lunedì 8 luglio 2013

Avanza il fronte anti Europa

Tonino D’Orazio

Aver abbandonato la forza popolare della democrazia da parte dei partiti tradizionali antifascisti per una baracca-struttura tecnocrate ed autoritaria europea sta spingendo le forze popolari di sinistra o di destra a tentare di liberarsi dai vincoli strangolatori di Bruxelles. Chi non ha capito può resistere, ma se il concetto è che questa Europa ha portato, non solo con l’euro, allo sfacelo dello stato sociale, alla disperazione di intere generazioni, all’abbandono di un possibile benessere o giustizia sociale, prima o poi dovrà fare i conti con la storia.
In tutte le elezioni nazionali di questi ultimi due anni in Europa abbiamo da una parte due terzi dei partiti (direi in una ideologia condivisa nella pratica), non dell’elettorato però, contro un terzo di cittadini, “né di sinistra, né di destra”, come se questi ultimi fossero i “conservatori” del disastro attuale e futuro. In realtà passano per garanti ma per l’altro terzo, più il 50% dei cittadini non votanti (in vari paesi), magari passano per traditori e svenditori del popolo e della nazione. Sì, della “nazione” perché l’aver introdotto la guerra economica ha fatto sì che una nazione stia comandando le altre, facendo risorgere in queste ultime rigurgiti di nazionalismo comprensibili. Bisogna ragionare freddamente su quel che sta avvenendo e cercare di non fare solo il tifo. Tutto il Mediterraneo è in fermento. E le elezioni europee sono vicine.
La Germania sta perdendo la sua terza guerra europea di egemonia, e il virus è anche al suo interno. Vedremo in ottobre, perché anche da loro non è oro tutto quel che luccica. Sta crescendo in modo esponenziale un nuovo partito, Alternative für Deutschland , che molto probabilmente supererà anche lui il 25%. E sono proprio i socialdemocratici che pur avevano garantito un welfare invidiabile e condiviso a limarlo un bel po’ alla volta, in accordo con la Merkel e la scelta del Sindacato unico di salvare i posti di lavoro diminuendo i salari, man mano la disoccupazione avanza, con la dimostrazione che non ha funzionato e che c’è la fregatura.
La Grecia non conta, la Spagna, il Portogallo, Cipro, l’Austria, la Slovenia, la Olanda, il Belgio, gli ex paesi dell’est e anche l’Italia non contano nulla. Ma la Francia sì, parecchio.
Il Front National di Le Pen sorpassa il Partito Socialista nei sondaggi per le elezioni europee, salendo al primo posto. Sostituendosi ai socialisti in alcune ultime amministrative. E Marine Le Pen è pronta. Il leader del FN ha affermato che nel caso vincesse le elezioni e andasse alla guida della Francia, il suo obiettivo sarà distruggere l’ordine esistente dell’Europa e forzare la rottura dell’Unione monetaria. “L’Europa è solo un grande bluff. Da un lato c’è l’immenso potere dei popoli sovrani e dall’altro lato solo alcuni tecnocrati”. Miseri e venduti alle banche americane.
Alla domanda se lei intendesse ritirare immediatamente la Francia dell’euro, ha risposto: “sì, perché l’euro blocca tutte le decisioni economiche. La Francia non è un paese che può accettare la tutela di Bruxelles”. Il suo primo ordine una volta all’Eliseo, sarà l’annuncio di un referendum sull’adesione all’UE. Vedremo quanti deputati manderanno al Parlamento europeo. Nelle ultime elezioni le “cinture rosse operaie” intorno a Parigi sembravano d’accordo. Almeno la classe operaia bianca francese, abbandonata dai socialisti “frou-frou” del mite Hollande. (da Le Monde diplomatique)
Ho già detto in precedenti articoli della Gran Bretagna dove il partito anti-europeista di Nigel Farace ha appena ottenuto il 23% (era al 3% cinque anni fa) alle amministrative a livello nazionale, spingendo la destra dei conservatori di Cameron al governo a chiedere anche loro un referendum sull’uscita, non dall’euro perché non sono mai voluti entrare, ma dall’Unione, iniziando dalla feroce discussione sul bilancio. Basta andare su You tube e ascoltare il suo ultimo intervento al Parlamento europeo.
In Italia le ultime piazzate di Savini della Lega Nord contro l’Europa indica che la campagna elettorale europea è iniziata, in modo fortemente autonomista e contro. Lo stesso M5S, nel suo programma propone il referendum per una uscita dell’Italia dall’euro. Oggi, politicamente, rappresentano il 27% dei votanti, ma non è detto che gli astensionisti non tornino a votare secco contro questa Europa con una proposta che, sbagliando, molti già chiamano “populista”. In psicologia l’espressione della volontà popolare è il voto su base prevalentemente istintiva, soprattutto di coloro che risultano indecisi o che non rispondono ai sondaggi. Le motivazioni profonde che determinano la “profezia del vincitore annunciato” sono legate all’aspetto istintivo che è in noi. Al fatto che è certo più piacevole fare parte di quelli che stanno vincendo piuttosto che dei perdenti, all’idea che se tutti stanno andando verso quella direzione forse là c’è la soluzione ai nostri problemi. Questa volta la realtà è che nella direzione della “maggioranza contrattata” i problemi delle persone e delle famiglie si stanno moltiplicando. Non so se ulteriori iniezioni di elementi di paura saranno sufficienti Il baratro c’è comunque o cadendoci o scivolandoci al rallentatore.
Quanti deputati invieranno al Parlamento europeo i francesi? Quanti greci, quanti spagnoli, quanti tedeschi, quanti inglesi vi andranno in funzione anti questa Europa? Quanti italiani? Che terremoto politico annunciato rappresenteranno nei propri paesi?
Se il Parlamento europeo potrà legiferare per tutti, allora l’Europa dei popoli potrebbe fare un passo avanti. Ma bisogna rivedere il Trattato di Lisbona e ricondurre Maastricht dalla monetaria alla politica.
Abolire quindici anni di prepotenza dei “poteri forti”. Operazione oggi impossibile. Ma se l’Europa è questa baracca-gabbia disastrosa tutti cercheranno, prima o poi, di uscirne, che siano proposte di destra o di sinistra, o di “popolo” inserito in un “riprendiamoci la libertà”. Quest’ultima è una espressione più potente di qualsiasi programma, nel bene e nel male.

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