venerdì 1 marzo 2013

Tana liberi tutti

di Tonino D’Orazio 

Un sollievo la fine di questa campagna elettorale e del suo risultato. Risultato straordinario e sussulto popolare al concetto Thatcheriano del NCA (Non C’è Alternativa) che sembrava digerito anche dal nostro totale quadro politico italiano. Invece qualcosa si è mosso, qualcosa di “inconcepibile” solo qualche mese fa, ma solo per i disattenti. Tutti stanati.
Inconcepibile per tutti, Europa compresa. Eppure il secolare teatro della Commedia dell’Arte, così apprezzato da averci dato anche il Nobel Dario Fo, era passato in sordina, e la sua creatività relativizzata, non era matematica finanziarizzata. Fino agli insulti istituzionali sia degli inglesi (The Economist) che dei tedeschi (Addirittura il leader del rivoluzionario SPD, capofila del socialismo europeo). Devono essere saltati un po’ di nervi, oppure credono veramente che il “contagio italiano” non sia solo biologico.
Eppure dal manifesto degli Indignati di Hessel (morto la settimana scorsa); dai Piraten tedeschi, dai greci di Syriza, dai francesi del Front Commun che hanno portato alla presidenza il socialista mite Hollande ma non hanno voluto partecipare al governo sapendo che sarebbe servito a poco; alle piazze spagnole continuamente occupate dagli scioperi generali; alla miseria e alla povertà che cresce (Eurostat in “crescendo”); alla disoccupazione piano piano insostenibile; insomma all’assenza di un futuro per giovani e vecchi (Germania compresa), addirittura all’assenza di speranza, cosa ci si poteva aspettare se democrazia si chiama democrazia e non mercato.
Se queste strutture europee messe in piedi, o in gabbia (vedi fiscal compact), dalle destre economiche e classiste del continente hanno definito questo disastro sociale e perfino bancario casa comune di guerre economiche e non Europa democratica dei popoli, prima o poi qualcuno doveva pur dirlo o paventare che forse non andava bene. Forse lo ha fatto proprio l’Italia, quella tartassata, quella corrotta (62° posizione mondiale), quella dalla sua Costituzione sgretolata, quella dalla sua economia svenduta a francesi, tedeschi e inglesi, quella del “porcellum” di Scelba memoria voluto e sostenuto dagli ex-Pci tra l’altro ancora pronti di nuovo a risollevare le sorti di Berlusconi, quella del governo tecnocratico imposto da oligarchie straniere, anglo-sassone e anche nostrane. Ci siamo sempre chiesto fin dove poteva arrivare la “compressione” e lo strangolamento del sociale.
E’ vero che iniziano difficoltà di governo nel paese, però iniziano anche nuove speranze di profondo cambiamento. Dal basso, dal popolo sovrano e per il popolo. Diciamo che gli ideali di giustizia sociale pur sempre presenti nella nostra cultura sembrano essere passati di mano, da una litigiosa sinistra radicale scomparsa a un vaso nuovo, giovane, non compromesso e sicuramente tenace. Speriamo.

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