venerdì 15 marzo 2013

Sinistra, una parola o i fatti.


di Tonino D’Orazio

Sinistra è una parola “svalutata” malgrado i concetti di giustizia sociale ivi contenuti diventino più forti e pressanti.

Sono per lo meno 15 anni che si discute intellettualmente sulla parola “cosa vuol dire sinistra” e sul tentativo di riunificazione di forze che si considerano tali. Era una trappola culturale. Si sono ricomposti e scomposti partiti e movimenti vari intorno al tema. Niente da fare. Sono stati sconfitti da una elezione all’altra perché rissosi e senza unità pur con identici intenti programmatici. Parimenti i movimenti vari, che però sembrano essersi riconosciuti, ognuno per il proprio pezzo, nel M5S.

Prima scompare dal parlamento e dai media la sinistra radicale (i comunisti) per cui il PD diventa la sola sinistra italiana riconosciuta, parlamentare e etichettata da Berlusconi.

Poi compare, veramente non all’improvviso, un movimento sull’onda che, con gran parte dei concetti programmatici degli altri, riesce ad unificare e ad essere profondamente credibile.

Un semplice sguardo comparativo e si capisce che “sinistra” sia passata dalla parola ai fatti ma non per chi se ne fregiava. A questi importano i concetti e i programmi radicali si nascondono dietro “né destra, né sinistra”. A parole, altre parole.

Ci vuole un quadro comparativo per capire differenze e sintonie vere.

Quanto il Pd sia vicino, con Bersani o Renzi, al programma del Pdl-Monti e lontano dal M5S ?

Entrambi vogliono la TAV, entrambi sono per il MES (Ponte Messina), entrambi per il Fiscal Compact, entrambi per il pareggio di bilancio, entrambi per le 'missioni di pace', entrambi per l'acquisto degli F-35, entrambi per lo smantellamento dell'art.18 e il mantenimento in toto della disastrosa legge Biaggi, entrambi per la perdita della sovranità monetaria e quindi del paese, entrambi per il finanziamento della scuola privata, entrambi per continuare a privatizzare, entrambi per i rimborsi elettorali (anche se il Pd oggi non può che proporne una diminuzione).  

In realtà, questi punti sono profondamente contrari al programma del M5S. I programmi del quale sono invece simili al programma della Federazione di Sinistra, insieme, fra l’altro, al recupero dei beni comuni (acqua, trasporti, energia, autostrade, una banca statale di garanzia …). Anche al “reddito di cittadinanza”. (Pensate alla raccolta delle firme della FdS e della Fiom-Cgil per una legge di iniziativa popolare). Uno sviluppo per le energie rinnovabili che ci avvicinerebbe al meglio del mondo e a Kyoto, invece di ridurci a succursale occidentale di maxi-consumi petroliferi. E per l’Abruzzo di trivellare e distruggere tutto il territorio, anche marittimo, come un groviera.

Un punto importantissimo è il recupero della corretta e imprescindibile valenza della Carta Costituzionale. (L’ultimo referendum vinto dal popolo, non dai partiti se ricordate, contro i “modificatori” e gli “sgretolatori”). Il dire “ci vediamo in parlamento” sta anche a ricordare ai partiti (anzi alle loro blindate segreterie) che hanno occupato uno spazio non disponibile a essere lottizzato, manipolato (vedi premi di maggioranza o legge Scelba accettando l’abominevole porcellum) e simonizzato da loro ad uso e consumo, cioè lo Stato repubblicano. A riportare le istituzioni nell’alveo giuridico naturale e cioè che esse sono di tutti e proprietà di nessuno. Tant’è che i partiti, nella normalità di una Costituzione di fatto, ne avevano perduto la nozione esatta. Ci voleva una folata di giovani “innocenti” per ricordarlo a tutti, anche a quelli che si fregiano di far parte dell’ANPI?

Per esempio, per ricordare al garante Napolitano che l’art. 11 della Costituzione ci impedisce di fare “le guerre di pace” e di comperare bombardieri che notoriamente non servono alla difesa del nostro paese. Ma questo M5S non sarà mica pacifista ! Sembra un altro tema caro alla sinistra storica e ai movimenti arcobaleno. Ma profondamente anche al pacifico popolo italiano, già trascinato in tre o quattro stupide guerre.

Che dire della legge sul conflitto di interesse (del 1957), mai applicata, con giudici e partiti consenzienti. O sulla Direttiva Europea che non consentiva a nessun privato di possedere più di due reti televisive. Solo questi due elementi ci avrebbero permesso di non essere lottizzati per 20 anni e probabilmente di diventare un paese europeo più o meno normale, magari con le stesse difficoltà degli altri, ma non ridicolo, divorato e distrutto. Per quelli che hanno accettato questi elementi è difficile ammettere lo sbaglio e tornare indietro. E perseverare si sta dimostrando difficile e diabolico.

Per poter discutere con l’Europa (se si fa ancora in tempo) quanta cessione di autonomia nazionale possiamo dare e a chi, se non a un parlamento vero e democratico come quello europeo, che possa essere legislativo per tutti e dare senso comunitario e progetto politico futuro. Allora sì. Perché invece dobbiamo cederla a tecnocrazie o oligarchie rapaci e strettamente private? Il M5S non vuole uscire dall’Europa perché, dice, ne siamo già fuori di fatto. In effetti siamo già Pigs (parola inglese sufficientemente indicativa) e economicamente colonizzati.

Tralascio la questione dignità del lavoro e il Piano del Lavoro, che a mio avviso andava presentato e contrattato direttamente con la Merkel per avere un minimo di successo, piuttosto che con quelli interessati solo elettoralmente e che sono ideologicamente Ichino dipendenti. Ugualmente non ho sentito nulla sull’abolizione degli ordini professionali, vero blocco per l’innalzamento, il ricambio delle giovani generazioni e della società.

Non so quanto il M5S possa portare a casa del loro programma alternativo, ma se riuscissero anche al 30% questo paese potrebbe veramente ripartire, con qualche speranza in più e probabilmente con un po’ di giustizia sociale. Potrebbe addirittura salvare anche la linea Bersani del Pd. I giovani hanno impostato un cambio generazionale di prepotenza, cambio bloccato da decenni, e in questo senso sono d’accordo con la visione e il sostegno dell’ambasciatore americano. Gli altri, di sinistra come etichetta, pur proponendo le stesse (quasi) riforme, purtroppo non sono più credibili.

Allora sinistra di parola o di fatti reali?
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