sabato 11 giugno 2011

Madre Teresa. Il supplizio delle creature: parte II

La posizione della missionaria
Gli Etiopi immaginano i propri dèi neri e camusi; i Traci, azzurri di occhi e rossi di capelli. Ma se i cavalli o i leoni avessero mani, o sapessero disegnare e plasmare opere come gli uomini, i cavalli rappresenterebbero gli dèi con le sembianze di cavalli e i leoni di leoni, rendendoli così so miglianti a se stessi (Senofane)
Introduzione
Mentre scrivo, ho sul tavolo una vecchia copia di L'Assaut [L'Assalto]. È, o più precisamente era, un organo propagandistico del dispotismo personale di Jean-Claude Duvalier di Haiti. Figlio smisuratamente grasso, gozzuto e stu pido di un padre tanto magro quanto spietato e intelligente (Jean-François "Papa Doc" Duvalier), il corpulento delfino era conosciuto da tutti, e con suo evidente imbarazzo, come "Baby Doc". Nel tentativo di salvare un po' di dignità e di affermare un ' identità distinta da quella paterna, L'Assaut recava il sottotitolo Organe de Jean-Claudisme.
Ma il fatto di evitare il più accurato "Duvalierismo", non servì ad altro che a sottolineare quell'impressione di repubblica delle banane, di culto dinastico che cercava di dissipa re. Sotto il titolo appare un uccello ridicolo, una specie di piccione grassissimo e quasi incapace di volare, ma che dovrebbe chiaramente rappresentare una colomba, a giudicare dal ramoscello d'ulivo stilizzato che stringe nel becco. Sotto l'obbrobrioso volatile campeggia a grandi lettere un motto in latino, In Hoc Signo Vinces, che sembra negare le intenzioni pacifiche ed erbivore del logo. I primi simboli cristiani, come la croce o il pesce, recavano talvolta questa iscrizione. L'ho vista su libelli che esibivano altri geroglifici e altri feticci, come la svastica. Certo è che nessuno riuscirebbe a conquistare qualcosa sotto un vessillo raffigurante l'emblema qui riprodotto.
All'interno, accanto a un lungo e adorante resoconto del l'anniversario di nozze del pingue primo cittadino di Haiti e della sua celebre sposa, Michèle Duvalier, c'è una grande fotografia. Ritrae Michèle, dignitosa, tranquilla ed elegante nella sua veste di guida dell'élite bianca e creola di Haiti. I suoi polsi ingioiellati sono trattenuti in una stretta affettuosa da un'altra donna, che le rivolge uno sguardo pieno di rispetto e deferenza. Accanto alla foto è citata anche una frase di questa altra donna, chiaramente convinta che i suoi gesti adulatori non bastino, e che sia necessario rafforzarli con le parole: «Madame la Presidente, cest une personne qui sent, qui sait, qui veut prouver son amour non seulement par des mots, mais aussi par des actions concrètes et tangibles»[1]. La vicina pagina di cronaca rosa riprende l'invocazione, con il titolo : «Mme la Presidente, le pays resonne de votre œuvre»[2].
Lo sguardo indugia sulla foto: la donna che si profonde in questi copiosi elogi è la stessa che milioni di persone conoscono con il nome di Madre Teresa di Calcutta. Numero se domande si accavallano nella mente. In primo luogo, è possibile che si tratti di un fotomontaggio? È possibile che gli scaltri cronisti di L'Assaut abbiano trasformato un'ignara straniera in un'ospite sfruttata, mettendole le parole in bocca, ponendola in una posizione vulnerabile? A quanto pare, la risposta è negativa, perché questo numero è datato gennaio 1981, ed esiste un filmato dello stesso anno di Madre Teresa in visita ad Haiti. Nel filmato, apparso nel programma di attualità della CBS Sixty Minutes, Madre Teresa sorride alla telecamera e dice, a proposito di Michèle Duvalier, che per quanti re e presidenti avesse incontrato nella sua vita, non aveva «mai visto la povera gente mostrarsi tanto in confidenza con il proprio capo di Stato come con lei. È stata una bella lezione per me». In cambio di questo e altri favori, a Madre Teresa fu assegnata la Legion d'onore haitiana. E la sua testimonianza semplice, che celebrava calorosamente la coppia regnante, fu trasmessa dalla televisione di Stato tutte le sere per almeno una settimana. A quel che risulta, non ci sono state proteste per questo filmato da parte di Madre Teresa (che sa rendere le sue opinioni molto accessibili), tra l'epoca dell'assegnamento dell'onorificenza e il momento in cui la popolazione di Haiti acquistò una tale "confidenza" con Jean-Claude e Michèle che la coppia ebbe a malapena il tempo di riempire le valigie con il Tesoro Na-zionale prima di fuggire per sempre in Costa Azzurra.
Prendono corpo anche altre domande, le quali toccano tutte questioni come la santità, la modestia, l'umiltà e la de dizione ai poveri. A parte tutto il resto, che ci faceva Madre Teresa a Port au Prince, a disposizione dei fotografi e presente a consegne ufficiali di onoreficenze insieme all'oligarchia locale? Insomma, che ci faceva mai ad Haiti? Il mondo ha bisogno di immaginarla in un atteggiamento di angosciata ma volontaria sottomissione, mentre lava i piedi ai poveri di Calcutta. La politica non è il suo vero mestiere, e tantomeno a mezzo mondo di distanza, in un'arroventata dittatura dei Caraibi. Per molti anni Haiti è stata giustamente rinomata come il luogo dove i miseri del mondo ricevono il trattamento più crudele e capriccioso. Inoltre, è risaputo che questo fatto non è dovuto a calamità naturali o a una ma la sorte immutabile. L'isola è stata nelle mani di una classe rapace particolarmente insensibile e avida, che è ricorsa alla forza spietata per tenere i poveri e i diseredati al loro posto.
Diamo ancora un'occhiata alla fotografia delle due don ne sorridenti. In termini di idee invalse su Madre Teresa, non quadra. L'immagine e l'intuito sono tutto, e coloro che ne sono in possesso hanno la capacità di determinare il proprio mito, e di essere valutati in base ai loro parametri. Azioni e parole sono giudicate in base alle reputazioni, e non vice versa. Perciò, tenete la foto sotto la luce per un momento, e cercate di ricavare un'impressione del "negativo". È possibile che il bianco e nero rovesciato racconti anziché una sto ria grigia una più vera?
Mentre scrivo ho sotto gli occhi anche una fotografia di Madre Teresa in piedi, gli occhi umilmente abbassati, in atteggiamento amichevole accanto a un signore noto come John-Roger. A prima vista, se la si guarda distrattamente, sembra che si trovino in un quartiere povero di Calcutta. Ma uno sguardo più attento rivela chiaramente che le figure di derelitti sullo sfondo sono state aggiunte a mo' di scenografia. La foto è un falso, così come, per inciso, è falso John-Roger. Capo del culto noto talvolta con il nome di "Insight", ma più precisamente come msia ("Movement of Spiritual Inner Awareness" [Movimento di Consapevolezza Spirituale In-teriore], che si pronuncia "Messia"), è un impostore di calibro iperbolico. Probabilmente meglio conosciuto dal grande pubblico per il suo rapporto lucroso con Arianna Stassinopoulos-Huffington - il cui marito, Michael Huffington, spe-se quarantadue milioni di dollari del patrimonio ereditario personale nel tentativo fallito di aggiudicarsi un seggio al Se nato in California - John-Roger ha ripetutamente sostenuto di essere, e di possedere, una "coscienza spirituale" superio re a quella di Gesù Cristo. È difficile giudicare una simile af-fermazione. Tuttavia, si potrebbe pensare che sia blasfema per la mentalità semplice di Madre Teresa. Eppure, eccola là, che gli tiene compagnia e gli presta il lustro del proprio nome e della propria immagine. Il MSIA, va precisato, è stato ripe-tutamente denunciato nero su bianco come un'organizzazione corrotta e fanatica, e - nell'elenco della Cult Awareness Network[3] - figura come "estremamente pericolosa".
Si scopre che la fotografia contraffatta immortala un evento importantissimo: 1'accettazione, da parte di Madre Teresa, di un assegno di diecimila dollari, sotto forma di Premio Integrità donato da John-Roger in persona, un uomo che era giunto a comprendere la propria divinità dopo una visionaria operazione ai reni. Senza dubbio gli apologeti di Madre Teresa avranno la difesa a portata di mano. La loro eroina è troppo innocente per scorgere la disonestà negli altri. D'altra parte diecimila dollari sono diecimila dollari e, come diceva spesso Lenin (citando Giovenale), pecunia non olet: il denaro non ha odore. Quindi, quale scelta più naturale per lei che lasciare ancora una volta Calcutta, arrivare fino a Tinseltown e condividere la sua aura con un guru che proclamava di eclissare nientemeno che il Redentore? Sor prenderemo Madre Teresa in compagnia di svariati altri imbroglioni, truffatori e sfruttatori, via via che questo modesto racconto andrà avanti. A che punto - i suoi apologeti vorranno concedersi questa leggera sfumatura di scetticismo - un'associazione del genere cessa di essere casuale?
Un'ultima serie di fotografie chiude la nostra cartella. Ammirate Madre Teresa in atteggiamento devoto, in mezzo a Hillary Rodham Clinton e Marion Barry, mentre apre un centro adozioni con otto posti letto nei sobborghi di Washington. Questo è un gran giorno per Marion Barry, che ha portato la capitale nell’estrema povertà e nella corruzione, e che copre la propria nudità imponendo l'obbligo di recitare preghiere nelle scuole. È anche un gran giorno per Hillary Rodham Clinton, la quale ha distrutto praticamente da sola una coalizione per l'assistenza sanitaria nazionale che ave va impiegato un quarto di secolo a formarsi e a maturare.
L'occasione per questa foto di gruppo, scattata il 19 giugno 1995, era nata nel marzo precedente, quando la First Lady aveva fatto il giro del subcontinente indiano. Molly Moore, l'acuta cronista del «Washington Post» che seguì il viaggio, spiegò chiaramente nei suoi pezzi che la visita era in stile corazzata Potemkin:
Ieri, quando il corteo d'automobili di Clinton ha attraversato la campagna pakistana, una lunga recinzione di stoffa sgargiante lo riparava da un'estesa e fumante discarica, dove bambini frugavano tra la spazzatura e numerose famiglie povere avevano costruito capanne con pezzi di cartone, stracci e plastica. [...] In un'altra occasione, alcuni ufficiali pakistani, dopo aver sentito dire che la First Lady avrebbe fatto una puntata nelle magnifiche colline Margalla che sovrastano la capitale Islamabad, hanno pavimentato in fretta e furia un tratto di strada di dieci miglia fino a un villaggio tra le colline. Della gita non se n'è fatto più niente (i Servizi Segreti hanno respinto la proposta), ma gli abitanti del villaggio hanno avuto una strada pavimentata che chiedevano da decenni.
È così che i leader occidentali fanno momentaneamente colpo sui poveri del mondo, prima di riprendere l'aereo per tornare a casa assai purificati e rinsaviti dall'esperienza. Una tappa a un istituto di Madre Teresa è assolutamente d'obbligo per tutte le celebrità in visita nella regione, e Hil-lary Clinton non avrebbe certo creato un precedente. Dopo «aver passato a tutta velocità incroci dove automobili, auto-bus, risciò e pedoni erano ammassati a perdita d'occhio», arrivò all'orfanotrofio di Madre Teresa di Nuova Delhi dove, ancora per citare l'inviata sul campo, «neonati normalmente coperti solo da sottili pannolini di cotone, che fan-no ben poco oltre a provocare esantemi ed esacerbare il lezzo d'orina, quella mattina erano stati equipaggiati con Pampers americani e grembiulini a fiori appena cuciti».
Un favore tira 1'altro, e così la successiva visita di Madre Teresa a Washington diede sia a Hillary Clinton sia al sindaco Barry l'occasione per un po' di pubblicità sicura e gratuita. Il nuovo centro adozioni con dodici posti letto si trova nel sobborgo piuttosto verdeggiante e decoroso di Chevy Chase, e nessuno ebbe il cattivo gusto di menzionare la visita precedente di Madre Teresa nella città, nell'ottobre del 1981, quando aveva diretto la luce della sua presenza sul triste ghetto di Anacostia. Situato in una vicina segregazione sull'opposta sponda del Potomac, Anacostia è la capitale della Washington nera; all'epoca la prospettiva di un'attività delle Missionarie della Carità nel quartiere era guardata con sospetto,perché i suoi abitanti notoriamente disprezza vano l'idea di essere indifesi e abietti cittadini del Terzo Mondo. Di fatto, immediatamente prima della sua conferenza stampa, Madre Teresa si vide villanamente invadere l'ufficio da un gruppo di neri. La sua assistente, Rathy Sreedhar,riferisce l'episodio:
Erano molto arrabbiati. [...] Dissero alla Madre che Anacostia aveva bisogno di posti di lavoro, di alloggi e di servizi decenti, non di carità. La Madre si limitò ad ascoltare, senza mettersi a discutere. Infine, uno di loro le chiese che cosa intendeva fare qui. La Madre disse: "Per prima cosa dobbiamo imparare ad amarci l'un l'altro". Al che rimasero senza parole.
Non ne dubito. Ma forse perché quel discorso l'avevano già sentito. Comunque, quando la conferenza stampa ebbe inizio, Madre Teresa riuscì ad appianare immediatamente qualsiasi malinteso:
Madre Teresa, che cosa spera di realizzare qui?
La gioia di amare e di essere amati.
Ci vogliono parecchi soldi per farlo, vero?
Ci vogliono parecchi sacrifici.
Lei insegna ai poveri a sopportare il loro destino?
Secondo me è bellissimo che i poveri accettino il loro destino,che lo condividano con la passione di Cristo. Penso che la sofferenza della povera gente sia di grande aiuto per il mondo.
Naturalmente Marion Barry onorò l'evento con la pro pria presenza, e così fece anche il reverendo George Stallings,il pastore d'anime di colore di santa Teresa. A quattordici anni di distanza, Anacostia è un quartiere ancora più povero, mentre il reverendo Stallings si è staccato dalla Chiesa per fondare un cattolicesimo per soli negri devoto soprattutto alla sua figura (recentemente è anche finito nei guai per avere, a quanto si afferma, profanato l'innocenza di una fedele minorenne). Solo Marion Barry, rinato in carcere e rie letto come demagogo, è riuscito veramente a padroneggiare gli impieghi della redenzione.
Guardiamo allora di nuovo la fotografia di Madre Teresa serrata in un abbraccio sororale con Michèle Duvalier, una delle donne più ciniche, frivole e corrotte del mondo moderno, un sepolcro imbiancato e una parassita dei "poveri". L'immagine e il suo contesto rivelano Madre Teresa per quella che è: una fondamentalista religiosa, un'attivista politica, una predicatrice primitiva e una complice di poteri terreni e secolari. La sua missione è sempre stata di questa natura ma, ironia della sorte, non è mai riuscita a indurre qualcuno a crederle. È quanto mai urgente che qualcuno le renda il dovuto onore, e la prenda in parola.
Quando ho chiesto all'indice elettronico della Biblioteca del Congresso di fornirmi una lista di libri su Madre Teresa, mi ha stampato una ventina di titoli. Tra questi figuravano Mother Teresa: Helping the Poor [Madre Teresa: soccorritrice dei poveri], di William Jay Jacobs; Madre Teresa: gli anni della gloria, di Edward Le Joly; Mother Teresa: A Woman in Love [Madre Teresa: una donna innamorata], che sembrava più promettente ma, come scoprii, era dello stesso autore e scritto nello stesso spirito; Mother Teresa: Pro-tector ofthe Sick [Madre Teresa: protettrice degli infermi], di Linda Carlson Johnson; Mother Teresa: Servant to the World's Suffering People [Madre Teresa: al servizio dei sofferenti del mondo], di Susan Ullstein; Mother Teresa: Friend of the Friendless [Madre Teresa: amica di chi è senza amici], di Carol Green, e Mother Teresa: Caring for All God's Children [Madre Teresa: consolatrice di tutti i figli di Dio], di Betsy Lee, per citare solo i titoli più rilevanti. Perfino il più neutrale tra questi (Nient'altro che una vita: Madre Teresa, di Lush Gjergji) si rivelò una sorta di saggio religioso travestito da biografia, scritto da uno dei compagni di fede albanesi di Madre Teresa.
In verità il tono complessivo era talmente religioso da sembrare normale a prima vista. Ma se si passano in rassegna i titoli succitati ad alta voce - Madre Teresa soccorritrice dei poveri, protettrice degli infermi, servitrice dei sofferenti, amica di chi è senza amici - di fatto si emula un'invocazione alla Vergine improvvisando una "Ave Maria" personale. Si noti anche la portata dell'invocazione: i sofferenti del mondo, tutti i figli di Dio. Abbiamo qui a che fare con una santa in fieri, di cui un giorno si venereranno i luoghi e le reliquie e che ha già raccolto un seguito che rasenta il culto.
L'attuale papa ha un'insolita passione per le cause di canonizzazione. In sedici anni ha creato un numero di santi pari al quintuplo di tutti i suoi predecessori del ventesimo secolo messi insieme. Ha anche moltiplicato il numero del le beatificazioni, tenendo così 1' anticamera della santità ben fornita. Tra il 1588eil 1988 il Vaticano ha canonizzato 679 santi. Solo sotto il regno di Giovanni Paolo il (al giugno del 1995), hanno avuto luogo 271 canonizzazioni e 631 beatificazioni. Centinaia di casi sono pendenti, compresa la richiesta di canonizzare la regina Isabella di Spagna. L'approccio è talmente rapido e sommario che ricorda il battesimo fatto con le manichette con cui i generali cinesi cristianizzarono i loro eserciti; nel 1987 in un giorno solo e con un'unica cerimonia furono beatificati la bellezza di 85 martiri inglesi, scozzesi, gallesi e irlandesi.
La santità non è titolo da poco, perché comporta il potere di intercessione, e permette che le preghiere vengano rivolte direttamente al santo interessato. Molti papi sono stati lenti a canonizzare, così come la Chiesa è generalmente lenta a convalidare i miracoli e le apparizioni ; infatti, se 1'intervento divino nelle questioni umane viene riconosciuto troppo indiscriminatamente, emerge un pericolo evidente. Se un lebbroso può essere guarito, potrebbe chiedere la massa, allora perché non possono essere guariti tutti i lebbrosi? Riconoscere un miracolo troppo facilmente, rende più difficile rispondere a domande sulla leucemia infantile o la povertà e l'ingiustizia di massa con quelle formule insoddisfacenti secondo cui il Signore preferisce seguire vie misteriose. Si tratta di un problema antico, ed è improbabile che si adottino i sistemi della produzione in serie nel settore delle canonizzazioni.
Anche se per tradizione un "santo" deve aver compiuto almeno un miracolo, aver fatto "opere buone", aver posseduto "virtù eroiche" e aver dimostrato la facoltà logisticamente difficile dell'ubiquità, numerose persone che non sono nemmeno cattoliche hanno già stabilito che Madre Teresa è una santa. Fonti della Sacra Congregazione dei Riti del Vaticano (che esamina casi spinosi come quello della regina Isabella) accantonano la reticenza e il riserbo abituali dando per certe la beatificazione e la finale canonizzazione di Madre Teresa. Difficilmente sarà dispiaciuta per questo coronamento, ma forse non faceva parte dei suoi obiettivi iniziali. La sua vita rivela piuttosto la determinazione a diventare la fondatrice di un nuovo ordine - la sua organizzazione delle Missionarie della Carità conta attualmente circa 4.000 suore e 40.000 operatori laici - da mettere nel novero di san Francesco e san Benedetto quale autrice di una "regola" e di una "disciplina".
Madre Teresa ha una teoria della povertà, che è anche una teoria della sottomissione e della gratitudine. Ha una teoria del potere, derivata dalle trascurate parole di san Paolo sulle «autorità costituite», che «sono stabilite da Dio». È, infine, l'inviata di un papato assai risoluto e politicizzato. I suoi viaggi per il mondo non sono gli itinerari di una pellegrina, bensì una campagna che si conforma ai precetti del potere. Madre Teresa ha anche una teoria della moralità. Non è una teoria ardua da capire, sebbene presenti qualche difficoltà. E Madre Teresa conosce a fondo gli impieghi del passo biblico che parla di quel che è di Cesare.
Per quanto concerne quel che è di Dio, la questione riguarda coloro che hanno fede, o coloro che sono comunque
sollevati dal fatto che ce 1'abbia qualcun altro. La parte ricca del nostro mondo ha una coscienza misera, e non è colpa di una suora albanese se tante persone altrimenti soddisfatte possono decidere di vivere indirettamente tramite le rappresentazioni che si fanno della sua carità. Le pagine che seguono vogliono essere una discussione non con chi inganna ma con chi è ingannato. Se Madre Teresa è l'oggetto dell'adorazione di molti osservatori ingenui e sprovvisti di senso critico, allora la colpa non è sua, o solo sua. Nella graduale fabbricazione di un'illusione, il mago non è che lo strumento del pubblico. Potrebbe addirittura dichiarare apertamente di essere un imbroglione e un abile prestigiatore e gabbare ugualmente la folla. Populus vult decipi - ergo decipiatur.

[1] "Madame la Presidente è una persona che sente, che sa, che deside ra dimostrare il suo amore non solo con le parole ma anche con azioni concrete e tangibili" [il corsivo è mio].
[2] "Madame la Presidente, il Paese risuona della vostra opera".
[3] Associazione per la difesa contro le sette. [n.d.t.]