sabato 5 gennaio 2013

Organismi Geneticamente Monetizzati

Se i movimenti desiderano davvero migliorare la qualità del cibo, dovrebbero seguire la pista dei soldi piuttosto che perdere tempo con le etichettature

di Frederick Kaufman (da Slate)
traduzione di Domenico D'Amico


Traduciamo questo pezzo da Slate non perché contenga informazioni inedite (la storia del seme suicida della Monsanto, del pesticida Roundup e delle demenziali cause legali ad essi legate è fin troppo conosciuta) ma perché costituisce un ulteriore chiarimento di un elemento paradossale presente all'interno dei movimenti (definiamoli così per brevità) antiliberisti, un elemento che noi non ci stancheremo mai di stigmatizzare. Si tratta di una congerie di tratti culturali che appartengono (per lo più) al deprimete legato della paranoia statunitense derivata dalla fusione di un certo fondamentalismo religioso con un certo libertarismo anarcoide, tratti culturali che si possono riassumere con le idee esposte dal personaggio del Generale Ripper nel film Il Dottor Stranamore. Questo guazzabuglio di fuffa (fluorizzazione delle acque, scie chimiche, anti-vaccinismo, negazionismo dell'HIV eccetera eccetera) fa massa con le pseudo teorie dell'estrema destra liberista janqui (gold standard, signoraggio, congiura della Fed, sovereign citizens, lager della FEMA eccetera eccetera), inquinando alcune frange del movimento anti-imperialista, generando il profilo paradossale e autolesionista di un movimento “di sinistra” che si ritrova a diffondere le idee della peggiore e più reazionaria cultura statunitense... Se fossimo cospirazionisti ci verrebbe il sospetto che i vari propalatori di teorie sul signoraggio, scie chimiche e compagnia debbano per forza di cose essere sul libro paga dei fratelli Koch.

Ma del resto tutto è possibile.

Ho trascorso la maggior parte degli ultimi anni all'interno di laboratori ad accesso riservato che facevano ricerche sugli OGM. Durante le ricerche per il mio ultimo libro, ho scrutato l'uva che brilla nel buio (i suoi semi corretti con geni di medusa), assistito al tentativo di realizzare pomodori cubici (una sequenza di DNA potrebbe determinare la forma di qualsiasi frutto), e ammirato piante di riso progettate per essere immuni alle più fatali malattie dell'Asia. Nessuna di queste leccornie OGM è commercialmente disponibile – non ancora. Ma anche se nessuno di questi prodotti di laboratorio riuscisse a raggiungere gli scaffali, il 70% dei cibi lavorati presenti nei supermercati statunitensi contiene già ingredienti geneticamente modificati.
Dovremmo preoccuparci della salubrità di questo cibo? È la domanda che ha monopolizzato una buona percentuale delle recenti polemiche sviluppatesi a ridosso del voto californiano sulla Proposition 37 del mese scorso, che avrebbe potuto imporre l'etichettatura dei cibi contenenti OGM.
Ma è la domanda sbagliata.
Ecco perché: non c'è certezza sull'effetto dei cibi OGM sulla salute umana, ma il loro effetto sui coltivatori, gli scienziati e i mercati sono lampanti. Un cibo geneticamente modificato potrebbe essere dannoso, un altro no; ogni manipolazione genetica è diversa. Ma ogni cibo geneticamente modificato diventa pericoloso – non per la salute ma per la società – nel momento in cui è possibile brevettarlo. In questo momento la spinta maggiore dietro lo sviluppo di raccolti OGM è costituita dalla possibilità di ricavarne enormi profitti, e l'origine di questi profitti potenziali sta tutta in una frasetta legale apparentemente inoffensiva:
“Chiunque inventi o scopra qualsiasi nuovo e fruttuoso procedimento, macchinario, metodo di fabbricazione, composizione materiale, o qualunque miglioramento nuovo e proficuo dei predetti, può ottenerne il brevetto.”
Questo è il succo della prima legge americana sui brevetti (all'inizio al posto del termine procedimento c'era la parola arte) – ed è la ragione che spinge i biologi molecolari a infilare geni di medusa nell'uva e a passare notti insonni all'inseguimento del pomodoro quadrato. In origine la legge sui brevetti si applicava solo a invenzioni non commestibili, ma a partire dall'approvazione del Plant Patent Act del 1930, il cibo manipolato geneticamente è diventato oggetto di protezione della proprietà intellettuale, e la creazione di nuovi alimenti è divenuta un modo sicuro di assicurarsi fonti di profitto per chiunque li brevetti per primo. Nel 1930 un cibo geneticamente modificato poteva essere una mela innestata da un albero all'altro, ma quarant'anni dopo la norma venne estesa dalle piante originate da innesto alle piante cresciute da sementi, ad esempio il frumento. La protezione per le “Utility patent” [1] arrivò in seguito, nel 1985, ed estese i diritti di proprietà intellettuale ai metodi di progettazione delle piante, incluse le sequenze genetiche inserite nel genoma di una specie.
L'impatto di queste leggi è stato enorme. Essenzialmente sono state quelle leggi a creare il sistema di industria alimentare che i movimenti di base giustamente stigmatizzano.
La Monsanto, la più vituperata delle corporation in campo agroalimentare, è autrice di numerosissime malefatte che i canali impegnati politicamente hanno ampiamente denunciato. Quello che non è stato ampiamente comunicato è che sono i brevetti sui vegetali a costituire il quadro legale che consente quelle malefatte. È stata la protezione dei brevetti di utilità ad aprire la strada alla panoplia globale di semi e pesticidi della Monsanto di oggi, inclusa la famigerata tecnologia dei semi “terminator” (o “suicidi”) che di fatto sterilizzano le piante di seconda generazione e rendono non solo inutile ma illegale, da parte dei coltivatori, mettere da parte i semi per la semina dell'anno seguente). La Monsanto ha fatto causa ai contadini che si ritrovavano frumento o soia transgenici nei loro campi, piante generate dai semi portati dal vento provenienti da campi vicini coltivati a OGM. Qual era la base per simili ridicole cause? I brevetti sui vegetali. Questi coltivatori stanno involontariamente violando i diritti di proprietà intellettuale della Monsanto. Peggio ancora, la Monsanto ha avuto la perfida idea di sviluppare un tipo di pesticida (nello specifico, un diserbante chiamato “Roundup”, scoperto e brevettato da un chimico della Monsanto nel 1970) che opera al meglio quando utilizzato coi semi brevettati dalla corporation. Le leggi sui brevetti, in pratica, hanno permesso alla corporation l'istituzione di un monopolio verticale – se vuoi le sementi ad alto rendimento Roundup Ready avrai bisogno dell'insetticida Roundup della Monsanto; e se compri l'insetticida Roundup avrai bisogno delle sementi Roundup Ready (dato che le aziende agricole di grandi dimensioni desiderano il maggior rendimento possibile, tendono ad abbozzare e a comprare tutt'e due i prodotti).
L'effetto complessivo di queste azioni sul sistema mondiale dell'alimentazione è stato straordinariamente negativo.
Considerate il caso della dott.sa Pamela Ronald, professoressa di Genomica Vegetale presso la UC-Davis. Come per molti altri scienziati, la motivazione principale della dott.sa Ronald non è il profitto, ma la comprensione dei meccanismi naturali. Dopo aver lavorato per un decennio alla decodifica del genoma del riso, Ronald e il suo team realizzarono un'alterazione genetica che resisteva allo Xanthonomas, una delle peggiori patologie del riso in Asia. Potrebbe esserci una migliore, più socialmente utile applicazione delle manipolazioni genetiche di questa? Ronald e la UC-Davis registrarono il gene presso l'ufficio brevetti statunitense, in modo da ottenere la proprietà intellettuale della sequenza dell'immunità allo Xanthomonas, e quasi subito la Monsanto e la Pioneer [2] chiesero l'autorizzazione all'uso del gene.
Ma mentre l'Office of Technology Transfer della UC-Davis lavorava ai termini dell'accordo, la Monsanto e la Pioneer persero interesse alla questione, e le prospettive commerciali del riso di Ronald giunsero a un'impasse. A quanto pare la resistenza a una patologia non era attraente per le multinazionali dell'alimentazione quanto invece lo era per la dott.sa Ronald e la UC-Davis, forse perché i potenziali profitti derivati da un riso che resiste alla ruggine non potevano rivaleggiare con quelli derivati dal frumento Roundup Ready. Il riso di Pamela Ronald prometteva di salvare vite in Asia, ma le lungaggini legali lo relegarono nella sua serra.
Alla fine, la dott.sa Ronald ha contestato il suo stesso brevetto, rendendo le informazioni genetiche da lei scoperte disponibili gratuitamente per i paesi in via di sviluppo. L'atteggiamento di Ronald nei confronti della legislazione riguardante la genetica in agricoltura non è insolito tra gli scienziati. Parecchi dei biologi molecolari che ho intervistato negli ultimi anni mi hanno detto che le leggi sui brevetti intralciano il loro lavoro di ricerca, nel momento in cui l'innovazione molecolare diviene proprietà intellettuale della compagnia o università proprietarie del laboratorio che ha effettuato la scoperta. Il diritto alla proprietà della propria scoperta sembrerebbe una bella cosa – tranne che per il fatto che la conseguenza è il blocco della collaborazione scientifica su larga scala, spesso fondamentale per il progresso della ricerca. Di fatto, l'interesse degli scienziati per una circolazione delle idee più libera potrebbe essere un'alleata nella lotta dei movimenti contro la Monsanto e i colossi dell'agroalimentare, nella lotta per una riforma dei brevetti vegetali – se i movimenti smettessero per un momento di concentrarsi sulla questione delle etichettature e guardassero al quadro più ampio.
Le normative sulla proprietà intellettuale devono essere ripensate. Un film o un libro coperti da copyright restano comunque lo stesso film e lo stesso libro, ma quando il cibo diventa un concetto legale o una proprietà intellettuale, cessa di essere cibo. Naturalmente si può consumare un popcorn brevettato allo stesso modo di un suo cugino che non lo sia. Ma a differenza di un iPhone o di un tv a schermo piatto, del cibo ne hanno bisogno tutti, e ne hanno bisogno ogni giorno. I rappresentanti maggiori dell'industria alimentare globale vorrebbero convincerci che il mercato mondiale delle derrate alimentari sia un libero mercato come quello di qualsiasi gadget tecnologico – anche se nessuno può decidere di fare a meno a lungo di fare colazione, pranzo o cena. Dato che la partecipazione al mercato delle derrate è obbligatoria, al ritmo di circa 2700 calorie al giorno, i brevetti sul cibo permettono ai loro proprietari una quota garantita di profitti proveniente da una garantita quantità di acquisti, il che è fondamentalmente iniquo. Per quale motivo l'industria agroalimentare dovrebbe godere di privilegi negati a ogni altro genere di business? Le norme che regolamentano i brevetti nel campo dell'elettronica o dello spettacolo non dovrebbero essere i medesimi anche per quel che riguarda gli elementi più essenziali dell'esistenza umana.
Più di ottanta anni di protezione dei brevetti vegetali hanno costruito uno dei bastioni più imponenti dell'industria agroalimentare – ed ecco perché dovrebbero essere questi brevetti l'obbiettivo dei movimenti. Il modo più diretto ed efficace di minare il monopolio degli industriali delle sementi modificate è una riforma di quelle leggi (in particolare quella sui brevetti di utilità del 1985), e rendere i diritti di proprietà che riguardano il cibo meno esclusivi, meno profittevoli e meno duraturi.
Se i movimenti di base che si interessano della questione alimentare hanno come obbiettivo l'alternativa ai colossi dell'alimentazione, se l'obbiettivo è il miglioramento a livello globale delle condizioni dei piccoli coltivatori, lo sviluppo di un rapporto migliore tra ambiente rurale e ambiente urbano, e il sostegno allo sviluppo di un'agricoltura più sostenibile – allora l'etichettatura dei cibi contenenti OGM, come avrebbe ottenuto la Proposition 37 in California, non avrebbe dato il minimo contributo alla causa. Per cambiare il sistema alimentare, il movimento deve sviluppare un pensiero strategico. Per le Monsanto di questo mondo, il cibo è diventato una fonte di profitti sfrenati e un concetto legale da difendere a ogni costo nei tribunali. Questo significa che per il movimento è venuta l'ora di prendere di mira le leggi sui brevetti. Invece di giostrare coi mulini a vento delle etichettature, le organizzazioni non profit che si occupano del settore alimentare dovrebbero ingaggiare uno stuolo di avvocati esperti di proprietà intellettuale e scatenarli su Washington per pretendere una riforma del Plant Patent Act. Nel momento in cui la manipolazione genetica sarà meno redditizia, le cose andranno meglio sia per i consumatori, sia per i coltivatori, sia per i ricercatori – praticamente per tutti tranne che per i dirigenti delle corporation.

La copertura informativa sul settore alimentare di Slate è resa in parte possibile dal contributo della W.K. Kellogg Foundation.


Note del traduttore

[1] “Negli Stati Uniti, sono disponibili due tipi di protezione di brevetti: utilità e design. La differenza di base tra questi due tipi è che un'“utilità di brevetto” protegge il modo in cui un articolo viene usato e lavorato (35 U.S.C. §101), e un “brevetto per design” protegge il modo in cui un articolo appare (35 U.S.C,. §171). Entrambe le forme di protezione possono essere ottenute per un singolo articolo che possiede entrambe le caratteristiche funzionali e ornamentali.” [Unioncamere Lombardia]
[2] La Pioneer è un'industria che opera nel settore agroalimentare come la Monsanto, ed è di proprietà del colosso chimico DuPont.

Reazioni:

0 commenti:

Posta un commento