domenica 28 luglio 2013

La bulimia dei servi e le virtù dell'on. Lanzillotta

Durante un programma televisivo, l'onorevole Lanzillotta, ha detto fra le righe una cosa molto grave, ma con estrema naturalezza. Si parlava di spesa pubblica italiana (800 mld), che per questi signori è sempre troppo alta, e si parlava ovviamente di tagli. Immancabile la sanità, che per quanto l'Italia sia la cenerentola in Europa per la spesa in rapporto al PIL, comunque va tagliata. Ad un certo punto, forse per un istinto incontrollato, l'onorevole ha tirato fuori le retribuzioni nel pubblico, scivolando rapidamente su una frase profondamente rivelatrice dei suoi pensieri reconditi: "... per fortuna (le retribuzioni pubbliche) stanno già diminuendo ma ci sono dei vincoli, occorre gradualità". Sissignore ha detto proprio "per fortuna". In altre parole, non possiamo taglieggiarli troppo e troppo in fretta, dateci un po' di tempo e ve li sistemiamo a dovere. Quelle frasi pronunciate in quel contesto, sono sembrate una cosa normalissima e a un orecchio poco attento potevano assumere una valenza quasi neutrale o fatalmente necessaria. Se mettiamo insieme quanto detto nelle premesse con questa improvvida irruzione dell'inconscio, il manifesto delle riforme all'europea è presto fatto. In sintesi: far dimagrire il settore pubblico un po' alla volta, come farebbe un bravo nutrizionista per non provocare reazioni scioccanti e controproducenti, tagliare il welfare a più non posso, sanità prima di tutto, con la scusa che "non è più sostenibile", perché non ci sono i soldi, perché ce lo chiede l'Europa ecc., e infine privatizzare tutto il privatizzabile. Tutto ciò a detta dei saggi servirebbe a diminuire il debito pubblico, a renderci virtuosi e a portare danaro fresco per far ripartire la "crescita". Un meccanismo ben congegnato direi, sebbene demolito da diversi economisti seri per i suoi effetti depressivi e se vogliamo perfino moltiplicatori del debito. Ad ogni modo tornando ai nostri dipendenti pubblici, fatte le dovute proporzioni in base alla ripartizione della spesa pubblica, questi vengono presentati come un esercito di maledetti bulimici divoratori della torta pubblica, non importa se hanno stipendi da fame, e se molti devono tirare la carretta per campare, qui si parla di categorie generali, di metafisica austeritaria, di spiritualismo mercantile, la carne viva non conta. Logiche da menti elette. A tutto questo gran parlare di austerità e tagli e stringiamo la cinghia, si aggiunge poi la dismissione del patrimonio pubblico sempre a beneficio dei privati.  

La spesa pubblica troppo elevata, la necessità inderogabile dei conti in ordine sancita dall'Europa, l'austerità come regola prima e non aggirabile, pena la pedità di ogni virtù, sono ormai ingredienti di una fabula che ha come unici protagonisti i mercati e le oligarchie finanziarie. Credo che le frasi di questa tagliatrice di teste, quelle esplicite e quelle scappate fuori dai denti, siano profondamente rivelatrici di ciò che ci attende e della filosofia di quelle "riforme" che la nostra orribile classe politica intende portare avanti. Fortunatamente succede che alle volte questi "illuminati" si lascino scappare le vere finalità del loro agire e pronuncino frasi di così elevata gravità, con la naturalezza di un pettegolezzo dal parrucchiere. Lanzillotta a parte, le finalità di questo bel manifesto, sono presto dette: una società di stampo feudale, dove i servi sono sotto il costante ricatto della penuria di risorse e con a capo una classe di parassiti che prospera allegramente, permettendo ad un'economia malefica di succhiare le ultime enclosure rimaste e dare un colpo mortale a tutte le conquiste degli ultimi due secoli. Il tutto con il supporto di una politica ridotta  a pura appendice di organismi sovranazionali che dettano le regole. 

Complottismo? Vaneggiamenti? Non credo. Le parole e le azioni di questi signori sono abbastanza chiare e seppure costoro non dibattono di tali argomenti col cappuccio in testa in sale buie, come si conviene ad una conventicola di illuminati, gli effetti di tanto agire sono quelli che abbiamo sotto gli occhi: aziende che chiudono, redditi decurtati e compressi, servizi sempre più scadenti, università scuole e sanità sotto attacco, disoccupazione alle stelle. Di contro banche salvate al prezzo del nostro sangue, forbice fra chi ha tanto e chi ha poco in costante aumento. Serve altro?

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