli di Spagna, Irlanda, Grecia, le tre piccole repubbliche ex sovietiche sono rimaste l’unico appiglio per difendere l’ “austerità espansiva”.
Il successo sarebbe questo: dopo la crisi del 2007/8, durante la quale le tre repubbliche ebbero spaventose contrazioni del PIL (circa il 14% per la Lituania) ora i tre paesi sono tornati a crescere. Niente di straordinario in realtà, circa il 2% nel 2010/2011, mentre il 2012 si preannuncia meno positivo. Ma, dicono al Cato, ciò è avvenuto dopo una significativa contrazione della spesa pubblica.



Ergo, tagliare la spesa pubblica è la ricetta per uscire dalla crisi. La tesi potrebbe essere confutata semplicemente ricordando Lettonia, Estonia e Lituania, messe insieme, hanno una popolazione di 6 milioni di abitanti, vale a dire meno della sola Londra. Nazioni così minuscole sono influenzate significativamente da quello che avviene loro intorno: basta un piccolo incremento delle esportazioni ed ecco che l’economia riprende. Confrontare questi paesi agli USA, come fa il Cato Institute, o a qualsiasi dei paesi del G20 è semplicemente senza senso. Ma non è questo l’argomento.
Il blog della Real World Economics Review ha fatto una interessante “scoperta” andando a guardare i dati dei ministeri delle finanze dei tre paesi. Questa:



 Il grafico evidenzia che i trasferimenti dell’Unione europea ai tre paesi hanno viaggiato intorno al 4% del loro PIL. Per i paesi PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) non hanno raggiunto neppure l’1%. Per il 2012 la previsione, riguardo all’Estonia, è di trasferimenti che toccheranno il 5% del PIL. Secondo il ministero delle finanze estone i trasferimenti dell’EU per il periodo 2007-2013 contano il 18% dell’intera spesa pubblica della piccola repubblica. Non male! Senza questi interventi “federali”, quella che è stata una modesta crescita si sarebbe trasformata in una ulteriore contrazione.
Almeno due lezioni si possono trarre da questa storia. La prima è che è facile sbagliarsi quando si vuole dimostrare una tesi precostituita. Basta ignorare i dati che non fanno comodo. La seconda è che la richiesta di maggiore rigore fiscale dei singoli stati deve accompagnarsi a una significativa spesa “federale”, altrimenti sarà inevitabilmente recessione. Non esistono diete gratis.

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