martedì 4 giugno 2013

Evviva!

Tonino D'Orazio
 
L’Italia non è più un paese sorvegliato speciale. Risultato in soli 40 giorni di governo Berlusconi-Letta-Monti. Anche se non abbiamo votato bene, Napolitano ha messo a posto le cose per la continuità. Per il 2012 il debito pubblico (che ormai avrebbero dovuto capire tutti che dentro, per 60% c’è il debito privato delle imprese e delle banche) raggiungerà, se ce la raccontano giusta e non farci paura, il 130%.
Evviva! Se il paese crescerà (sempre aspettando la fase due e non saremo tutti morti di fame) raggiungeremo l’obbligo europeo del 60% del rapporto tra debito e Pil, nel 2093. Lo spergiura l’Istat, senza nemmeno sorridere. Mettiamoci l’anima in pace e continuiamo nel percorso. Non c’è alternativa. Ci spinge la curiosità di sapere, fino all’ultimo respiro, che di anno in anno andrà meglio, come certificano i vari identici governi che si susseguono dall’euro in poi. Bisogna credere, ormai è una questione di fede e speranza. Tra l’altro Draghi dice che già andrà meglio nel secondo semestre 2013. Si mettessero almeno d’accordo, rischieremmo di crederci.
Evviva! Ci hanno appena comunicato ufficialmente che abbiamo 25 anni di ritardo. Da chi, da che cosa? Perché non dire che siamo tornati indietro di 25 anni? E’ più preciso e sa meno di menzogna, visto che se ne erano accorti tutti. Però la scientificità, vuoi mettere!
Evviva! L’Istat ci comunica che per tornare ai livelli occupazionali a cui siamo abituati dobbiamo aspettare il 2076. Che ci vuole! Se tutto va bene. Siamo già qui ad aspettare da almeno dieci anni.
Dice l’Ilo (organizzazione mondiale del lavoro) che all’Italia servono subito circa 1,7 milioni di nuovi posti di lavoro per riportare il tasso di occupazione ai livelli pre-crisi. Bel consiglio.

Evviva! Antica ed efficace regola per diminuire la disoccupazione. Sono pronti a lasciare l'Italia -sottolinea la Coldiretti- sia gli studenti (59%) che i disoccupati (53%), ma anche coloro che hanno già un lavoro (47%). Questo perché il 73% dei giovani ritiene che l'Italia non possa offrire in nessun modo un futuro. Chissà se saranno nel 50% degli astenuti al voto. Quando si dice democrazia, lavoro e futuro.

Evviva la truffa dell’abolizione dei rimborsi elettorali. I soldi ai partiti vanno lo stesso. Intanto la data di abolizione, a decrescere, del 2017. ma per quest’anno i rimborsi non si toccano. Dalla dichiarazione 2015 (per anno 2014) i “partiti” politici riceveranno il 2/mille dai cittadini tramite la dichiarazione dei redditi sulle persone fisiche, oltre ovviamente il 60% ancora “dovuto”. Così per gli anni successivi si somma il vecchio dovuto al nuovo. Altri benefici: la concessione gratuita di spazi (anche tv) e servizi, e dal demanio, locali e palazzi gratuiti. Un affare. Se i cittadini non scelgono, la torta di 800 milioni del 2/mille se la dividono ugualmente, proporzionalmente. In realtà raddoppieranno i contributi ricevuti, magari prendendosi anche i soldi rifiutati dal M5S (non è un “partito”!), e diranno che le riforme promesse vanno avanti. Aspettiamo conferma dal canuto Napolitano. A meno di devolvere il 2/mille direttamente allo stato. Quanti lo sapranno e lo faranno? Passata la festa, gabbato il santo. Invece non è previsto niente per regolare il funzionamento delle fondazioni politiche e la trasparenza dei partiti stessi. Invece vengono raddoppiate le esenzioni fiscali alle imprese per le “donazioni volontarie” ai partiti. Non basta, ancora dal 2014 partiti e movimenti (però!) possono essere ammessi al regime fiscale agevolato”. Dell’Imu, dell’aumento Iva e del lavoro non si è ancora sicuri di niente, ma il dibattito sul presidenzialismo anti-costituzionale, sostenuto dal garante Napolitano, va avanti. Prossimo presidente-capò sarà ovviamente il novantenne pluri-indagato e condannato Berlusconi. Quando la “sinistra” si muove…

Evviva, tra giugno 2012 e maggio 2013 il Mib segna un +35%. Il Pil è in calo da sette trimestri consecutivi. Consumi e produzione industriale crollano, la disoccupazione è ai massimi storici. Uno scollamento sempre più profondo tra finanza ed economia. Una classica bolla. E prima o poi le bolle scoppiano, causando disastri economici e sociali. Se non cambiamo dalle fondamenta l'attuale sistema, il dubbio non è “se” ma “quando” scoppierà. Ma chi vuole cambiare cosa? Chi conta in questo momento sta guadagnando forte.

Evviva, c’è l’unità sindacale sulla rappresentanza. Bene. Certamente. Ma sicuramente un patto con Cisl-Uil e Confindustria non è mai sufficiente e affidabile. Sono troppo volubili. E’ necessaria allora una Legge sulla Democrazia Sindacale, per affermare l’universalità di un diritto democratico fuori e dentro i posti di lavoro, se si vuole recuperare al sindacato tutti gli esclusi per legge.

Evviva! La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l'articolo 3 della Legge della Regione Abruzzo (n1.del 10 gennaio 2012) con il quale si è istituito uno stanziamento di 200 mila euro per i rimborsi ai cittadini affetti da patologie oncologiche. Morire sì, però in silenzio. Non si può sforare il bilancio previsto. Il presidente della regione Chiodi: “Continueremo a cercare soluzioni. Ma no a strumentalizzazioni macabre”. Ci mancherebbe siamo tutti fair play.

Ho sicuramente tralasciato parecchie cose per essere più speranzosi e allegri, ma non mi andava di parlare di pensioni e pensionati.

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