venerdì 14 dicembre 2012

Dalla Teologia della Liberazione al socialismo latino-americano.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo


di Tonino D’Orazio *

La Teologia della Liberazione è nata negli anni Sessanta dalla base, dal popolo, prima in Perù, poi in Brasile, e poi in tutta l’America Latina da religiosi convinti che non si possa insegnare la parola di Gesù senza insegnare quali sono i diritti delle persone, quale coscienza si deve avere per essere cittadini, per avere diritti e certezza dei propri diritti. In America Latina la maggior parte della gente vive nella povertà e la maggioranza è di fede cristiana. Quindi la domanda principale di questa gente è: Dio vuole che noi rimaniamo in questa sofferenza? Sicuramente no. Allora è la sistematizzazione dell’esperienza di fede dei poveri alla ricerca della loro liberazione e dello strumento necessario. Intanto con comunità ecclesiali di base, di gente povera. Significa coniugare la visione della fede con la liberazione, l'aspirazione e la speranza di superare la miseria, la povertà, la sofferenza, tramite l’impegno, la solidarietà e la lotta per la giustizia, compresa quella sociale. Insomma il processo di liberazione dalla povertà tramite la trasformazione sociale e politica. La povertà diventa un peccato sociale da combattere al pari dei vizi capitali.

E’ un programma socialista e di ridistribuzione della ricchezza, anche se molti loro esponenti hanno rifiutato un appellativo politico così carico di morti e di sangue. Individuato tale però dalla Chiesa cattolica romana e quindi da combattere perché Gesù non era socialista, anche se beatificava i poveri e scacciava i mercanti e i ricchi epuloni dal tempio del Padre e forse anche dal paradiso.

Bisogna dire che il Concilio Vaticano Secondo di papa Giovanni XXIII aveva recepito nella chiesa l’immensa sofferenza sociale del popolo cristiano e in particolare cattolico. La ventata di apertura sociale fu quasi una tempesta. Ci vollero tre papi consecutivi e tutte le compromissioni possibili per annullarne i principi. La lotta continua ancora oggi. In America Latina invece rimasero latenti e popolari, proprio tramite la Teologia della Liberazione e forse, anche, per la lontananza da Roma. Ma proprio lì la repressione delle classi padronali fu più feroce, militarizzata, vicina al genocidio. Per esempio la pace firmata verso la fine di dicembre del 1996 tra i guerriglieri e le forze armate in Bolivia, pose fine ad un conflitto durato oltre trent'anni, durante il quale morirono, spesso in modo atroce, 170.000 persone. I numeri parlano chiaro e non sono ignorabili: oltre 200.000 morti e 40.000 desaparecidos, (1960-1996), su una popolazione di dieci milioni d’abitanti in Guatemala. Le cifre per Argentina e Cile non sono ancora tutte note. In Perù la guerra civile, ha provocato circa 40.000 morti a partire dal 1980. Un silenzio degli innocenti che molti ritengono protetto dall’omertà della Chiesa ufficiale. Tra l’altro sembra che il Tribunale Penale Internazionale si occupi solo di leader ex comunisti dei loro amici, o dei “cattivi” indicati dagli Stati Uniti.

I diversi metodi repressivi, la guerra sporca, gli squadroni della morte, le esecuzioni selettive (in modo particolare di sindacalisti), le sparizioni, le torture, i massacri, ecc.., applicati con particolare sevizia dalle varie forze armate e dai gruppi paramilitari e padronali, sono stati assimilati nei manuali nordamericani, e ispirati alla "teoria della sicurezza nazionale". Anche con l’invasione diretta degli Usa a Granada (1983) e a Panama (1989). Il tentativo fallito dell’invasione di Cuba (1959), ordinato dal quasi beato guerrafondaio JFG Kennedy. I vari colpi di stato kissingueriani del Cile, dell’Argentina, del Venezuela, del Guatemala. Nell'applicazione di questa teoria si è continuato ad aggredire militarmente, per più di 40 anni, coloro che in modo pacifico ed utilizzando le vie democratiche, lottavano per la terra ed il diritto di vivere in pace. E’ nata così la resistenza armata, che con lo scorrere degli anni, l'assenza di democrazia e il terrorismo di Stato hanno alimentato e si è convertita nell'unica forma possibile d'opposizione. La guerriglia.

Però a nulla sono valse le forze politico-sociali rivoluzionare,(eccezion fatta per Cuba), Che Guevara, Sendero Luminoso in Perù poi diventato l'Mrta, il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale del Nicaragua, i tupamaros in Uruguay, l'Esercito rivoluzionario del popolo (Erp) e i montoneros in Argentina e ancora i Todos por la patria sempre in Argentina (1989), erede dell'Erp, Ejército revolucionario del pueblo distrutto dalla dittatura militare, fine anni settanta, l'Azione di liberazione nazionale (Aln) e l'Avanguardia popolare rivoluzionaria (Vpr) in Brasile, Sol Rojo in Ecuador, le Forze armate rivoluzionarie colombiane (Farc), Frente patriotico Manuel Rodriguez in Cile, le Forze armate rivoluzionarie (Far) in Guatemala, nel Chiapas, Ezln! Esercito zapatista di liberazione nazionale nel Messico con il mitico subcomandante Marcos, allEPP, Ejercito del Pueblo Paraguayo.

La rivolta e l’occupazione delle terre incolte da parte dei contadini Sin Terra in vari paesi sud americani in una striscia continua di sangue..

E poi si arriva ai giorni nostri. Il popolo si organizza democraticamente ripudiando la guerriglia. La sinistra socialista di concezione latino americana vince in vari paesi, cominciando dal Venezuela di Chavez. Lo stesso ha precisato che “la guerra di guerriglia ormai è passata alla storia” in America Latina e che nella fase attuale, “un movimento guerrigliero armato è fuori luogo”. Da poco l’accordo delle Farc e il governo colombiano per un cessate il fuoco, sotto il patronato di Chavez, di Cuba e della Norvegia. Bella diplomazia quella norvegese, sempre pronta ad aiutare a risolvere le situazioni più drammatiche, compresa quella di Gaza in Palestina.

Ma non per questo non rimangono ancora sacche di resistenza armata. Spesso a guidarle sono stati anche preti e seminaristi della Teologia della Liberazione, mischiando alla cultura cristiana le teorie di Marx.

Cinquant’anni fa persino un prete colombiano scelse di predicare la lotta armata: «Se Gesù fosse vivo, sarebbe un guerrigliero». Un vescovo (di San Pedro), svestito, Fernando Lugo, fa il presidente del Paraguay. In Brasile nacquero circa 100.000 Comunità di Base, grazie anche al cardinale di San Paolo Paulo Evaristo Arns e al vescovo Camara; in Nicaragua numerosi cattolici, sacerdoti e laici, presero parte alla lotta armata contro la dittatura di Somoza e in seguito diversi sacerdoti, entrarono a far parte del governo sandinista. Padre J.B.Aristide divenne presidente della repubblica di Haiti, ma fu destituito e esiliato dagli Stati Uniti. I socialisti erano troppo vicino al “cortile di casa”.

Anche il neoliberismo, il capitalismo e la gerarchia della Chiesa romana hanno sempre ritenuto che fosse mischiare il diavolo con l’acqua santa, e si sono schierati per la repressione. Da sempre, dalla nascita della Teologia della Liberazione. Alcuni rappresentanti della gerarchia ecclesiastica sudamericana, sin dal 1968, presero posizione a favore delle popolazioni più diseredate e delle loro lotte, pronunciandosi per una chiesa popolare e socialmente attiva tramite le Comunità Ecclesiali di Base. Comunità impegnate a vivere e diffondere una fede attiva, solidale e partecipe dei problemi della società. Insieme alla discussione dei teologi, è l'intero episcopato ad assumersi il compito di essere al fianco delle lotte di liberazione del popolo e molti vescovi definiscono il loro ministero unilateralmente con il concetto di opzione preferenziale dei poveri.

I contenuti della Teologia della liberazione si trovarono, e si trovano, in rapporto di contrasto con quelli della Santa Sede, la quale adottò misure disciplinari contro quasi tutti i suoi maggiori esponenti. Wojtyla dichiarò che la «concezione di Cristo come politico, rivoluzionario, come il sovversivo di Nazaret, non si compagina con la catechesi della Chiesa.». (nella III Conferenza generale dell'episcopato Latinoamericano, del 28 gennaio 1979). Anzi sollecitò il suo braccio destro Ratzingher (degno successore della rigida continuità) a sostenere che le ideologie sociali erano incompatibili con la dottrina della Chiesa. Certo non poteva dire dei Vangeli. Quindi sotto il pontificato del pastore Giovanni Paolo II, le pecorelle smarrite furono tutte cacciate dai vertici del gregge e abbandonate. Leonardo Boff, uno dei primi ideologi e protagonisti della Teologia della Liberazione subì diversi processi ecclesiastici e dovette poi abbandonare, nel 1992, l'ordine francescano. Ma tanti altri gesuiti (Padre Arrupe) e francescani che si occuparono del sociale e della pace furono espulsi. Troppo vicini al comunismo e al socialismo. La frattura di Ratzingher con l'area latinoamericana apertasi già nei primi giorni del suo pontificato, potrà difficilmente essere ricucita con spettacolari e mediatici viaggi, compreso nell’ultimo bastione comunista di Cuba. 

Basta pensare all’omicidio di monsignor Romero, arcivescovo di San Salvador dal 1977 al 1980. Ucciso mentre celebrava messa e denunciava le violenze della dittatura del suo paese. Ai suoi funerali (in cui avvenne un nuovo massacro di fedeli da parte dell'esercito) Wojtyla, su pressioni del governo salvadoregno, non andò. L’episodio è rimasto come macchia nera nel suo curriculum per la beatificazione. Molte responsabilità vengono attribuite proprio a Wojtyla, con i suoi cordiali incontri con i dittatori militari, tanto che successivamente dovette ammettere che la Teologia della Liberazione aveva avuto un ruolo «buono, utile e necessario» per la difesa dei poveri. Ma anche perché il popolo acclamava già Romero come santo e non rispettava più la gerarchia ecclesiastica.
Secondo frei Betto, teorico della Teologia della Liberazione, se si analizzano i quattro Vangeli ci sono principalmente due domande che vengono rivolte a Gesù. La prima è: “Signore, che devo fare per guadagnare la vita eterna?”. “Ecco - spiega il frate - mai questa domanda esce dalla bocca di un povero. Esce sempre da coloro che si sono assicurati la vita terrena e che quindi pensano ad assicurarsi anche l’al di là. È la domanda tipica dell’uomo ricco, che vuol sapere come poter comprare anche il paradiso. E tutte le volte che Gesù ascolta questa domanda si sente a disagio se non irritato.

La seconda domanda che si incontra è invece: ‘Signore, come devo fare per avere una vita in questa vita?’. Ecco, questa viene solamente dalla bocca dei poveri. ‘Le mie mani sono inerti, hanno bisogno di lavorare. Sono cieco, ho bisogno di vedere. Sono paralitico, voglio camminare. Mio fratello è morto, vorrei vivesse. Mia figlia è malata, vorrei che guarisse’. I poveri chiedono a Gesù vita in questa vita. E a loro Gesù risponde sempre con misericordia e compassione. Perché lui stesso ha detto io sono venuto qui perché tutti abbiano vita, e una vita piena”.

Tutto il mondo in cui viviamo oggi è una grande offesa al progetto di Dio. Perché in nessun versetto della Bibbia sta scritto che la povertà è gradita agli occhi di Dio. La povertà è una maledizione. È frutto dell’ingiustizia. Per questo Gesù si pone dalla parte dei poveri e li chiama beati: li considera i protagonisti della conquista di una società in cui tutti veramente avranno una vita degna.
 

Ma se la mappa politica dell'America Latina tende a cambiare nei primi anni del XXI secolo, quando in molti paesi, sconfitte le dittature, vanno al governo partiti con programmi progressisti e di sinistra che prevedono l'abbandono del neoliberismo e un'attenzione maggiore alle fasce deboli della popolazione, si può ritenere, per la Teologia della Liberazione, un metodo e una grande vittoria. Il lavoro sotterraneo di almeno un trentennio sulla “democrazia partecipata” e la coscientizzazione dei diritti portata avanti con grande sacrificio, spesso anche della vita, da questi oscuri e modesti preti “di base”, del popolo, hanno dato risultati profondi e eclatanti. La povertà non è sconfitta in America Latina, ma le premesse e la coscienza di doverla combattere insieme rappresenta uno dei punti salienti e possibili, anche politicamente, della Teologia della Liberazione di oggi e dei programmi sociali dei governi attuali. Intanto attraverso il recupero dei beni comuni e della ricchezza delle loro risorse naturali. Non sarà facile, i predoni sono sempre in agguato attraverso il Fondo Monetario Internazionale o la Banca Mondiale. Per il momento però sembrano non averne bisogno da quando hanno fondato insieme la loro Banca do Sur, sostenuta soprattutto dal petrolio venezuelano.

La riflessione di oggi della Teologia della Liberazione aggiunge la denuncia dell'economia di mercato, l'alienazione che il capitalismo causa a milioni di persone nel mondo, e la riscoperta dell’ambiente. Sposa le tesi dei movimenti no global, contesta il neoliberismo e il libero mercato, promuove la pace fondata sulla giustizia e la richiesta di una partecipazione democratica efficace da parte dei movimenti di base.

Andando oltre, oppure riprendendo e continuando le aperture di Vaticano II, nello scontro con le gerarchie della Chiesa, chiedono una reale partecipazione dei laici e delle donne alla guida della Chiesa, il decentramento del potere ecclesiale. Ma questa è un’altra storia. L’America Latina, il più grande “serbatoio” della chiesa cattolica, avrà sempre pochi cardinali. Nell’ultima sfornata dei 22 (6 gennaio 2012) non ce ne sono né per loro, né per l’Africa, la “Chiesa più giovane e in crescita del mondo”. Anche per la fame. 



* Direttore Ires Abruzzo


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