sabato 29 settembre 2012

Superare il trauma del 15 Ottobre. Basta alibi, mobilitiamoci contro governo e BCE


di Alfio Nicotra


Oggi a Lisbona scendono in piazza contro il governo di destra/Bce: sono previste un milione di persone. Domani 30 settembre a Parigi scenderanno in piazza decine di migliaia di persone per chiedere il referendum sul fiscal compact e il ritiro di alcuni provvedimenti antipopolari del governo socialista/Bce. Lo scorso fine settimana, e per tutta questa settimana , è toccata alla Spagna e alla Grecia tenere testa ai loro governi filo Bce e dire forte che  l’Europa dei popoli non ci stà. Rivolgo un appello alle forze che il 15 ottobre 2011 promossero la manifestazione degli indignados a Roma. Quella manifestazione fu oggetto di un assurdo scontro interno “a chi l’aveva più lungo”, con incredibili diatribe sul chi- audace e rivoluzionario-  voleva andare davanti ai palazzi del potere e chi –pecora e moderato – voleva “passeggiare” fino a piazza San Giovanni. Oggi sappiamo che l’esito di quella manifestazione – la più grande del mondo come partecipazione – è stata la totale impunità consentita al governo Monti di fare carne di porco dei diritti e della Costituzione e che davanti ai palazzi del potere non c’è più nessuno. Non si costruisce un movimento antiliberista senza pratiche inclusive, democraticamente discusse, senza il metodo del consenso e il rispetto tra le varie anime. Così come non si costruisce un movimento antiliberista facendo solo dei bei seminari che ci spiegano che dovremo mobilitarci ma non mettere in agenda nessuna mobilitazione. Il tempo delle parole è scaduto. Alla solitudine di chi è massacrato dalle politiche del governo Monti/Bce bisogna dare una risposta politica e di movimento : non è tollerabile rimanere, unico Paese in Europa, con le mani in mano. Per questo mi rivolgo agli organizzatori del 15 ottobre 2011 affinché abbiano il coraggio di riunirsi, di trovare insieme le capacità di mobilitare il Paese. Forse queste organizzazioni si sono dimenticate la piattaforma con la quale invitarono migliaia di persone a venire a Roma. In essa si leggeva:
Commissione Europea, governi europei, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale,  multinazionali e poteri forti ci presentano come dogmi intoccabili il pagamento del debito, il pareggio del bilancio pubblico, gli interessi dei mercati finanziari, le privatizzazioni, i tagli alla spesa, la precarizzazione del lavoro e della vita.
Sono ricette inique e sbagliate, utili a difendere rendite e privilegi, e renderci tutti schiavi. Distruggono il lavoro e i suoi diritti, i sindacati, il contratto nazionale, le pensioni, l’istruzione, la cultura, i beni comuni, il territorio, la società e le comunità, tutti i diritti garantiti dalla nostra Costituzione. Opprimono il presente di una popolazione sempre più impoverita, negano il futuro ai giovani.
Non è vero che siano scelte obbligate. Noi le rifiutiamo. Qualunque schieramento politico le voglia imporre, avrà come unico effetto un’ulteriore devastazione sociale, ambientale, democratica. Ci sono altre strade, e quelle vogliamo percorrere, riprendendoci pienamente il nostro potere di cittadinanza che è fondamento di qualunque democrazia reale.
Non vogliamo fare un passo di più verso il baratro in cui l’Europa e l’Italia si stanno dirigendo e che la manovra del Governo, così come le politiche economiche europee, continuano ad avvicinare. Vogliamo una vera alternativa di sistema. Si deve uscire dalla crisi con il cambiamento e l’innovazione. Le risorse ci sono.
Si deve investire sulla riconversione ecologica, la giustizia sociale, l’altra economia, sui saperi, la cultura, il territorio, la partecipazione. Si deve redistribuire radicalmente la ricchezza. Vogliamo ripartire dal risultato dei referendum del 12 e 13 giugno, per restituire alle comunità i beni comuni ed il loro diritto alla partecipazione. Si devono recuperare risorse dal taglio delle spese militari. Si deve smettere di fare le guerre e bisogna accogliere i migranti.
Le alternative vanno conquistate, insieme. In Europa, in Italia, nel Mediterraneo, nel mondo. In tanti e tante, diversi e diverse, uniti. E’ il solo modo per vincere.
Poche parole che alcuni, in omaggio all’assurdo posizionamento interno al movimento, definirono generiche ma che , rileggendole ad un anno di distanza, sono di tutt’altro segno.
Sottolineo volutamente inoltre  che questo impegno solenne che prendemmo allora era contro qualunque schieramento avesse voluto imporre quelle politiche. E’ un impegno che non abbiamo esaudito. Le pur generose iniziative del 27 ottobre prossimo a Roma del movimento No Debito, e la tre giorni del 10+10 di Firenze nel decimo anniversario del primo social forum europeo – iniziative entrambi alle quali parteciperò - non soddisfano da sole questa fondamentale esigenza di far si che anche dall’Italia arrivi una risposta ai diktat padronali ed europei. Superare la sindrome del post 15 ottobre è diventata una esigenza non più rinviabile. Ognuno di noi non si nasconda dietro le sue paure. Lavoriamo per ricostruire quello spirito perché solo dal basso sarà possibile far nascere una alternativa.

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