giovedì 30 maggio 2013

Medicine alternative: una iattura per la sinistra (e non solo)


Riposto questo vecchio post del 2009 anche se mi farò molti nemici e farò arricciare il naso a molti amici. 

L'articolo contiene argomentazioni che oggi non ripeterei, ma in buona sostanza i concetti di fondo rimagono inalterati

di Franco Cilli

Come possano persone raziocinati credere nelle stravaganze e nelle assurdità delle cosiddette medicine alternative, è per me motivo di sorpresa ed anche di preoccupazione. Lo so, non dovrei sorprendermi, le spiegazioni ci sono, ma evidentemente il mio lobo limbico non si arrende e continua a produrre emozioni in risposta a stimoli stereotipati. Amici che conosco da una vita, medici, professionisti che lavorano col cervello, persone ragionevoli, credono che esista una “medicina alternativa”, cioè una scienza che la medicina ufficiale ripudia, oscura, mette all’angolo, ostacola scientemente per biechi motivi di profitto, censura o semplicemente ignora. Lo credono perché vogliono crederci. Per me è una sorta di dissociazione psicotica, di delirio: una parte del loro ego non è disposta ad accettare le evidenze della ragione, malgrado le infinite confutazioni che ridicolizzano le loro credenze. La cosa buffa è che ci credono per una sorta di dover essere, a scatola chiusa, senza neanche preoccuparsi di quale sia la materia del contendere, quella pratica deve essere buona. Punto. Se citi, ad esempio, il dottor Andrew Still e le sue bizzarre teorie, che hanno dato origine all’osteopatia, rimangono a bocca aperta. Andrew Still chi? Ti chiedono. Non conoscono né lui, né le sue teorie: anatomia, anatomia, e poi ancora anatomia (sembra di sentire Lenin)! La patologia che deriva da un’interruzione dell’integrità dell’organo, le manipolazioni, il movimento delle ossa craniche, hai presente? Boh! Nessuna reazione da parte dell’interlocutore fedele. Una mia carissima amica mi spiega pazientemente, con un sorriso di compatimento, che “loro”, gli osteopati, manipolano, ergo fanno qualcosa di pratico, non sono fantasie. Manipolano? E allora? Questa sarebbe una prova di efficacia? Chiunque è capace di manipolare. In base a questa logica i ceramisti ed i fornai sarebbero degli eccellenti terapeuti. Ma loro hanno studiato, e pure tanto! Studiato che?

Questo è il punto. Si può studiare qualcosa per secoli, ma ciò non significa che l’oggetto di studio sia una vera scienza, e che tale presunta scienza dia risultati concreti. Guardate la psicoanalisi. Bisogna provarlo. Non solo, ma le ipotesi di partenza, ciò che costituisce, diciamo così, la parte creativa della ricerca, devono essere anch’esse credibili: se ipotizzo che lo zinco può interferire in determinati meccanismi cellulari che portano poi allo sviluppasi del morbo di Alzheimer, faccio un’ipotesi fondata su una mole di studi precedenti che avvalorano la mia ipotesi di partenza e mi consentono di elaborare un progetto di studio e di ricerca, non dico una cosa campata per aria. Se ipotizzo invece, che un dato fiore, solo perchè assomiglia a un mio cugino grasso e un po’ allegrotto, sia in grado di risintonizzare la mia energia vitale con quella dell’universo, dico solo una patente assurdità (i fiori di Bach! Altra bella chicca).

L’idea in sé di “medicina alternativa” appare, a ben pensarci, alquanto balzana. Oggi medici cosiddetti allopatici e cosiddetti olistici, concordano sulla necessità di un superamento del concetto di “medicina alternativa”, in quanto, come è logico supporre, non esiste una “medicina alternativa”, almeno fino a quando non esisteranno “malattie alternative”. Esiste, si dice, una medicina efficace ed una non efficace, una medicina basata sulle evidenze ed una che poggia su basi poco solide. Vero, sebbene l’idea di una conoscenza alternativa, che si ponga al di fuori dei paradigmi della scienza ufficiale, permane. Questa idea ha radici lontane ed ha rappresentato in passato la necessità di tenere in vita una cultura ed una scienza, come quella tramandata attraverso lo gnosticismo prima ed il movimento delle streghe successivamente, che proclamavano una visione alternativa a quella totalizzante della chiesa ufficiale, decisa a recidere qualunque legame con forme di conoscenza tradizionale ancorate a retaggi precristiani. Secondo uno schema storico di sfida/risposta, il movimento alternativo delle streghe rappresenterebbe una sfida all’avanzare del cristianesimo ed alle sue pretese totalizzanti. Il temine “alternativo”, in relazione alle streghe, evoca quindi una reazione al dispotismo ed alla autorità che è apparso molto suggestivo in epoca recente, soprattutto se agli aspetti esoterici ed antiautoritari si mescolano forti elementi di libertà sessuale e di eguaglianza della donna.

Gli echi di questa cultura sono pervenuti nella nostra epoca, riproponendo in forme nuove la dinamica della sfida/risposta. Ma la società aperta di oggi non è quella della chiesa istituzionalizzata di ieri, e riproporre quella sfida tradotta in termini antiscientifici ed esoterici appare una totale assurdità. Seppure ci rappresentassimo come classe separata e contrapposta ad una classe dominante, sarebbe difficile considerarci estranei ad un sistema di produzione della scienza e del pensiero che ci pongano al di fuori della scienza e del sapere “istituzionale”. La “socializzazione” della produzione e del sapere ci rende tutti “complici” ad un certa maniera del sistema. La cultura alternativa diviene quindi una delle forme di produzione alternativa fra le tante, che non hanno alcun aggancio con la scienza vera e propria.

A questo punto, anche se non amo farlo, vista la mole di pubblicazioni in merito, è necessario parlare di omeopatia, esempio paradigmatico, per le persone razionali, dell’inconsistenza delle medicine alternative e della loto totale assenza di basi scientifiche. Conosciamo tutti (almeno spero), la storia del Dott. Hahnemann, il quale si convinse del principio divenuto famoso del similia similibus curantur dopo aver assunto ripetute volte dosi di Cinchona succirubra, la fonte del chinino, che gli aveva provocato sintomi quali: mani e piedi freddi, stanchezza e sonnolenza, ansia, tremore, prostrazione, mal di testa pulsante, arrossamento delle guance e sete, ma senza innalzamento della temperatura, una febbre senza febbre insomma. Quella che secondo alcuni, con ogni probabilità, non fu nient’altro che una reazione di natura allergica a detta pianta, divenne la fonte di ispirazione di una rivoluzione nel campo della medicina, rivoluzione che Hannemann stesso paragonò alla riforma protestante in campo religioso: per guarire una malattia bisogna creare una malattia artificiale che scacci la vera malattia.

Facciamo un breve riassunto. Forse risulterà pedante, considerato il numero di insigni giornalisti e studiosi che da anni ormai ci spiegano il significato delle diluizioni omeopatiche, ma un po’ di ripetizione non guasta. Il Prof Hahnemann era convinto, come abbiamo già accennato, che una quantità infinitesimale di quella stessa sostanza che provoca i sintomi nel sano, era in grado di curare quegli stessi sintomi nella persona malata. Le diluizioni centesimali per Hannemann, in base alla sua esperienza personale, rappresentavano la soluzione del problema. In pratica 1CH corrisponde ad un grammo di tintura madre diluita cento volte, 2CH ad una diluizione centesimale della prima diluizione, 3CH ad un ulteriore diluizione centesimale e così via, fino ad arrivare ad una diluizione di 30CH, una di quelle preferite da Hahnemann. Tradotto in numeri, 30 CH corrisponde ad 1 diviso 1 con 60 zeri. Qualcuno ha stimato che un grammo di sostanza iniziale a una diluizione centesimale di 30CH, finisce diluito ad un volume pari a 714 milioni di miliardi il volume del sole. Ai tempi di Hahnemann il principio di Avogadro formulato solo nel 1860 era sconosciuto (Hahnemann muore nel 1843). Tale principio stabilisce che una grammomecola o mole (peso molecolare espresso in grammi) contiene un numero fisso di molecole pari a 6,022x10²³. Una diluizione pari a 12CH non contiene praticamente neanche una molecola del composto originario e successive diluizioni non fanno che diluire una soluzione idroalcolica con altra soluzione idroalcolica. A questo punto sembrerebbe tutto risolto. Quella che poteva essere una teoria interessante per i tempi si rivela del tutto infondata alla prova dei fatti. Non è così semplice. Il motivo del persistere dell’omeopatia, come delle altre medicine alternative infatti non risiede nella loro validità comprovata e nemmeno nei loro fondamenti scientifici, il motivo risiede, come ho già detto, nel tasso di dissociazione psicotica presente nella popolazione di un società umana. Sappiamo benissimo che il delirio ha come principale caratteristica l’impermeabilità dei propri contenuti a qualsiasi confutazione, e nel momento in cui una tesi non è più sostenibile, il delirio permane ma in forme mutate. Ora sarebbe interessante fare una dissertazione sul significato di verità e sull’arbitrarietà del concetto di delirio, che non sarebbe altro che una convinzione non condivisa dalla maggioranza delle persone, ma bisogna ammettere che se la società è andati avanti nelle sue conquiste questo non è stato grazie alle paralogie del pensiero primitivo o al potere del pensiero magico e né all’evocazione di oscure divinità che animano il cielo durante i temporali o all’animismo che considerava la malattia un perturbazione dell’anima. Il progresso è avvenuto nel momento in cui si è affermato un procedimento empirico, un metodo di indagine della realtà e di ragionamento basato sulle evidenze dell’osservazione. Il delirio come pure il pensiero magico sono parte di una visione delle cose che misura la realtà di un fenomeno in base alla pura percezione soggettiva del vero e del falso.

Parlando di dati empirici, occorre sottolineare che il metodo non va confuso con la filosofia che da tale metodo trae origine, cioè con una visione del mondo che considera il dato empirico come elemento fondante della realtà e come criterio atto a raggiungere la verità. La confusione è derivata dall’identificazione, almeno inizialmente, della figura dello scienziato con quella del filosofo. Tale identificazione ha fornito poi il pretesto in epoche recenti per accomunare scienza e filosofia della scienza, facendo confusione fra chi usa la zappa per coltivare l’orto e chi fa discorsi sul significato e il valore della zappa. Oggi il valore euristico di un qualsivoglia metodo di ricerca, per uno scienziato, è solo funzionale al risultato della scoperta e non certo alla ricerca della verità o all’asservimento al paradigma di turno. La filosofia della scienza rappresenta spesso un campo per intellettuali che conoscono poco la puzza dei laboratori e che sanno poco o niente dei problemi degli scienziati.

In tutto questo contesto il pensiero paralogico e delirante rimangono sussunti all’interno del corpo sociale e ne rappresentano una costante storica.

Intendiamoci, non c’è nulla di male di per sé nel delirio, esso può essere l’epifenomeno di una malattia psichica, oppure come accennato un’attitudine del pensiero umano. Il problema nasce quando un tale pensiero assume una rilevanza tale da indurre a comportamenti aberranti e pericolosi, come quelli che rifiutano le terapie convenzionale contro il cancro e costringono i governi a dare credito a ciarlatani in buona e cattiva fede.

Tornando all’omeopatia, una volta screditato l’empirismo ingenuo del dottor Hahnemann, i seguaci dell’omeopatia non sono affatto scomparsi e per nulla scoraggiati hanno atteso pazientemente che emergessero nuove scoperte le quali potessero supportare le loro convinzioni con un background più solido e un aggancio scientifico più moderno. In definitiva il problema non è la ricerca della verità o di qualcosa che ci somigli, bensì l’affermazione delle proprie credenze aldilà di ogni discorso sull’evidenza. L’aiuto è giunto da un immunologo d’oltralpe, il Dott. Benveniste, il quale in un lavoro pubblicato su Nature nel 1998, affermò di aver dimostrato la proprietà dell’acqua di conservare la memoria di sostanze con le quali era venuta precedentemente a contatto, conservandone anche gli effetti terapeutici. Abbiamo già esaurientemente trattato l’affaire Benveniste in un post precedente e non mi dilungherò nei dettagli. È sufficiente dire che anche questa teoria è stata screditata aldilà di ogni ragionevole dubbio, sebbene l’entusiasmo degli omeopati fosse stato a mio avviso, in ogni caso, del tutto immotivato. Seppure la teoria si fosse dimostrata valida, infatti, da ciò non ne sarebbe conseguita una reale attività terapeutica dei preparati omeopatici, ma solo il principio che l’acqua conserva memoria, e non si sa quanto a lungo, di una determinata sostanza con la quale è venuta precedentemente a contatto. La dimostrazione della presunta attività dell’antianticorpo IgE messa in evidenza da Benveniste, riguarda infatti quel singolo caso specifico e non si presta a generalizzazioni. Ad ogni buon conto, nemmeno il discredito di questa ennesima teoria è stato sufficiente a far capitolare gli omeopati ed anche in questo caso sono spuntate altre teorie ancora più suggestive delle precedenti a soccorso dei seguaci del Dott. Hahnemann. Citiamo fra tutte quella di due scienziati italiani, due fisici, Giuliano Preparata ed Emilio Del Giudice, studiosi ben addentro a fenomeni complessi come la fusione fredda e le onde gravitazionali. Del Giudice e Preparata sostengono la teoria della “coerenza dell’acqua” in base alla quale, passando incessantemente da uno stato eccitato ad uno stato di base e poi di nuovo a quello eccitato, le molecole di acqua emetterebbero dei fotoni, fenomeno che ricorderebbe il comportamento dei fotoni nel caso di un raggio laser. In pratica secondo questa teoria il solvente acquoso risulterebbe “attivato” dal preparato omeopatico e dalle successive succussioni, generando una energia peculiare attiva anche quando ogni molecola del preparato iniziale non è più presente a causa dell’estrema diluizione. L’energia in questione sarebbe alla base dell’effetto dei composti omeopatici. Questa fantasiosa teoria è stata messa in crisi da molti fisici ed in particolare da Gianfranco Rocco dell’Università La Sapienza di Roma, che hanno tutti allo stesso modo segnalato un errore di fondo nella stessa teoria, in quanto l’acqua ha una probabilità molto minore di trovarsi spontaneamente nello stato eccitato rispetto a quello fondamentale e non sarebbe possibile una sua altalenante inversione da una condizione all’altra. Lo stesso Del Giudice sembra abbia recentemente ammesso l’errore e non parli più di fotoni sebbene insista nell’affermare che il concetto di fondo della proprietà dielettrica dell’acqua rimane. Come gli è stato fatto notare, però, questa proprietà non richiede l’ausilio di cervellotiche teorie che fanno ricorso alla fisica quantistica, sono sufficienti le teorie tradizionali per spiegarla.

Tempo fa ho avuto modo di discutere di questi argomenti in un sito famoso di sinistra e sono rimasto colpito dal credito che i pasdaran dell’omeopatia davano agli studi di questi due scienziati, ridicolizzando chiunque non avesse letto i loro lavori e tagliando di netto ogni contestazione che prescindesse dalla conoscenza del verbo di Preparata. Ora, è evidente che non tutti possono perdere il loro tempo per documentarsi su ogni oscura teoria di scarso impatto, per il semplice fatto che nessuno, tranne alcuni scienziati molto pazienti, che dedicano il loro tempo a contrastare fenomeni irrazionali, è motivato a farlo, visto che l’omeopatia non ha mai dato nessuna prova concreta della sua efficacia e che il mondo accademico è unanimemente concorde nel considerare l’omeopatia soltanto un ottimo placebo. L’opposizione a questa osservazione è scontata: il fatto stesso che il mondo accademico sia concorde in maniera compatta sull’omeopatia, è la dimostrazione della sua cattiva fede. Come è stato già affermato da più parti il sottofondo paranoicale dei cultori delle medicine alternative esclude ogni possibilità di argomentazione, dato che qualsiasi lavoro o studio che smentisca la credibilità delle medicine alternative è di per se la riprova dell’inganno delle case farmaceutiche guidate unicamente da interessi legati al profitto. Inutile sottolineare che questi interessi esistono davvero, ma gli sforzi di Big Pharma non sono certo concentrati a screditare fandonie che si screditano di per sé. Supporre che ci sia una congiura internazionale per nascondere al mondo questa panacea universale rappresentata dall’omeopatia è francamente assurdo, considerando il fatto che il fatturato dell’omeopatia non è affatto trascurabile e che esistono ovviamente anche le multinazionali omeopatiche.

Al di là di interessanti quanto impervie dissertazioni sulla fisica quantistica e sull’elettromagnetismo, vorrei sottolineare alcuni concetti chiave che a mio avviso rendono l’omeopatia e le medicine alternative in generale per nulla credibili.

Il primo punto riguarda l’idea appunto di un fronte compatto, capeggiato dalle multinazionali del farmaco, che cospirerebbero contro le medicine alternative. Quello che i fanatici di tali pratiche ignorano o fingono di ignorare è che questo fronte è in larghissima parte costituito, nelle sue articolazioni medio basse, da un ceto politico sociale, e sottolineo politico, che forma l’ossatura di quel ceto intellettuale o General Intellect o cognitariato che dir si voglia, il quale rappresenterebbe il nuovo soggetto politico, frutto della società post-fordista, che è portatore di istanze radicali di cambiamento. Per farla breve, la nuova classe su cui la prassi rivoluzionaria dovrebbe fare perno. Lino Rossi ed altri accaniti sostenitori di Preparata e Del Giudice, convinti assertori della teoria del complotto, si stupirebbero nel conoscere la percentuale di votanti e simpatizzanti della cosiddetta sinistra radicale presente fra i ricercatori e gli addetti alla ricerca, e guarda caso sono proprio questi soggetti che portano avanti ricerche sul piano statistico-epidemiologico che gettano discredito sull’omeopatia. La metanalisi di Lancet, prestigiosa scientifica medica che ha dimostrato dati alla mano l’inconsistenza dell’omeopatia in tutti quegli studi condotti con metodi rigorosi, non è stata certo portata avanti dai colletti bianchi di Big Pharma, ma da ricercatori che ingrossano le file del General Intellect odierno. Sono tutti venduti, tutti seguaci della dottrina del profitto?

Il secondo punto riguarda la curiosa rincorsa degli alternativi a nuove teorie che di volta in volta siano in grado di supportare le loro credenze, ogniqualvolta le precedenti crollano come birilli.

Non voglio dilungarmi oltre su tematiche che si addentrano in maniera troppo specifica in terreni complessi come quello della fisica dei quanti, vorrei solo far notare un fatto che salta agli occhi: la teoria inizialmente espressa da Hahnemann si basava sul concetto, come ho già evidenziato, del similia sumilibus curantur, e cioè una parte infinitesimale di quella sostanza che produce sintomi nel sano può curare gli stessi sintomi nella persona malata. Ora, dal momento che abbiamo appurato che i preparati omeopatici non contengono nulla, se siamo omeopati convinti dobbiamo dedurre che il Dott. Hahnemann abbia fatto la classica scoperta per serendipity, cioè a dire ha scoperto accidentalmente, partendo da ipotesi rivelatesi errate, un principio poi risultato valido ed in grado di supportare la sua teoria. Vi sembra credibile tutto ciò? A me non lo sembra affatto, soprattutto perché appare molto improbabile che le varie teoria sull’acqua si accordino poi con tutto l’insieme della teoria di Hahnemann, la quale difficilmente può essere scomposta in singoli tronconi indipendenti. Come concorda la teoria dell’acqua con quella dei miasmi o delle varie tipologie costituzionali con relativi rimedi omeopatici ? Non è strano poi che il Dott. Hahnemann con l’idea delle succussioni abbia incidentalmente trovato il sistema per dinamizzare l’acqua, che guarda caso si dinamizzerebbe proprio sottoponendo i contenitori a quei determinati movimenti verticali? E perché infine proprio quei rimedi dovrebbero funzionare in base alle predette teorie e non altri? In conclusione, l’idea della rincorsa alla spiegazione che disvela ciò che gli infedeli si rifiutano di vedere, da' il senso del totale rovesciamento della logica più elementare, che esigerebbe che la scoperta venga prima dell’enunciazione dei principi.

Il terzo ed ultimo punto riguarda a mio avviso il carattere di fissità dei principi che sono alla base dell’omeopatia. Come ha fatto giustamente notare il Prof. Dobrilla, la scienza medica si evolve continuamente e determinate certezze o ipotesi ritenute alla base di certe malattie sono smentite da nuove scoperte. Il Prof. cita il caso dell’ulcera duodenale, attribuita per anni quasi esclusivamente all’aggressività dell’acido cloridrico prodotto in eccesso dallo stomaco e/o alla diminuita capacità difensiva della mucosa duodenale, secondarie allo stress. In pratica una malattia psicosomatica. Oggi con la scoperta del ruolo ulcerogeno dell’Helicobacter pylori abbiamo scoperto una causa che sta portando alla quasi totale estinzione delle patologie ulcerogene e delle sue complicanze. Ebbene, vent’anni dopo questa scoperta, di questa rivoluzionaria acquisizione non c’è traccia nella letteratura omeopatica e i rimedi continuano ad essere gli stessi. Questo fatto di per se sarebbe da solo sufficiente a dimostrare l’infondatezza dell’omeopatia. Teorie statiche non sono adatte alla scienza, che per definizione si evolve di continuo e il cui sapere, sebbene per alcuni versi sia cumulativo, procede su una linea discontinua, che comporta spesso la negazione ed il superamento delle fasi precedenti. 

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