sabato 25 maggio 2013

Per fermare la crisi serve una rivolta, ma anche un'idea

di Franco Cilli
Ha ragione Revelli per fermare la crisi ci vuole una rivolta, ma non basta, ci vogliono idee chiare e passione. 
Il dato fondamentale di questa crisi è il ricatto, una bestia nera che trae le sue energie dalla paura. Siamo ricattati dalla menzogna di chi ci dice : “ non ci sono più soldi”, quindi dovete accettare tutto o morirete. Questo messaggio ha un valore assoluto, perché è l'unico apparentemente logico. Non puoi sperare in qualcosa che non c'è, non ci sono i soldi, devi solo sperare che di quei pochi rimasti te ne spetti una parte, è una logica primordiale, che può essere sconfitta solo dalla forza del miracolo, quello che può moltiplicare il pane e i pesci. Ma in economia nessuno crede ai miracoli, né il ricco né il povero, né il savio, né l'ignorante, quelli fanno parte di una sfera distinta dalla mondanità, sebbene si compenetri con essa. In economia si crede solo al dato concreto, anche se suona come una moneta di rame. L'unica è mettere il mondo a testa in giù, una rivoluzione copernicana in grado di modificare radicalmente la percezione della realtà e rendere attuale l'inattuabile, ma per farlo abbiamo bisogna di una grande forza evocativa. In parole povere occorre creare un think tank di persone in grado di elaborare una proposta organica e vincente per uscire da questa crisi, sulla base di un nuovo paradigma e di una logica che utilizza codici interpretativi diversi da quelli abituali. Questo trust di cervelli deve essere capace di coniugare nuove visioni della realtà con lo sviluppo di un movimento sociale di massa, a forte impronta egualitaria, che agisce e pensa dentro l'idea del bene comune, sfatando i dogmi con i quali siamo stati allevati, gli stessi che ci hanno indotto a credere che esiste una sola idea di economia. Un movimento capace di connettersi a realtà analoghe in Europa e nel mondo, perché è l'Europa delle banche che dobbiamo cambiare, mordere il mondo intero e attraverso le nostre grida di dolore cambiare la percezione del mondo che ci hanno inculcato.

Il nodo gordiano è l'economia. Abbiamo bisogno di sapere che esiste una via diversa dall'austerità, perché l'austerità ci sta uccidendo e sta uccidendo il nostro futuro. I tanti intellettuali, economisti, politici, devono smetterla di pensare in piccolo, aspettando di essere corteggiati dal partito o movimento di turno, con la promessa di uno scranno da cui lanciare suggestioni che si sbriciolano a contatto con l'aria. Le intelligenze funzionano meglio quando agiscono in sinergia e quando si dedicano ad un progetto di ampio respiro, capace di smuovere le coscienze. Non possiamo attardarci su proposte minoritarie, dobbiamo aspirare alla maggioranza e prendere il potere, noi tutti, sperimentando nuove forme di rappresentanza e di politica economica. Questo Grillo lo ha capito da tempo, ma la sua forza è anche la sua debolezza, perché non riesce a separare il potere dall'ambiguità, ed è costretto a mascherare messaggi ambigui dietro un lessico corrotto e falsamente universale. Noi dobbiamo parlare una lingua prurale per dire cose semplici e senza concessioni al razzismo o all'ansia di sicurezza come fa Grillo.

È paradossale pensare che una proposta di democrazia avanzata e di rivoluzione economica, possa essere partorita da un manipolo di “illuminati”, lo so, ma è sempre stato così, quelli che hanno dato il via alle rivoluzioni nella storia, sono sempre stati gruppi di persone facenti parte di un'élite culturale che si è auto-attribuita una missione, non c'è verso. È stato così per le rivoluzioni liberali ed è stato così per quelle marxiste. Persone in grado di padroneggiare gli strumenti della scienza del potere senza farsi distrarre dalla banalità del quotidiano o dai morsi del bisogno.

Persone del genere ne abbiamo, aspettiamo solo che trovino il momento giusto per mettersi insieme.



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