domenica 14 ottobre 2012

Bolivia, crescita senza privatizzazioni


Un'opzione diversa ce l'abbiamo. Il liberismo non è l'unica strada percorribile. Se prevalgono logiche antiumane è solo perché coloro che agiscono unicamente per i loro intressi sono più forti e organizzati. Fortunatamente ci sono le eccezioni. Facciamo in modo che divengano la regola.

 
di Hedelberto Lopez Blanch da www.aporrea.org via marx21

Il giornalista cubano Hedelberto Lopez Blanc, autore di studi sull'emigrazione cubana negli USA e sui medici cubani nel mondo, scrive per il quotidiano “Juventud Rebelde” e il settimanale “Opciones”.

Le nazionalizzazioni, e le rescissioni di contratti di concessione, realizzate in Bolivia da quando Morales ha assunto la presidenza nel 2006, hanno contenuto la fuga di capitali, hanno dato impulso a una crescita economica stabile e all'aumento dei servizi a beneficio della maggior parte della popolazione.

I successi ottenuti nei sei anni di governo di Morales si possono apprezzare in tutti i settori economici e sociali della nazione andina, che ha cominciato a lasciarsi dietro le spalle più di due secoli di sfruttamento da parte di governi stranieri e compagnie multinazionali con il consenso delle oligarchie “criollas”.


Il fatto è che in Bolivia hanno avuto luogo trasformazioni profonde che stanno facendo uscire dalla miseria, dall'ignoranza e dalla discriminazione la maggioranza della popolazione.

Uno dei primi compiti assolti dallo stato plurinazionale è stato quello di implementare un programma che eliminerà l'ignoranza estrema di milioni di boliviani, e con l'aiuto di specialisti cubani e venezuelani, l'UNESCO ha dichiarato il paese Libero dall'Analfabetismo.

Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è cresciuto dal 2006 a un ritmo medio del 4% mentre i programmi sociali risultano ampi e diversificati e ad essi vengono destinati circa 2.000 milioni di dollari, in gran parte per l'apparato statale per il quale fino al 2005 venivano investiti solo 500 milioni di dollari.

La povertà estrema che colpiva il 68,2% della popolazione nel 2003, si è abbassata al 26% nel 2011, secondo dati del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), mentre il governo continua ad applicare misure per eliminarla completamente.

La generazione di fonti di lavoro emerge come una costante nell'impegno del governo. Nel 2011 ha destinato 3.000 milioni di dollari per costruire strade, installazioni di tubature per l'acqua potabile e la rete fognaria, scuole, centri sanitari, ospedali, piccole industrie, tra l'altro.

L'investimento pubblico nei trasporti, nell'edilizia abitativa e nelle telecomunicazioni ha generato circa 250.000 nuovi posti di lavoro in tutto il paese, uno dei motivi per cui la Bolivia conta su uno dei tassi di disoccupazione più bassi di tutta l'America Latina, solo il 5,5%.

Sono state installate nuove fabbriche per la carta, il cartone, le vernici, l'alimentazione; lo Stato appoggia finanziariamente e commercialmente piccoli prodotti industriali e contribuisce allo sviluppo generale dell'agricoltura.

Le buone gestioni economiche hanno fatto si che le Riserve Internazionali Nette (RIN) ammontassero a fine giugno a 12.600 milioni di dollari, mentre prima del 2006 non superavano i 3.000 milioni di dollari.

Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, organismi per nulla amici delle riforme sociali a favore dei popoli, hanno riconosciuto i progressi raggiunti dalla Bolivia negli ultimi anni e il capo della missione del FMI a La Paz, Gabriel Lopetegui, ha rimarcato recentemente “il buon impegno economico, i progressi nella redistribuzione delle entrate e l'inclusione sociale, la “bolivianizzazione” dell'economia e la gestione prudente e adeguata del debito”.

Nella riduzione della povertà e della disuguaglianza hanno influito i programmi sociali attuati come il pagamento di rendite vitalizie tra 1.800 e 2.400 pesos alla popolazione con oltre 60 anni, che comprende 800.000 adulti.

Inoltre lo Stato concede rendite di 1.800 pesos a donne in stato di gravidanza e puerpere fino a quando i loro figli compiano due anni, il che aiuta a combattere gli indici di morbilità delle donne gestanti e dei bambini fino a 5 anni per infermità che è possibile prevenire.

Altri programmi sociali si sommano a questi sforzi come il pagamento di 200 pesos annui pro capite a 1,6 milioni di studenti tra il primo e l'ottavo grado per invertire gli indici di abbandono scolastico nel paese, dove prima del 2006 l'analfabetismo colpiva 27 su 100 abitanti.

Ma tutti questi successi non si sarebbero potuti realizzare senza aver prima recuperato le ricchezze nazionali (produttive, minerarie e dei servizi) che prima erano sfruttate da compagnie private e i cui guadagni venivano sottratti al paese.

Governi neoliberali come quello di Gonzalo Sanchez de Lozada (1993-1997 e 2002-2004) hanno aperto le porte del paese al capitale straniero con enorme pregiudizio per la popolazione.

Per questo, i risultati economici e sociali ottenuti negli ultimi anni si devono in larga misura al recupero da parte del governo di Evo Morales di importanti settori e risorse naturali come il petrolio, il gas, il legname, l'oro, l'aviazione, le telecomunicazioni, l'elettricità, la telefonia, il trasporto pubblico.

In breve sintesi si possono enunciare le principali iniziative. Nel maggio 2006 si decreta la nazionalizzazione degli idrocarburi, specialmente del gas, principale fonte di valuta per il paese, e inizia la negoziazione di nuovi contratti di sfruttamento con le imprese straniere e nell'ottobre dello stesso anno si statalizza nuovamente la miniera di stagno di Huanuni.

Nel febbraio 2007 si nazionalizza la fonderia Vinto, in mani svizzere, e nel marzo 2008 le quattro filiali della ispano-argentina Repsol YPF, le britanniche Ashmore e British Petroleum e il consorzio peruviano-tedesco CLBH.

Il mese seguente, la statale YPFB si trasforma nella corporazione che dirige la nazionalizzazione petrolifera e si crea l'Impresa Boliviana di Industrializzazione (EBIH), e in maggio si acquisisce il cento per cento della Compagnia Logistica degli Idrocarburi (in mani peruviane e tedesche) e della telefonica Entel, filiale dell'italiana Telecom.

In seguito si recupera la maggioranza delle azioni delle petrolifere Chaco, Panamerican Energy (del gruppo British Petroleum); di Andina, filiale di Repsol YPF; e di Transredes, che trasporta idrocarburi con la partecipazione della britannica Ashmore e dell'anglo-olandese Shell.

Nel febbraio 2009 vengono espropriati 36.000 ettari di terre a latifondisti (15.000 alla famiglia statunitense Larsen Metenbrink), che imponevano la servitù agli indios guarani.

Seguono altri recuperi come le imprese elettriche Corani, Guaracachi e la Luis y Fuerza Eléctrica de Cochabamba. Nel maggio scorso sono state espropriate le azioni di Red Eléctrica Espanola (REEE) nell'impresa di Trasporti dell'Elettricità (TDE).

Nonostante le costanti azioni di destabilizzazione messe in atto dall'oligarchia, con l'appoggio di paesi stranieri, il governo di Morales ha ottenuto innumerevoli successi economici e sociali mai visti in questo paese dalla sua fondazione.

Traduzione a cura di Marx21.it

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