venerdì 13 luglio 2012

Il socialismo liberista di Asor Rosa


Asor Rosa è una persona per bene, ne sono convinto, ma da qualche tempo da segno di una sempre maggiore “concretezza” di pensiero. Il che è un bene si potrebbe dire, ma il pensiero concreto contrariamente a quanto si crede non è un'attitudine mentale che bada al sodo, mettendo da parte l'inessenziale, il pensiero concreto è il sintomo di un'incapacità di astrazione, cioè di una funzione del pensiero che permette la formulazioni di concetti complessi in base alla capacità di utilizzare un linguaggio simbolico. E' un'involuzione cognitiva insomma.
Asor Rosa vorrebbe che il Pd ci facesse uscire dalle secche del montismo e del berlusconismo, ma non si capisce bene come, forse ridiventando per miracolo un partito socialista o forse smentendo la sua natura liberista e il massacro sociale di cui si è reso complice negli ultimi mesi. Asor Rosa boccia qualsiasi ipotesi movimentista e qualsiasi espressione autonoma della società considerata come il segno dell'effimero e di un antipolitica evanescente. L'unica speranza sta nel segno dell'unità che solo un partito socialista può esprimere, magari unitamente ad altre forze politiche (quali?). Il povero professore ha dimenticato che il Pd non solo ha abiurato il comunismo, il che potrebbe essere anche comprensibile, ma anche il socialismo, dacché di definisce “democratico” avendo racchiuso in sé due anime storicamente in conflitto, quella dell'ex PCI e quella della DC. E' ovvio a tutti ormai che il Pd, se non ha aderito appieno ai dettami del liberismo, è quantomeno sotto un forte ricatto, sia esterno che interno, da parte di gruppi di potere molto influenti. Non si spiega altrimenti, a meno di non voler parlare di un partito venduto, il suicidio politico di questa gente, che rinuncia a vincere le elezioni, utilizzando la scusa del “senso di responsabilità nazionale”. Come si può pretendere che Bersani e soci convochino partiti e società civile e indichino la strada per un radioso riformismo del XXI secolo, dopo che hanno gettato la maschera e sono diventati apostoli dell'austerità e del vangelo dell'Europa delle banche?
Chi siamo noi, parlando di coloro che hanno a cuore solidarietà e giustizia sociale, forse non lo sappiamo ancora caro professore, ma certamente non siamo liberisti e non siamo del tutto folli, tanto da credere che un partito che sta svendendo i diritti acquisiti dei lavoratori perché  "ce lo chiede l'Europa", possa essere un faro del riformismo.Tu stesso del resto parli delle responsabilità del liberismo e del governo Monti nel demolire lo stato sociale, ma poi pretendersti che a porvi rimedio sia una forza politica che è più montista di Monti. Uscire dal montismo attraverso il montismo, mi pare una contraddizione in termini. 
Lavoro e ambiente. Già, è sensato affidare l'elaborazione di un nuovo progetto di società fondata su questo binomio ad un partito che da quando è nato non ha fatto altro che demolire sistematicamente le conquiste del lavoro, fino alla famigerata riforma Fornero, e che è  asservito alle lobbies di costruttori rossi e bianchi, tanto da battersi a spada tratta per una cosa del tutto inutile e dannosa come il TAV.
Andiamo avanti per favore, l'alternativa ce l'abbiamo sotto gli occhi, basta solo avere il coraggio di crederci e di scommetterci. Il prossimo parlamento con ogni probabilità sarà pieno di persone per bene che parleranno di beni comuni, di economia sostenibile, di città a misura d'uomo e di ecologia come motore dell'intervento pubblico. Il problema è che queste persone saranno l'espressione di mille anime disperse in un agorà dove anche coloro che parlano la stessa lingua si pestano i piedi a vicenda. La scommessa sarebbe quella di unire queste anime prima delle elezioni e governare davvero questo paese con realismo e "concretezza", ripulendolo sul serio da ogni scoria berlusconiana e montiana.
Altro che Pd, quelli sono morti e tali devono rimanere.


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