sabato 24 novembre 2012

Il patto di stabilità? Serve a privatizzare!


di Fabrizio Tringali da byoblu

pubblico questa lettera di Fabrizio Tringali, al quale avevo fatto l'intervista che potete vedere qui sopra.

 Caro Claudio,
 questa mattina ho accompagnato come al solito mia figlia di quattro anni all'asilo. Ad accoglierci però c'era una persona mai vista prima: una maestra di sostegno di un nuovo bimbo disabile. Ha preso servizio da poco e nemmeno conosce ancora i nomi degli altri bambini della classe.
La maestra che avrebbe dovuto essere di turno stamattina è in malattia, ma non è stata sostituita, dato che ormai la carenza di fondi e di insegnanti fa sì che le scuole materne possano attivare le supplenze solo se i docenti comunicano un periodo di assenza superiore ai 5 giorni. Così l'intera classe, 24 bambini fra i 3 e i 5 anni, è rimasta con una sola maestra, per di più di sostegno e sconosciuta.
Non ti stupire. Non è affatto raro, oramai, che una sola maestra si debba occupare di tutti gli alunni, compresi quelli che avrebbero diritto ad un sostegno dedicato. Dopo gli ultimi feroci tagli, la maggioranza dei bimbi con disabilità si è vista ridurre drasticamente l'aiuto. Il che vuol dire che l'insegnante di appoggio è presente solo per alcuni giorni della settimana, spesso solo due su cinque. Gli altri giorni il bimbo disabile si deve arrangiare. Così come si deve arrangiare la maestra di turno (e ti ricordo che stiamo parlando di classi della scuola dell'infanzia, quindi con bimbi molto piccoli).

 Inutile che ti descriva le lacrime di mia figlia nel vedersi consegnare ad una persona mai vista. Ma ciò che è davvero disarmante è che di fronte a tutto questo si ha la sensazione di non poter fare nulla. Questa situazione non dipende dalla cattiva organizzazione della scuola, anzi è vero il contrario: maestre e responsabili fanno i salti mortali per cercare di offrire, comunque, un servizio decente. I tagli agli organici e ai fondi scolastici sono diretta conseguenza di quello che, nella neolingua dell'Unione Europea, si chiama “patto di stabilità interno”, il quale impone, per esempio, di non sostituire, con nuove assunzioni, il personale che va in pensione, se non in minima percentuale. Così, anche nei servizi scolastici, per ogni 10 operatori che vanno in pensione, vengono realizzate solo due o tre nuove assunzioni (è il cosiddetto “blocco del turnover”). Vedi come si fa presto a depauperare i servizi pubblici?

 Certo, qualcuno potrebbe dire: “Be' questo tipo tagli è sbagliato, ma almeno i vincoli europei ci impongono di risparmiare, dato che stiamo spendendo troppo!”. Ma gli estensori dei patti europei sanno benissimo che non è vero che stiamo spendendo troppo, così come sanno che i conti si stabilizzerebbero molto più facilmente con una politica espansiva, di sostegno ai redditi e all'occupazione. Cioè, per esempio, aumentando il numero di insegnanti nella scuola pubblica, non diminuendolo. Questo, però, comprimerebbe le possibilità di consegnare sfere di settori pubblici al profitto privato.

 Infatti, caro Claudio, pensa che il “patto di stabilità” non è stato pensato per far risparmiare, ma per far diminuire i costi relativi al personale interno. Il che spesso determina un aumento dei costi complessivi! Come? In questo modo: la diminuzione del personale interno costringe a ridurre i servizi. Il che, spesso, porta l'ente pubblico a sostituire con esternalizzazioni ciò che viene tagliato. Eh già, guarda caso, il “patto di stabilità” impone di ridurre i costi per il personale interno, ma non quelli per l'acquisto di servizi dai privati. Altro che “stabilità”. Lo scopo non è quello di stabilizzare i conti, bensì quello di rendere del tutto “instabili” i servizi pubblici, imponendo di fatto la loro privatizzazione.

 Vuoi un esempio concreto? Eccolo: nel corso degli ultimi anni il Comune di Genova ha progressivamente diminuito il servizio estivo per i bimbi che frequentano gli asili nido e le scuole dell'infanzia. Ciò è accaduto perché, per ovviare alla diminuzione del personale, è stato imposto a tutti i lavoratori del settore di godere delle ferie nel periodo estivo. L'ovvio risultato è stato quello di avere pochissimo personale a disposizione nei mesi di luglio e agosto. Così il Comune ha dovuto acquistare all'esterno, cioè privatizzare, il servizio estivo. Come membro del Comitato dei Genitori, ero personalmente presente in Consiglio Comunale, un paio di anni fa, quando l'Assessore spiegò che da quel momento il Comune avrebbe speso più di prima, ma che il patto di stabilità non lasciava altra strada: o chiudere il servizio estivo, o privatizzarlo.

 Ci fanno credere che abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità. Che abbiamo speso troppo. Ma i vincoli europei non hanno nessun fondamento economico. Perseguono, con grandissima efficacia, un duplice obiettivo politico: da un lato distruggere il ruolo pubblico nell'economia e spingere alla privatizzazione di ogni cosa, dall'altro proteggere la casta politica, che senza poter ripetere l'odioso mantra del “ce lo chiede l'Europa” non potrebbe realizzare una tale distruzione di tutto ciò che è stato costruito dalla fatica e dalle lotte delle generazioni precedenti. Quando parliamo del fiscal compact, del MES, dei vincoli che discendono dall'appartenenza all'eurozona e all'Unione Europea, dobbiamo fare lo sforzo di spiegare a chi ci legge o ascolta che sono proprio queste cose ad essere direttamente responsabili della concreta distruzione delle nostre condizioni di vita e di quelle dei nostri figli. Non è un compito facile, bisogna abbattere luoghi comuni e falsità che hanno attecchito non poco nell'opinione pubblica, a causa di decenni di disinformazione.

 Ma tu sei un papà, come me. E questa è una delle cose più importanti che possiamo fare per i nostri figli.

 di Fabrizio Tringali, leggi anche:
  - Il problema non è il Debito Pubblico, vi spiego perché.
  - Vi spiego i piani di chi vuole più Europa.

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