venerdì 28 giugno 2013

Galbraith e i socialdemocratici contro l'austerità e il debito insostenibile

Raffaella Bolini da huffingtonpost.it


James K. Galbraith non usa giri di parole per dire che l'Unione europea, se continua così, non ha futuro, e che i paesi che la compongono sono a un passo dalla rovina. "È inutile illudersi che si possa tenere il fuoco lontano da casa. Una stanza già brucia, ed è la Grecia. Se non si spegne quel fuoco, una dopo l'altra crollerà tutto." L'economista, figlio dell'omonimo padre, da anni lancia attacchi frontali al neoliberismo che, ripete anche nella sala del Parlamento Europeo il giorno prima del Consiglio Europeo, non è una scienza - è una ideologia reazionaria.
All'auditorio, composto da parlamentari europei, esponenti sindacali soprattutto di mondo tedesco, e associazioni aderenti a Solidar - una grande rete europea per la giustizia sociale - ripete più volte "Non avete tempo. Dovete avere un progetto di grandi riforme progressiste nella testa, ma prima di tutto dovete prendere le decisioni urgenti, quelle che invertono la rotta."
Lo dice chiaramente: "A chi non è in grado di pagare il debito, se non a prezzo della rovina, bisogna consentire di non pagare. Una parte del debito deve essere considerato inesigibile. Le banche in crisi devono essere messe sotto controllo democratico. Non illudete la vostra gente con la promessa della crescita. Per recuperare questo disastro ci vorranno decenni. Intanto stabilizzate la situazione, questa è la priorità".
Risponde così, entrando di punta nel tema debito, al Nuovo Piano Marshall della Dgb, il sindacato tedesco. Un piano dettagliato, concretissimo, tutto rivolto al positivo. Che al posto dell'austerità punta su grandi investimenti per lo sviluppo, il lavoro, la riconversione ecologica, la crescita. Dicendo chiaramente che per un piano efficace servono molte decine di miliardi di euro all'anno, per almeno un decennio. E che si possono trovare: con la tassazione delle transazioni finanziarie, con la chiusura dei paradisi fiscali, con la redistribuzione e la tassazione dei ricchi.
È una discussione davvero interessante, e lontano mille anni luce dall'insipienza del dibattito politico italiano, quello organizzato da Josef Weidenholzer, presidente di Solidar, il giorno prima dell'assemblea generale della rete europea.
Josef è un eurodeputato austriaco socialdemocratico. In questi ultimi mesi è stato molto impegnato per il successo della Ice per l'acqua pubblica in Austria, ha lottato per l'esclusione dell'acqua dalla direttiva sugli appalti pubblici (che minacciava per vie traverse di obbligare alla privatizzazione gli Enti Locali). È ancora sconvolto da un viaggio recente in Grecia. Da mesi ripete che, se si continua così, in Europa è a rischio la pace. Lo dicono in tanti, nel nord Europa.
Ad ascoltare Galbraith c'è Hannes Swoboda, presidente del gruppo socialista al Parlamento europeo. Per la sala circola ultima pubblicazione di Swoboda che si intitola (maiuscole incluse) BASTA! Finirla con l'austerità, una forte denuncia del disastro sociale, economico e democratico prodotto dalle scelte della Unione europea, che ha affidato alla Troika il potere completamente fuori controllo di applicare riforme completamente sbagliate - perché le riforme non sono neutre, e quindi non buone in sé.
Siamo in casa socialista. All'assemblea di Solidar -anche grazie alla pressione di alcuni soci che chiedono alla rete un posizionamento più autonomo- il giorno dopo intervengono anche Thomas Handel, deputato del gruppo della sinistra europea Gue, e Philippe Lambert, deputato verde schierato contro l'austerità che ha parlato anche all'Altersummit di Atene. Ma il dibattito vero è tutto dentro alla famiglia socialdemocratica.
Ancora più di interesse il fatto che nel dibattito con Galbraith la maggioranza degli interlocutori sono dell'Europa di lingua tedesca - area Merkel, che l'austerità l'ha imposta e ci ha anche guadagnato. Le elezioni tedesche sono nell'aria, quelle europee seguiranno a ruota e nessuno fa finta di non pensarci.
"Bisogna vincere le elezioni" dice apertamente Josef "almeno quelle europee perché in Germania non sarà facile. Non vinceremo senza una grande mobilitazione contro l'austerità, partiti insieme a sindacati e società civile." E auspica un giorno comune di manifestazioni in tutta Europa. Lo stesso auspicio con cui si è chiuso l'Altersummit di Atene, dove la componente politica più impegnata è invece la sinistra del GUE.
Che ci sia una speranza? Se si realizzasse un magico intreccio fra la consapevolezza vera del pericolo, il contagio della crisi anche nel nord Europa, la ricerca di consenso elettorale contro la destra, la reazione contro l'anti-europeismo che cresce, le spinte per una vera alternativa sistemica e quelle per un riformismo progressista non liberista, forse qualcosa potrebbe succedere.
Forse sarebbe possibile la costruzione di un campo di forze plurale -persino avversario in prospettiva ma unito oggi per frenare la rotta europea che va dritta verso il naufragio.
Certo, per come sono oggi le cose non pare possibile che a guidare un processo del genere sia l'Italia, con una sinistra dispersa, un centro-sinistra pieno di liberisti, e un governo che spaccia pochi spiccioli a giovane (fare i conti per credere) come grandi investimenti contro la disoccupazione.
Ma non siamo nazionalisti, quindi proviamo a sperare che in Europa qualcosa si muova e ci trascini con sè.




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