mercoledì 29 dicembre 2010

Manganellatori democratici 2. Appello ai poliziotti

di Franco Cilli

Una volta vi consideravo nemici, voi poliziotti, il braccio armato del potere della borghesia a difesa di interessi di classe. Non mi inteneriva il discorso di Pasolini sui figli del popolo, né mi piaceva il suo disprezzo nei riguardi degli studenti borghesi del '68. Ero convinto che fare il poliziotto significasse comunque una scelta di campo, la quale, sia che fosse consapevole o meno, ti collocava “oggettivamente” dalla parte sbagliata della barricata, quella dei ricchi oppressori. Eppoi i poliziotti come direbbe qualcuno oggi, mi sembravano tutti “psicologicamente tarati”, vittime di una psiche malata e di una personalità lacunosa, perché mai altrimenti avrebbero scelto di indossare una divisa e portare armi?
Oggi, per dirla alla maniera di un mio amico americano, vi considero in certi momenti “a pain in the ass”, un fastidio da evitare durante le manifestazioni, così come si evita un terreno sdrucciolevole che può farti sbandare e uscire fuori strada. Oggi rifuggo dalla sociologia spicciola e dalle facili interpretazioni psicodinamiche. Semplicemente non mi interessano. Riconosco che in Italia c'è un problema di legalità, che travalica il senso della propria biografia personale e della propria identità politica, e riconosco che voi siete degli attori importanti in questo scenario fosco, dominato dalle mafie e dalla politica loro serva. Sono altresì consapevole che il nemico non siete voi, bensì un potere che cambia faccia, ma ha sempre l'aspetto vorace e sornione di chi si ingrassa a spese altrui. Non voglio cadere nella retorica e non sprecherò parole di commozione per le vostre fatiche di uomini perennemente a contatto con le miserie del mondo, voglio dire però che ho un debole per gli eroi e per questo motivo ammiro, seppur sommessamente, molti di voi che si comportano come eroici servitori dello stato a prezzo della loro pelle. Tutto questo però non può essere un alibi per giustificare il comportamento acritico di coloro che fra i poliziotti si comportano come robocop impazziti a causa di un microchip andato a male. Siete pur sempre un soggetto sociale e oserei dire anche politico e come tale avete l'obbligo di pensare e agire da esseri umani e non da marionette impazzite. Da un bel po' di tempo non siete più un corpo militare, vincolato ad un falso senso dell'onore e a regole assolute. Non potete trincerarvi dietro la scusa del “eseguiamo solo ordini”. Malmenare gli studenti, gli operai di Pomigliano e adesso i pastori sardi o chiunque disturbi la quiete del ducetto di Arcore è una responsabilità umana, civile e politica e vi rende strumenti passivi nelle mani di un potere che si fa sempre più pericoloso e violento. La soluzione autoritaria alla crisi di un modello sociale e politico e una vecchia ricetta, ma sempre attuale, i guizzi rabbiosi e prepotenti di un regime in piena incubazione, sono un segnale evidente. Quelle di Gasparri non sono boutade, ma sono la preparazione di un terreno di svolta in senso autoritario. Questi signori non hanno altra scelta del resto. Come considerare diversamente gli esiti politici di un'alleanza fra un partito nazistoide come la lega e una formazione politica che ha così forti legami con la mafia e apparati “deviati” dello stato?
Mi appello ai poliziotti democratici se questa parola ha un senso: avete delle rappresentanze sindacali, usatele per esprimere un vostro parere sulla repressione sociale e non solo per fare le vostre rivendicazioni di categorie. Bonificate tutti i focolai di fascismo all'interno dei vostri corpi, specialmente quelli più operativi: costringere qualcuno a cantare faccetta nera sotto la minaccia di sprangate in testa non è cosa civile. Richiedete un addestramento migliore, non è concepibile che vi si dia la licenza di portare un'arma dopo aver scaricato un solo caricatore su un bersaglio di cartone, senza nemmeno essere stati addestrati a gestire il conflitto e la paura, o semplicemente senza che sia stato instillato in voi il senso del servire la comunità. Smettetela col vostro spirito di corpo e non credete a La Russa, picchiare gli studenti non è una questione di par condicio. Avete il dovere di essere superiori allo spirito di vendetta e di sopraffazione.