domenica 13 gennaio 2013

Un patto con la borghesia

So che quello che dirò farà storcere il naso a molti, compagni e non, ma se vogliamo che Rivoluzione Civile acquisti un peso determinante nella politica italiana e sia in grado di cambiare la storia dell'Italia, occorre fare un patto con la borghesia produttiva o se si preferisce illuminata di questo paese (esisite?). La cosa è semplice e non occorrono troppi giri di parole: dobbiamo coinvolgere quella parte (sana?) dell'imprenditoria italiana, sopratutto la piccola e media impresa, che non condivide le politiche di austerità a unirsi a noi in un ambizioso programma di risanamento del territorio, riqualificazione delle periferie, valorizzazione del patrimonio artistico e naturalistico, messa in sicurezza degli edifici, incentivazione dell'edilizia scolastica, costruzione di nuovi ospedali, de-cementificazione e riqualificazione delle coste (impossibile? Può darsi, ma in alcune zone è sicuramente possibile). Inoltre dobbiamo promuovere una riconversione ecologica di tutta la società attraverso una incentivazione delle energie alternative e della riconversioni dei meccanismi produttivi, agricoltura biologica, prodotti a Km zero, progettazione di nuovi edifici in base a criteri ecologici ecc. ecc. E' indispensabile finanziare la ricerca e incentivare l'innovazione del prodotto con sovvenzioni alla ricerca nei vari settori. Ancora dobbiamo proporre un programma di semplificazione burocratica e un'istituzione statale ad hoc di assistenza e consulenza alle imprese (esiste già? Se esiste si nasconde molto bene). Cose dette e ridette, ma sempre come auspici da delegare ad altri e a futuri governi, ma mai come programma di governo di una compagine alternativa e come necessità da mettere su un tavolo di trattativa con i ceti sociali. Dobbiamo fare cose che ci auspichiamo da tempo e molto di più con un programma di detassazione in base alla natura dei progetti e della ricaduta occupazionale e con un'apertura al finanziamento alla imprese. Dobbiamo farlo non perché amiamo la doppiezza, per un malinteso realismo politico, o per connivenza con il potere, ma per puro senso della politica. Tutto questo in un'ottica capitalistica certo, ma di stampo keynesiano o post- keynesiano se vi piace di più. Insomma in un'ottica di deficit spending.
Vista l'attuale congiuntura anche Marx sarebbe d'accordo, è quanto di più rivoluzionario potremmo concepire in questo contesto storico-sociale ed è l'unica opzione che ci consente una speranza concreta di strappare l'Italia dalle mani di un capitalismo straccione e dei suoi sodali politici, oltre ad avere una ricaduta in termini di consenso, commisurata all'ampiezza dei ceti produttivi coinvolti e al volume occupazionale implicato. Pensiamoci.

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