venerdì 7 settembre 2012

Slavoj Žižek: La politica di Batman

di  Slavoj Žižek da controlacrisi



Il nuovo film della serie di Batman, Il cavaliere oscuro – Il ritorno, dimostra che i grandi successi di Hollywood sono indicatori precisi della situazione ideologica delle nostre società. La storia: a Gotham City otto anni dopo gli avvenimenti del Cavaliere oscuro – il secondo episodio della trilogia diretta da Christopher Nolan – regnano la legge e l’ordine. Grazie ai poteri straordinari concessi dalla legge anticrimine voluta da Harvey Dent, il commissario Gordon ha quasi sradicato la malavita organizzata. Si sente colpevole per aver insabbiato i crimini commessi da Dent e vuole confessare pubblicamente. Poi decide che la città non è pronta per la verità. Non più attivo come Batman, Bruce Wayne vive isolato in una grande casa. 


La sua azienda sta crollando perché ha investito in un progetto di energia pulita che dovrebbe sfruttare il nucleare, ma poi lo ha cancellato in seguito alla scoperta che il nucleo può essere trasformato in un’arma micidiale. La bella Miranda Tate, membro del consiglio di amministrazione della Wayne Enterprises, lo incoraggia a riprendere le iniziative filantropiche dell’azienda. Qui entra in scena il primo cattivo del film. Bane, un leader terrorista già membro della Setta delle ombre, s’impossessa di una copia del discorso del commissario. Quando le macchinazioni finanziarie di Bane portano l’impresa di Wayne sull’orlo della bancarotta, Wayne affida il controllo della società a Miranda, con cui ha anche una breve storia d’amore. Appena viene a sapere che Bane si è impadronito anche del nucleo, Wayne ridiventa Batman e lo affronta. Dopo aver rotto la schiena a Wayne in un combattimento corpo a corpo, Bane lo trattiene in una prigione da cui è quasi impossibile fuggire. Mentre Wayne si riprende dalle ferite e si allena per tornare a essere Batman, Bane riesce a trasformare Gotham City in una città-stato isolata. Prima intrappola sotto terra gran parte delle forze di polizia, poi scatena delle esplosioni per distruggere molti dei ponti che collegano Gotham alla terra ferma e infine annuncia che qualunque tentativo di lasciare la città provocherà lo scoppio del nucleo fissile di Wayne, che è stato trasformato in una bomba. E così siamo al momento centrale del film. L’irruzione al potere di Bane è accompagnata da una grande offensiva politico-ideologica: Bane denuncia pubblicamente l’insabbiamento della morte di Dent e rilascia i detenuti imprigionati in base alla sua legge anticrimine. Condannando i ricchi e i potenti, promette di ripristinare il potere popolare lanciando un appello ai cittadini: “Riprendetevi la città”. Bane si rivela, come ha osservato il critico Tyler O’Neil, “l’ultimo rappresentante di Occupy Wall street, che esorta il 99 per cento a unirsi per rovesciare le élite”. Quel che segue è il potere popolare secondo il film: processi-farsa ed esecuzioni sommarie dei ricchi, le piazze dominate dal crimine e dalla malvagità. Un paio di mesi dopo, mentre Gotham continua a soffrire, Wayne fugge di prigione, si ripresenta come Batman e arruola i suoi amici per liberare la città e disattivare la bomba atomica prima che esploda. Batman affronta Bane e lo sconfigge, ma viene fermato da un colpo di pugnale di Miranda, che si rivela essere Talia al-Ghul, figlia di Ra’s al-Ghul, l’ex leader della Setta delle ombre (i cattivi di Batman begins). Dopo aver annunciato il suo piano per completare il lavoro del padre e distruggere Gotham City, Talia fugge. Nella confusione che segue, il commissario Gordon disattiva il detonatore a distanza della bomba, mentre una benevola ladra, Selina Kyle, uccide Bane permettendo a Batman di dare la caccia a Talia. Lui cerca di costringerla a portare la bomba nella camera di fusione dove può essere stabilizzata, ma Talia allaga la camera. Quando il suo camion finisce fuori strada e si schianta lei muore, certa che l’esplosione non possa più essere fermata. Usando un elicottero speciale, Batman trasporta la bomba oltre i confini della città e sembra morire nell’esplosione. Ora è celebrato come un eroe che con il suo sacrificio ha salvato Gotham City, mentre Wayne viene dato per morto nella sommossa.
Le sue proprietà vengono divise, ma il maggiordomo, Alfred, lo vede vivo insieme a Selina in un bar di Firenze. Blake, un poliziotto giovane e onesto che conosceva l’identità di Batman, eredita la Batcaverna.
Il primo indizio sui puntelli ideologici di questo finale ci viene fornito da Alfred che, al finto funerale di Wayne, legge le ultime righe di Un racconto di due città di Dickens: “Quello che faccio è la cosa migliore, di gran lunga migliore che abbia mai fatto; e il riposo che m’attende il più dolce, di gran lunga il più dolce che io m’abbia mai conosciuto”. Alcuni critici cinematografici hanno interpretato questa conclusione come un’indicazione del fatto che, per usare le parole di O’neil, il film “raggiunge i più nobili livelli dell’arte occidentale rivolgendosi al cuore della tradizione degli Stati Uniti: l’idea di un nobile sacrificio per la gente comune. figura paragonabile a quella di Cristo, Batman sacrifica se stesso per salvare gli altri”.
Vista da questa prospettiva, la storia è un breve passo indietro da Dickens a Cristo sul calvario. Ma c’è da chiedersi se l’idea del sacrificio di Batman come ripetizione della morte di Cristo non sia messa in discussione dall’ultima scena del film, con Wayne e Selina al bar. Il parallelo religioso di questo finale non è piuttosto la nota idea blasfema che Cristo sia sopravvissuto alla crocifissione e abbia vissuto una lunga vita serena in India o, come vogliono alcune fonti, in Tibet? L’unico modo per riscattare questa scena finale sarebbe leggerla come un sogno a occhi aperti o un’allucinazione di Alfred. Un altro elemento dickensiano del film è la protesta depoliticizzata sul divario tra ricchi e poveri. All’inizio del film, Selina mormora a Wayne: “sta arrivando una tempesta, signor Wayne. È meglio che lei e i suoi amici vi prepariate al peggio, perché quando scoppierà vi chiederete come avete potuto pensare di vivere così sfarzosamente e lasciare così poco a tutti gli altri”. Christopher Nolan, da bravo liberal, si preoccupa per le diseguaglianze: “nel film si fa lentamente strada il concetto di giustizia economica. non credo che qui ci sia un punto di vista di destra o di sinistra. c’è solo un’onesta valutazione del mondo in cui viviamo, delle cose che ci preoccupano”.
Anche se gli spettatori sanno che Wayne è ricchissimo, dimenticano spesso da dove viene il suo denaro: produzione di armi e speculazioni finanziarie. È per questo che i giochi di Bane in borsa possono distruggere il suo impero. Mercante d’armi e speculatore: è questo il segreto dietro la maschera di Batman. Come lo affronta il film? Resuscitando l’archetipico tema dickensiano del buon capitalista che finanzia gli orfanotrofi (Wayne) contro il capitalista avido e cattivo (Stryver, come in Dickens). Secondo il fratello di Nolan, Jonathan, coautore della sceneggiatura, “Un racconto di due città è il ritratto più straziante di una civiltà raccontabile e riconoscibile andata completamente in rovina. Pensiamo al terrore a Parigi, nella Francia della fine del settecento, e ci riesce difficile immaginare che sia potuto andare tutto così male”. Le scene della rivolta populista – una folla assetata del sangue dei ricchi che li hanno sfruttati – ricorda la descrizione dickensiana, e così, anche se non ha nulla a che fare con la politica, il film segue le orme del romanzo di Dickens nel suo “onesto” ritratto dei rivoluzionari come fanatici invasati.
Una cosa interessante di Bane è che la ragione della sua durezza rivoluzionaria è l’amore incondizionato. In una scena toccante, racconta a Wayne come, con un atto d’amore tra sofferenze indicibili, abbia salvato Talia bambina senza curarsi delle conseguenze e pagando un prezzo terribile: viene picchiato in quasi a perdere la vita per difenderla. Un altro critico, R.M. Karthick, colloca Il cavaliere oscuro – Il ritorno in una lunga tradizione che va da Cristo a Che Guevara ed esalta la violenza in quanto “opera d’amore”, come fa il Che nel suo diario: “Lasciatemi dire, a costo di apparire ridicolo, che il vero rivoluzionario è guidato da forti sentimenti d’amore. È impossibile pensare a un vero rivoluzionario senza questa qualità”. Ma qui non c’è tanto la cristificazione del Che, quanto la cheguevarizzazione del Cristo: le scandalose parole del Cristo di Luca (“Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e persino la propria vita, non può essere mio discepolo”) vanno nella stessa direzione di quelle del Che: “Bisogna essere duri senza perdere la tenerezza”. L’affermazione di Guevara che “il vero rivoluzionario è guidato da un forte sentimento di amore” dovrebbe essere letta insieme alla sua definizione, molto più problematica, dei rivoluzionari come macchine per uccidere: “L’odio è un fattore di lotta; l’odio implacabile contro il nemico, che permette all’uomo di superare i suoi limiti naturali e lo trasforma in una efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere. I nostri soldati devono essere così: un popolo senza odio non può distruggere un nemico brutale”. Guevara qui sta parafrasando le affermazioni di Cristo sull’unità di amore e spada: in entrambi i casi, il paradosso sotteso è che ciò che rende l’amore angelico, ciò che lo eleva al di sopra del sentimentalismo, è la sua crudeltà, il suo legame con la violenza. Ed è questo legame che colloca l’amore oltre i limiti naturali dell’uomo trasformandolo in una pulsione incondizionata. È per questo, tornando al Cavaliere oscuro – Il ritorno, che l’unico vero amore ritratto nel film è quello di Bane, il terrorista, in evidente contrasto con quello di Batman. Anche la figura di Ra’s, il padre di Talia, merita un’analisi più attenta. Ra’s ha un misto di tratti arabi e orientali ed è un agente del terrore virtuoso, che combatte per correggere una civiltà occidentale corrotta. È interpretato da Liam Neeson, un attore che sullo schermo di solito irradia bontà e saggezza: è Zeus in Scontro tra titani e Qui-Gon Jinn in La minaccia fantasma, il primo episodio della saga di Star wars. Qui-Gon è un cavaliere jedi, mentore di Obi-Wan Kenobi, ed è lui a scoprire Anakin Skywalker credendo che sia il prescelto chiamato a riportare l’ordine nell’universo e ignorando i moniti di Yoda sul suo carattere instabile. Alla fine della Minaccia fantasma, Qui-Gon è ucciso dall’assassino Darth Maul. Nella trilogia di Batman, Ra’s è il maestro del giovane Wayne. In Batman begins lo trova in una prigione del Bhutan. Presentandosi come Henri Ducard, offre al ragazzo “una strada”. Una volta liberato, Wayne si presenta nella casa della Setta delle ombre dove Ra’s lo sta aspettando. Al termine di un lungo e difficile periodo di addestramento, Ra’s spiega che Wayne deve fare tutto il necessario per combattere il male, e che la setta lo ha addestrato per portare a termine la missione di distruggere Gotham City, giudicata ormai irreparabilmente corrotta.
Ra’s quindi non è una semplice personificazione del male. Incarna una combinazione di virtù e terrore, rappresenta la disciplina ugualitaria che combatte un impero corrotto, e appartiene quindi a un filone che nella narrativa recente va da Paul Atreides – il protagonista del romanzo Dune di Frank Herbert – a Leonida, re di Sparta nel graphic novel di Frank Miller 300. È significativo che Wayne sia un discepolo di Ra’s: è stato il suo maestro a trasformarlo in Batman. A questo punto si presentano due obiezioni basate sul senso comune. La prima è che nelle vere rivoluzioni ci sono state uccisioni di massa e violenze mostruose, basti pensare a Stalin o ai Khmer rossi, perciò quella del film non è una pura fantasia reazionaria. La seconda obiezione è che il movimento di Occupy Wall street in realtà non è violento, il suo obiettivo sicuramente non è un regno del terrore. Se la rivolta di Bane vuole estrapolare la tendenza immanente di Occupy Wall street, il film falsa completamente i suoi obiettivi e le sue strategie. Le proteste anticapitaliste di oggi sono il contrario di Bane: lui è l’immagine speculare del terrore di stato, di un fondamentalismo omicida che prende il sopravvento e governa con la paura, non rappresenta l’abbattimento del potere statale grazie all’auto-organizzazione del popolo. Ma quello che le due obiezioni hanno in comune è il rifiuto della figura di Bane. La risposta a queste obiezioni si articola in diverse parti. In primo luogo, bisognerebbe chiarire la portata della violenza. La migliore risposta alla tesi secondo cui la reazione della folla violenta all’oppressione è peggio dell’oppressione stessa è quella offerta da Mark Twain nel suo romanzo Un americano alla corte di Re Artù. “C’erano due regni del terrore, se proviamo a ricordare e a pensarci bene, il primo scatenato da una passione febbrile, il secondo da uno spietato sangue freddo. Noi rabbrividiamo solo per gli orrori del terrore minore, quello per così dire passeggero, ma cos’è l’orrore di una morte rapida con un colpo di scure in confronto alla lenta agonia provocata dalla fame, dal freddo, dagli oltraggi, dalla crudeltà e dal cuore spezzato? Il cimitero di una città può contenere le tombe riempite da quel breve terrore che tutti noi abbiamo diligentemente imparato a temere e condannare, ma tutta la Francia probabilmente non basterebbe a contenere le tombe riempite da quel terrore più antico e reale, quel terrore indicibilmente amaro e spaventoso che a nessuno di noi hanno insegnato a riconoscere nella sua immensità e nella pietà che merita”. Allora bisognerebbe demistificare il problema della violenza, respingendo la tesi semplicistica che il comunismo del novecento ha usato troppa violenza omicida.
Dovremmo fare attenzione a non cadere di nuovo in questa trappola. Di fatto, è atrocemente vero. Ma porre al centro dell’attenzione la violenza offusca la questione di fondo: cosa c’era di sbagliato nel progetto comunista in quanto tale? Qual era la debolezza interna di quel progetto che ha spinto i comunisti verso una violenza sfrenata? Non basta dire che i comunisti hanno trascurato il problema della violenza: è stato un fallimento sociopolitico più profondo a spingerli alla violenza. Perciò non è solo il film di Nolan che non riesce a immaginare un autentico potere del popolo. Non ci sono riusciti neppure i veri movimenti radicali di emancipazione. Sono rimasti intrappolati nelle coordinate della vecchia società, in cui l’autentico potere del popolo spesso consisteva proprio in questo orrore violento.  Infine, è decisamente troppo semplicistico sostenere che non ci sia nessun potenziale di violenza in Occupy Wall street e altri movimenti simili: c’è della violenza in ogni autentico processo di emancipazione. Il problema del Cavaliere oscuro – Il ritorno è che sbaglia nel tradurre questa violenza in terrore omicida. E qui apriamo una breve parentesi con un romanzo di José Saramago, Saggio sulla lucidità, che narra di strani avvenimenti nella capitale senza nome di un paese democratico non meglio identificato. La mattina delle elezioni è turbata da una pioggia torrenziale, e l’affluenza è molto bassa. Fortunatamente a metà pomeriggio il tempo cambia e la popolazione si reca in massa alle urne. Ma il sollievo del governo è di breve durata: il conteggio dimostra che oltre il 70 per cento delle schede votate nella capitale sono bianche. Sconcertato, il governo dà alla gente una possibilità di correre ai ripari una settimana dopo con una nuova tornata elettorale. I risultati sono ancora peggiori. Ora l’83 per cento delle schede sono bianche. I due maggiori partiti politici – il partito di destra al governo e il suo principale avversario, il partito di centro – piombano nel panico, mentre il marginale partito della sinistra sostiene che le schede bianche sono un voto a favore del suo programma progressista. Incerto su come rispondere a una protesta pacifica, ma sicuro che si stia tramando un complotto antidemocratico, il governo bolla subito il movimento definendolo “terrorismo puro e semplice” e dichiara lo stato d’emergenza. I cittadini sono arrestati a casaccio e scompaiono per essere sottoposti a interrogatori segreti, la polizia e il governo si allontanano dalla capitale, tutte le entrate e le uscite della città vengono sigillate. La capitale continua a funzionare quasi normalmente e la gente respinge compatta tutti i colpi del governo con una resistenza non violenta di stampo gandhiano. L’astensionismo dei votanti è un esempio di “violenza divina” autenticamente radicale che scatena reazioni di panico in chi detiene il potere. Torniamo a Nolan. La trilogia dei film di Batman segue una logica interna. In Batman begins il protagonista rimane nei limiti dell’ordine liberale: il sistema può essere difeso con metodi moralmente accettabili. Il cavaliere oscuro, di fatto, è una nuova versione di due classici film western di John Ford, Il massacro di Fort Apache e L’uomo che uccise Liberty Valance, che mostrano come, per civilizzare il selvaggio west, sia necessario creare la leggenda e ignorare la verità. Mostrano, in breve, come la nostra civiltà sia fondata su una menzogna: bisogna violare le regole per difendere il sistema.
In Batman begins, l’eroe è semplicemente il classico giustiziere urbano che punisce i criminali quando la polizia non riesce a farlo. Il problema è che la polizia, l’organismo ufficialmente preposto alla tutela della legge, risponde in modo ambivalente all’aiuto di Batman. Lo considera una minaccia al suo monopolio del potere e quindi una prova della sua inefficienza. Eppure quella di Batman è una trasgressione puramente formale, perché agisce in nome della legge senza essere legittimato a farlo. Nei suoi atti non viola mai la legalità. Il cavaliere oscuro cambia queste coordinate. Il vero rivale di Batman non è il suo apparente avversario, Joker, ma Harvey Dent, il “cavaliere bianco”, il nuovo e aggressivo procuratore distrettuale, una sorta di giustiziere ufficiale che con la sua fanatica battaglia contro la criminalità provoca la morte di tante persone innocenti e la sua stessa distruzione. È come se Dent fosse la risposta dell’ordine legale alla minaccia rappresentata da Batman: contro il giustizialismo di Batman è il sistema a generare degli eccessi illegali con un vigilante molto più violento di Batman. C’è una giustizia poetica, quindi, quando Wayne vuole rivelare la sua identità di Batman e Dent interviene dichiarando di essere Batman: lui è più Batman di Batman, e realizza la tentazione di violare la legge a cui Wayne ha saputo resistere. Quando, alla fine del film, Wayne si assume la responsabilità dei crimini commessi da Dent per salvare la reputazione dell’eroe popolare che incarna la speranza della gente comune, il suo gesto è uno scambio simbolico: prima Dent assume l’identità di Batman e poi Wayne – il vero Batman – prende su di sé i crimini di Dent. Il cavaliere oscuro – Il ritorno si spinge ancora più avanti. Bane non è forse Dent portato all’estremo? Bane giunge alla conclusione che il sistema è ingiusto e quindi, per combattere l’ingiustizia, bisogna lottare contro il sistema e distruggerlo. Perde ogni remora ed è disposto a usare qualunque metodo pur di raggiungere il suo obiettivo. La comparsa di questa figura cambia completamente le cose. Per tutti i personaggi, Batman compreso, la morale è relativizzata e diventa una questione di opportunità, qualcosa che dipende dalle circostanze. È una guerra di classe aperta: tutto è permesso in difesa del sistema quando non abbiamo semplicemente a che fare con dei gangster pazzi, ma con una rivolta popolare.
Il film dovrebbe essere contestato da chi partecipa a una lotta di emancipazione? Le cose non sono così semplici. Come diceva una poesia politica cinese, contano le assenze e le presenze sorprendenti. Ricordate la storiella francese della moglie che si lamenta per le avances sessuali del migliore amico di suo marito? Ci vuole un po’ di tempo perché l’amico sbigottito afferri la questione: in modo contorto, lei lo sta invitando a sedurla. È come l’inconscio freudiano che non conosce la negazione. Quello che importa non è il giudizio negativo di qualcosa, ma che questo qualcosa sia semplicemente nominato. Qui il potere del popolo c’è, è rappresentato come una realtà, con una significativa evoluzione rispetto ai soliti avversari di Batman: megacapitalisti criminali, gangster e terroristi. La possibilità che il movimento Occupy Wall street salga al potere e instauri una democrazia popolare sull’isola di Manhattan è così chiaramente assurda, così totalmente irrealistica che non possiamo evitare di chiederci: perché un blockbuster di Hollywood la immagina? Perché evoca questo spettro? Perché si limita anche solo a fantasticare che Occupy Wall street esploda in una ribellione violenta? La risposta scontata – cioè che vuole macchiare il movimento accusandolo di avere un potenziale terroristico o totalitario – non basta a spiegare la strana attrazione esercitata dal potere popolare. Non stupisce che l’effettivo funzionamento di questo potere rimanga misterioso, assente: non vengono forniti dettagli su come funziona o quello che fanno le persone mobilitate. Bane dice ai cittadini che possono fare quello che vogliono, non intende imporre il suo ordine. È per questo che criticare il film, sostenendo che la sua descrizione di Occupy Wall street è una caricatura ridicola, non è sufficiente. La critica deve individuare all’interno del film una pluralità di segnali che rimandano a quello che succede realmente. Ricordate, per esempio, che Bane non è semplicemente un terrorista assetato di sangue ma una persona capace di amore profondo, dotata di spirito di sacrificio. Insomma, l’ideologia pura non è possibile. L’autenticità di Bane deve lasciare delle tracce nel tessuto del film. Ed è per questo che Il cavaliere oscuro – Il ritorno merita una lettura attenta. Il fatto – la Repubblica Popolare di Gotham City, una dittatura del proletariato a Manhattan – è immanente al film. È il suo centro assente.

testo originale: http://www.newstatesman.com/2012/08/people%E2%80%99s-republic-gotham


Reazioni:

0 commenti:

Posta un commento