sabato 26 gennaio 2013

Masochismo mediatico


di Tonino D'Orazio 

Come riuscire ad ascoltare un telegiornale fino in fondo.
Sembrano tutti uguali bollettini di guerra, eppure le notizie vengono declamate quasi con enfasi stupita, come se si trattasse di record sportivi. Effettivamente sono record del disastro sociale della nostra collettività nazionale.
Sono pronti tutti i freddi dati Istat, scientificità a parte sui metodi approssimativi di valutazione o di opportunità politica di divulgazione, a volte a tempo.
In Italia 8,2 milioni sono poveri (quelli “relativi”), il 14% dei residenti. 3,4 milioni (5,2%) sono poveri “assoluti”. E’ un bene suddividerli in categorie di povertà, sembrano di meno, e si confondono i concetti. Poi c’è il pollo di Trilussa. Il reddito “medio” in Italia è di 2.482€ mensili. 60% dei lavoratori non lo raggiunge, grasso che cola se superano le 1.000€/mensili, e addirittura se vengono pagati regolarmente. Un salto indietro di 27 anni (pari al 1986!) quello compiuto dal reddito disponibile degli italiani. Flessione dei consumi: -4,4% sul 2011. Vedremo il 2012. Una famiglia su tre, con le entrate, non arriva alla terza settimana del mese. Avete presente anche quei 4/5 milioni di precari a 7/800€/mensili? Quei 6 milioni di pensionati con meno di 500€/mensile? Quel 20% dei bambini del Sud Italia che “patiscono” anche la fame? I lauti guadagni dei cassa-integrati?
La disoccupazione giovanile è al 37/40 %. Tra i 15 e 24 anni è al 29,1%, in aumento per il quarto anno consecutivo, non c’è dubbio che aumenterà sempre di più con la voluta recessione in atto, e superiore al dato medio dell'Unione europea (21,4%). Il tasso di inattività ammonta al 37% della popolazione, uno dei valori più alti in Europa (battuti solo da Malta). In un anno sono morte 100mila imprese (Saldo 2012 tra natalità e mortalità).
Particolarmente elevata è l'inattività femminile (48,5%), ma guarda. Sono considerati inattivi coloro che né sono occupati né sono in cerca di un lavoro. La disoccupazione di lunga durata invece, oltre 12 mesi, ha riguardato, nel 2011, il 51,3% dei disoccupati nazionali, il livello più alto raggiunto nell'ultimo decennio, (evviva i record) e non parliamo del 2012, anno notoriamente in ripresa.
Una volta a settimana varie agenzie ci dicono quanto una famiglia spenderà di più all’anno. Una specie di terrorismo psicologico aderente alla realtà prossima e al “lasciate ogni speranza”. Ho contato, e gennaio non è ancora passato, una volta ci hanno pronosticato 1.200 €, la settimana dopo altri 750€, qualche giorno fa hanno aggiunto di nuovo 380€. Non spenderemo per divertimento, quello scordatevelo, ma per beni necessari in mano a monopoli privati: riscaldamento e energia, carburanti (che non diminuiscono mai, anche quando il petrolio diminuisce vistosamente di costo al barile), assicurazioni, balzelli bancari, tasse comunali (municipalizzate di acqua, nettezza urbana...). Se non volete pagare l’Iva al 21% (già prevista al 22% a giugno malgrado le menzogne pre-elettorali) provate a non comperare più niente. Per l’Imu la Commissione europea ci ha rassicurati perché questa tassa “non ha inciso sulla povertà”, era la vecchia Ici ad averlo fatto. Masochismo? l’UE, che non c’entra niente con i diktat della Bce e del FMI, aggiunge che ormai “l’Italia è nella trappola della povertà e con poche probabilità di uscirne”. Finalmente un altro record.
Superate queste veloci informazioni possiamo tornare al nostro ottimismo preferito, il gossip (storie di scintillante benessere e di ricchi scambisti) e il calcio, in mezzo a una arena politica urlata e parolaia e una pubblicità assillante di acquisto macchine che non si vendono più.
 

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