lunedì 28 dicembre 2009

Che sta succedendo in Puglia?

Ammetto di non aver ben compreso le vicissitudini pugliesi in merito alla designazione del candidato governatore e di avere scarse informazioni a riguardo, per cui quello che dirò si basa più su impressioni che su una conoscenza reale dei fatti.
Ho già detto che il tentativo di fare fuori Vendola mi puzza di restaurazione lontano un miglio: uno che parla di beni comuni, di diritti, di legalità, che rifiuta le litanie del libero mercato e perlopiù è omosessuale, deve essere come dice un mio amico americano a pain in the ass, uno che potrebbe rappresentare un esempio pericoloso per quanti in vaticano progettano un’Italia cristiana-cattolica e rigida custode dell’ortodossia.
Non capisco l’IDV. Che cosa rimprovera a Vendola? Ha silurato prontamente l’assessore dalemiano implicato negli scandali della sanità, non è indagato personalmente e da quello che mi dicono, ha bene operato. Paradossalmente l’IDV agisce a rimorchio dei vertici di un partito, quale il PD, che sono i veri responsabili dei guai di Vendola e non solo di lui. Se le giunte e le amministrazioni di centrosinistra si sono trovate nei guai in Puglia come in Abruzzo, questo lo si deve all’eredità del clientelismo democristiano meridionale, confluito poi attraverso il PPI nel PD. Oltretutto, entrando in una coalizione capeggiata da Emiliano si troverà a fianco a fianco dell’UDC, un partito che è stato sempre aspramente criticato (e giustamente) dall’IDV, per avere uomini come Cuffaro al suo interno e per essere un partito clientelare al cento per cento.
Sembrerebbe certo più naturale appoggiare un Vendola, finalmente depurato dalla melma democristiana, chiamando a raccolta la società civile e la parte migliore della Puglia, piuttosto che imbarcare l’UDC, un'accolita che gioca due partite in due tavoli diversi, ed è bello che  pronto a darti il benservito quando non gli conviene più giocare con te. Mi sembra la riproposizione di uno schema perdente e suicida, frutto malato di una strategia che nel medio lungo periodo dovrebbe portare a un governo di coalizione con Fini e Casini.  Ma forse c’è qualcos'altro che mi sfugge e mi piacerebbe che qualcuno mi desse dei lumi sull'affaire pugliese.
Ad ogni modo, ve la immaginate una giunta con l’UDC? Sarebbe un veto continuo: sulla gestione dell’acqua ad esempio (scommettiamo che loro l’acqua pubblica non piace?), su questioni riguardanti i diritti (magari a Emiliano potrebbe saltargli in mente di fare qualche concessione alle coppie di fatto, Dio ce ne scampi). Come la mettiamo poi sulla questione del nucleare? L’UDC è d’accordo. L’IDV, il PD e lo stesso Emiliano che ne pensano?
Io sono uno che sostiene che si deve fare di tutto per battere Berlusconi, ma trovo assurdo e ingiusto sacrificare Vendola sull’altare di un accordo che concede a Casini un potere enorme di veto a garanzia dei privilegi del vaticano e di altri poteri forti. Torno a ripetere che bisogna separare i diversi contesti: una coalizione per battere il berlusconismo e ripristinare condizioni di democrazia accettabili, può anche includere l’UDC. Ciò non vuol dire che bisogna sottostare ai ricatti e veti, che tendono unicamente al mantenimento della continuità col passato e alla tutela di privilegi e di equilibri politici che sono di ostacolo a qualsiasi cambiamento reale.
Le mediazioni hanno senso solo se portano qualcosa di buono, altrimenti è meglio perdere con onore.

giovedì 24 dicembre 2009

A Natale mettete sotto l'albero un'alternativa alla barbarie. Auguri!

A Natale si usa fare gli auguri. È un cosa strana, soprattutto perché non si capisce che significato possano avere gli auguri e i buoni propositi in occasione di una festività religiosa. Ma non andiamo troppo per il sottile, consideriamolo un rituale che travalica il senso delle religiosità e della logica, al quale ci adeguiamo per amore della tradizione, quella buona, quella che non serve da pretesto per negare le novità.
Nel fare i miei auguri a tutti gli uomini di buona volontà e alla parte migliore dell'Italia, non ancora anestetizzata dal potere, che non crede che bisogna fermare a tutti i costi l'invasione del barbaro extracomunitario, e che con Berlusconi "in fondo in fondo ci guadagno" e al diavolo l'onestà,  faccio un appello a quelli che contano.
Mi rivolgo ai compagni della sinistra, a Ferrero, a Vendola, ad Asor Rosa, a Rossanda e ai molti altri impegnati da anni nelle lotte per un mondo migliore. Mi rivolgo a Di Pietro, a Grillo, al Popolo Viola, agli intellettuali come Saviano, Dario Fo, Tabucchi, Camilleri, Flores D'Arcais. Sedetevi per un attimo attorno ad un tavolo senza pensare alle differenze ed alle rivalità che ci sono fra di voi ed immaginate una grande coalizione di "persone per bene" che sia capace di fare fronte all'emergenza politica, sociale e direi anche morale, che questo paese sta vivendo a causa di un regime assurdo, e di creare un'alternativa politico-istituzionale che susciti passione ed evochi saggezza. Da soli non potete farcela. Uniti si può.
So che la definizione "persone per bene" può apparire ambigua, ma lasciate stare le sottigliezze, tanto ci siamo capiti: si tratta di arginare una situazione di sfascio e di involuzione autoritaria della società, che ci sta portando velocemente verso il disastro.
Fateci questo regalo per il nuovo anno.

Auguri!

venerdì 11 dicembre 2009

Cosa sono davvero i beni comuni, e le frottole dell'economia liberale

“Rossa” Ostrom
di Vincenzo Lauriola (dal Manifesto)

Il 12 Ottobre 2009 per la prima volta nella storia una donna, la statunitense Elinor Ostrom dell'Università dell'Indiana, nata nel 1933 a Los Angeles, è stata insignita del premio Nobel per l'Economia. Il premio condiviso col connazionale Oliver Williamson - che sarò consegnato oggi a Oslo -, è stato motivato dai loro lavori sulla governance economica. A differenza del co-premiato Williamson, padre dell'economia neo-istituzionalista, il quale pur adottando un approccio originale dell'impresa, fondato sull'analisi dei costi di transazione, non si sgancia radicalmente dalla matrice neoclassica «ortodossa», Ostrom ha seguito un itinerario atipico, spiccatamente interdisciplinare, ed alimentato da ricerche empiriche, evidenziando gli aspetti «comunitari» del comportamento umano, contrapponendosi nettamente ai modelli ortodossi dell'homo oeconomicus. Il principale apporto di Ostrom è una lettura dei meccanismi che governano l'uso di beni comuni come laghi, pascoli, boschi, ed in generale risorse ambientali difficilmente suddivisibili (per ragioni tecniche, giuridiche o ecologiche) e per le quali esiste rivalità d'accesso. Un'analisi che possiede portata più ampia e generale, estendendosi ben al di là delle risorse naturali. La stragrande maggioranza degli approcci dell'economia dominante, compresa l'economia ambientale, d'ispirazione neoclassica, affrontano il tema sulla base di tre modelli paradigmatici fondamentali e complementari: la «tragedy of the commons», o tragedia dei (beni) comuni, formulato nel 1965 da Garrett Hardin; il dilemma del prigioniero in teoria dei giochi; e l'approccio di Ronald Coase sui diritti di proprietà. Hardin dimostra come, di fronte ad un pascolo aperto a tutti, ogni pastore segue razionalmente una logica del profitto individuale che, aggregata collettivamente, conduce tragicamente all'esaurimento della risorsa comune. Il dilemma del prigioniero rafforza le premesse di razionalità individuale dei comportamenti non cooperativi: di fronte alla scelta di tradire o cooperare, in assenza di comunicazione, il prigioniero razionale non può che tradire, mentre collettivamente sarebbe meglio cooperare. Le possibili soluzioni prospettate da Hardin per la gestione (sostenibile, si direbbe oggi) del pascolo, sono due: o interviene lo Stato o si privatizza. Coase, dimostrando l'efficienza della soluzione di mercato mediante definizione di diritti di proprietà privata ed in assenza di costi di transazione, fa pendere la bilancia a favore della privatizzazione.
Ostrom analizza e contesta alla radice tale impianto, evidenziandone le falle metodologiche e dimostrandone deboli le conclusioni. Uno dei suoi meriti principali, sicuramente alla base del riconoscimento del Nobel, è che la sua critica è mossa dall'interno del paradigma dominante, utilizzandone strumenti e metodi in maniera rigorosa, per giungere a risultati opposti.
La prima critica al modello di Hardin è che, in realtà, ciò che lui definisce «commons» non sono risorse comuni, bensì risorse in libero accesso. Non è una differenza di poco conto: nella realtà, per risorse importanti, i «commons» sono spazi e risorse naturali collettive, appropriate e gestite da un gruppo definito, secondo modalità e norme definite, che in generale, storicamente e geograficamente, sono la regola, mentre il libero accesso rappresenta l'eccezione. E ciò nonostante il processo storico di espansione delle recinzioni, in atto sin dall'inizio della rivoluzione industriale. Come brillantemente descritto da Marx nel Capitale, i commons, terre non recintate, dalla destinazione compatibile con l'esercizio di diritti d'uso consuetudinari da parte delle popolazioni locali, che ne consentivano la sopravvivenza, sono stati espropriati dalle enclosures (recinzioni), meccanismo che, nell'Inghilterra del XVII secolo, diede inizio all'accumulazione primitiva del capitale, creando ricchezza privata sulla sottrazione di diritti alle popolazioni rurali locali, permettendo la sostituzione di un sistema di produzione locale e diversificato, fatto di produzioni locali di sussistenza ed esportazione di lana tessuta artigianalmente a domicilio, rimpiazzato dalla monocultura capitalistica della lana (pascolo per l'allevamento delle pecore), per fornire alle industrie tessili urbane non solo la materia prima, ma anche masse di contadini espulsi dalle terre comunali recintate, l'esercito industriale di riserva di cui il capitale aveva bisogno per espandersi. Se le critiche dei materialisti storici non diedero molta attenzione ai danni sociali ed alle devastazioni ambientali prodotte dalla distruzione delle proprietà comuni, forse in parte perché considerate forme primitive di organizzazione della società, Ostrom ha il merito di richiamare l'attenzione su questo dato che, nella crisi ambientale globale, mostra oggi tutta la sua rilevanza.
In sintesi, la tragedia di Hardin è una tragedia del libero accesso: se in assenza di regole le previsioni tragiche del modello sono corrette, la «proprietà comune» rappresenta in realtà una delle possibili risposte alla tragedia, le soluzioni della quale non si limitano a Stato e/o mercato: esiste una «terza via», le cui possibili forme concrete sono molteplici e diverse, ma che gli studi empirici in tutto il mondo, evidenziando l'esistenza di istituzioni collettive spesso millenari che gestiscono con sorprendente efficienza e sostenibilità sistemi e risorse ambientali estremamente complessi, ci impongono di analizzare e comprendere a fondo. In tale prospettiva, durante gli ultimi 3 decenni, Ostrom dimostra il ruolo fondamentale della diversità istituzionale - e quindi socioculturale, non solo biologica - per rafforzare la resilienza dei sistemi socio-ambientali per la sostenibilità, sviluppando ed ispirando non solo una molteplicità di studi empirici sui sistemi locali di gestione delle risorse comuni, ma anche studi sperimentali sul comportamento umano, modellando situazioni di uso di risorse naturali comuni in teoria dei giochi. Il modello del dilemma del prigioniero è seriamente criticato per le ipotesi di gioco a turno unico ed assenza di comunicazione, semplicistiche ed irrealistiche, su cui fonda le sue previsioni. La realtà non è avulsa dalla storia, dai processi di apprendimento fondati sugli errori, e gli attori possono comunicare tra loro. Introducendo progressivamente, nel dilemma del prigioniero applicato alla gestione di risorse comuni, giochi a turni ripetuti e comunicazione, le soluzioni si allontanano parecchio dalle previsioni tragiche iniziali, tendendo a risultati intermedi rispetto all'ottimo teorico. Nella realtà, gli attori sono inoltre in grado di definire regole, meccanismi di controllo del loro rispetto, e sanzioni per la loro infrazione. Introducendo tali possibilità nei modelli sperimentali di teoria dei giochi si raggiungono risultati di oltre il 90% dell'ottimo teorico. Ciò, non solo è coerente coi dati di studi empirici in tutto il mondo, che evidenziano grande efficienza economica ed ambientale di sistemi fondati su regole definite autonomamente dal gruppo dei «comunisti» (membri della comunità di utenti della risorsa) con sistemi di controllo e sanzione, ma dimostra anche, in termini formalmente rigorosi, che esiste una terza alternativa, dalla grande diversità istituzionale interna, alle soluzioni inizialmente prospettate: Stato o mercato.
Ciò obbligherebbe i tradizionali versanti politici contrapposti, fautori dell'una o dell'altra soluzione, le cui controversie possono essere sintetizzate attorno al modello di Coase sull'esistenza e/o sull'entità dei costi di transazione per ogni caso specifico - riducendosi a preferire la privatizzazione se il mercato consente minori costi di transazione, o la nazionalizzazione nel caso inverso - a confrontarsi con un universo di alternative possibili a quella che, in entrambi i casi, costituirebbe un'espropriazione dei commons, considerando modelli di gestione dal basso, fondati su nuove ed antiche forme di empowerment delle comunità di utenti di risorse collettive.
I lavori di Ostrom hanno ispirato una scuola di pensiero multidisciplinare sviluppatasi principalmente attraverso l'attività di un quarto di secolo della Iasc (International Association for the Study of Commons), nonché con spazi di interfaccia e penetrazione significativa presso gli economisti ecologici (Isee - International Association of Ecological Economics, che la stessa Ostrom contribuì a fondare), che si distinguono dagli economisti ambientali per il rifiuto del paradigma neoclassico, perché riduzionista della complessità socio-ambientale. Sino ad ora non si può dire che l'appello intellettuale profondo di tali riflessioni critiche sia stato raccolto seriamente dalle principali correnti di pensiero economico, siano esse neoclassiche o d'ispirazione marxista. Speriamo che il nobel rosa-verde del 2009 rappresenti uno stimolo positivo in tal senso: vorrebbe dire che c'è ancora speranza, per gli economisti e per il futuro di un mondo che sta anche (e spesso soprattutto) nelle loro mani.

giovedì 10 dicembre 2009

A OK notizie non piace che si parli di Yoani Sanchez

Yoani Sanchez, rappresenta uno dei tanti volti della propaganda. Noi in Italia di propaganda ne sappiamo qualcosa. Nel caso di Yoani Sanchez si tratta di un fenomeno qualitativamente diverso dal nostro, ma la logica è sempre quella. Gruppi dotati di molto potere influenzano pesantemente la pubblica opinione, usufruendo di mezzi e di risorse che il cosiddetto movimento si sogna.
Può non piacere la Cuba di Fidel, ma coloro che la combattono sono infinitamente peggiori di loro e gli ipocriti corifei dell'anticastrismo e antichavismo militante, che mai si sono sognati di manifestare davanti all'ambasciata statunitense, quando gli USA assassinarono Allende, o quando sterminarono un'intera generazione di oppositori politici per mezzo del Plan Condor, dovrebbero avere la compiacenza di ficcare la loro testa nel cesso e di tirare lo sciacquone.
Bisogna che di queste cose se ne parli, è inutile urlare al rispetto dei diritti umani prescindendo dai contesti in cui questi problemi si pongono e appellandosi a principi universali astratti, quegli stessi principi che si calpestano volentieri se a volerne usufruire sono quei negroidi incivili, che riprendiamo con la telecamera, per testimoniare la nostra bella avventura nelle terre selvagge, quando andiamo a vederli sudare, noi comodamente seduti ai bordi di una piscina di un albergo a cinque stelle.
I principi vanno bene, ma non quando sono la coperta con la quale si ammantano impietosamente i genocidi a danno di interi popoli.

martedì 8 dicembre 2009

Autism quackery

Yet another nail in the coffin of the myth that the MMR vaccine causes autism

by David Gorski (from Science-Based Medicine)

Arguably, the genesis of the most recent iteration of the anti-vaccine movement dates back to 1998, when a remarkably incompetent researcher named Andrew Wakefield published a trial lawyer-funded “study” in the
Lancet that purported to find a link between “autistic enterocolitis” and measles vaccination with the measles-mumps-rubella (MMR) trivalent vaccine. In the wake of that publication was born a scare over the MMR that persists to this day, 11 years later. Although peer reviewers forced the actual contents of the paper to be more circumspect, in the press Wakefield promoted the idea that the MMR vaccine either predisposes, causes, or triggers autistic regressions. Even though over the next several years, investigations by investigative journalist Brian Deer revealed that not only was Wakefield’s research funded by trial lawyers looking to sue vaccine manufacturers for “vaccine injury” when he did his research (for which he is now being charged by the U.K.’s General Medical Council with scientific misconduct), but during the Autism Omnibus trial testimony by a world-renowed expert in PCR technology showed that he was incompetent. Even worse for Wakefield, in February 2009 Brian Deer published a news expose based on strong evidence that Wakefield may very well have falsified data for his Lancet paper.
None of this mattered. Andrew Wakefield still enjoys a cult of personality among the anti-vaccine crowd that no revelation seems able to dislodge, even the revelation that at the time he was both in the pay of trial lawyers and working on his study, Andrew Wakefield was also applying for a patent for a rival measles vaccine. Indeed, the anti-vaccine propaganda blog Age of Autism bestowed upon him last year its “Galileo Award” as the “persecuted” scientist supposedly fighting for truth, justice, and anti-vaccinationism against the pharma-funded or brainwashed minions of the “Church of the Immaculate Vaccination.” In the meantime, MMR uptake rates in the U.K. have plummeted over the last decade, far below the level needed for herd immunity, to the point where, last year the Health Protection Agency declared measles to be once again endemic in the U.K., 14 years after the local transmission of measles had been halted.
Since Wakefield’s study was released, a number of studies have shown that there is no epidemiologically detectable link between vaccination with MMR and autism, including one by a researcher who once appeared to be a believer in the idea that vaccines are somehow linked with autism, Mady Hornig. Hornig actually tried very hard to replicate Wakefield’s 1998 Lancet study, only this time with more children, and she found no link between MMR and autism using methodology similar to Wakefield’s. None of this has had any effect on the anti-vaccine movement, except to motivate them to circle the wagons even more, as J.B. Handley of Generation Rescue did when he launched a website called Fourteen Studies, whose sole purpose is to launch fallacious and pseudoscientific attacks on studies failing to find a link between vaccines and autism and to promote the lousy science that gives the appearance of supporting the hypothesis that there is a link between the MMR vaccine and autism and then sliming anyone who points out how deceptive their attacks were.
Now, yet another study has been released studying whether there is a link between MMR vaccination and autism. Yet another study has failed to find a link between MMR vaccination and autism. Yet another study is all set to be attacked by Generation Rescue and the anti-vaccine movement. The sad and sordid history of reactions of the anti-vaccine movement to studies that do not support its belief in the unsinkable rubber duck of a myth that vaccines cause autism. This study was published online in The Pediatric Infectious Disease Journal by a group from Department of Epidemiology and Preventive Medicine, Jagiellonian University, Collegium Medicum, Krakow, Poland (a Polish group, my people!) and entitled Lack of Association Between Measles-Mumps-Rubella Vaccination and Autism in Children: A Case-Control Study. It’s yet another nail in the coffin of the myth that the MMR causes or contributes to autism. Indeed, this study not only shows that MMR vaccination is not associated with autism but that it may even be protective against autism. True, for reasons I will discuss shortly, I doubt that that latter interpretation is true, but there’s no doubt that this study is powerful evidence against the view that there is an association between MMR and autism. Unfortunately, I fear that all the nails in my local Home Depot would not be enough to keep the zombie of this pseudoscience from rising from its grave yet again.

Here’s the abstract of the paper:




OBJECTIVE: The first objective of the study was to determine whether there is a relationship between the measles-mumps-rubella (MMR) vaccination and autism in children. The second objective was to examine whether the risk of autism differs between use of MMR and the single measles vaccine.
DESIGN: Case-control study.
STUDY POPULATION: The 96 cases with childhood or atypical autism, aged 2 to 15, were included into the study group. Controls consisted of 192 children individually matched to cases by year of birth, sex, and general practitioners.
METHODS: Data on autism diagnosis and vaccination history were from physicians. Data on the other probable autism risk factors were collected from mothers. Logistic conditional regression was used to assess the risk of autism resulting from vaccination. Assessment was made for children vaccinated (1) Before diagnosis of autism, and (2) Before first symptoms of autism onset. Odds ratios were adjusted to mother’s age, medication during pregnancy, gestation time, perinatal injury and Apgar score.
RESULTS: For children vaccinated before diagnosis, autism risk was lower in children vaccinated with MMR than in the nonvaccinated (OR: 0.17, 95% CI: 0.06-0.52) as well as to vaccinated with single measles vaccine (OR: 0.44, 95% CI: 0.22-0.91). The risk for vaccinated versus nonvaccinated (independent of vaccine type) was 0.28 (95% CI: 0.10-0.76). The risk connected with being vaccinated before onset of first symptoms was significantly lower only for MMR versus single vaccine (OR: 0.47, 95% CI: 0.22-0.99).
CONCLUSIONS: The study provides evidence against the association of autism with either MMR or a single measles vaccine.



Indeed it does. It’s worth talking a bit about the methodology of the study. First of all, this is a case control study, which means that it’s retrospective and therefore not randomized. On the other hand, it was a case control study by Sir Richard Doll that was the first outside of Nazi Germany (whose scientists, oddly enough, had found evidence linking smoking to lung cancer more than two decades before the Surgeon General issued his report in 1964) to find an association between tobacco smoking and lung cancer, a finding that was subsequently followed up in cohort studies and found to be valid. Be that as it may, case control studies, instead of prospectively following a population over time, study a population of patients who already have a disease or condition and then try to identify factors associated with the development of that condition. Basically, this involves picking a control population that is equivalent to the study population, and this is how the investigators did it:



Subjects were identified using general practitioner records in the Lesser Poland (Małopolska) Voivodeship in Poland. The sample population of this study included children aged 2 to 15 years diagnosed with childhood or atypical autism, classified according to ICD 10-criteria as F84.0 or F84.1, respectively. Every diagnosis of autism was made by child psychiatrist. Dates of these diagnoses were recorded in general practitioners files. Cases with uncertain diagnosis of autism, secondary to disease state or trauma, were excluded. Two controls were selected for each affected child, individually matched by year of birth, gender, and physician’s practice. The first 2 children visited the physician after the time of the autistic child visit who met entry criteria served as controls.



This is a reasonable strategy to use to pick the control group, as it means that the children would be coming from the same pediatric practices as the autistic children and would be about as comparable as it is possible to make them in this sort of trial design. Another strength of this study is that it used physician reporting for vaccination history and the age at which each autistic child was first diagnosed, rather than relying on parents’ reporting, which is prone to serious confirmation bias. True, the parents were also asked when they first suspected their child’s symptoms might be related to autism, and their knowledge and beliefs regarding the cause of autism, but vaccination was not mentioned in order to avoid biasing the parents’ answers. Cases of autism were then analyzed and considered to have been vaccinated if they received the MMR prior to the onset of autistic symptoms. Controls were considered vaccinated if they had received the MMR before the age of onset of their matched case controls. Finally, the authors corrected for other potential risk factors for autism, including mother’s age, education, gestation time, medications during pregnancy perinatal injury, and the APGAR score of the child at birth. Those that appeared significant in univariate analyses were then subjected to multivariate analysis.
The money tables are Table 3 and Table 4:













What’s surprising about these results is that the multivariate analysis found a relative risk (RR) of autism for children vaccinated with any vaccine before the onset of autistic symptoms of 0.65 and 0.28 for children vaccinated before their “official” diagnosis of autism. When looking at the single vaccine for measles or the trivalent MMR vaccine, both appeared to be protective against autism, but the MMR appeared to be considerably more protective than the single shot measles vaccine. (This comparison could be made because the Polish national health service only covered the single dose measles vaccine and not the MMR until 2004, meaning that before 2004 parents who wanted the MMR vaccine had to pay extra.) Indeed, this study evne found that for children vaccinated with MMR before their diagnosis of autism the RR = 0.17, suggesting a six-fold decreased risk of autism in children vaccinated with MMR!
Is this really true? Is MMR vaccination really that protective against autism? Probably not. An effect of that magnitude would very likely been picked up in one or more of the large population-based studies that failed to find a correlation between vaccines and autism. There is also one shortcoming in this study is that it only looked at autistism and not other pervasive developmental disorders; however there is ample other evidence that MMR is not associated with PDDs other than autism, and the original claim of the anti-vaccine movement was that MMR causes autism. So how to explain such a result? One possibility is simply random chance, given that the sample size, although reasonable, is not that large. Another possibility is that there is a confounder that wasn’t adequately controlled for. Whatever the case, here’s one thing to remember about retrospective studies in general. They often find associations that later turn out not to hold up under study using prospective studies or randomized trials or, alternatively, turn out to be much weaker than the retrospective study showed. They do not so often find a result that is exactly the opposite of hypothesis tested for. In other words, when such a study is used to look for a positive association between a factor and a specific condition or disease, it is quite uncommon to find a negative association, particularly one this strong. One possible reason for this seeming protective effect observed was discussed by the authors:



The decreased risk of autism among vaccinated children may be due to some other confounding factors in their health status. For example, healthcare workers or parents may have noticed signs of developmental delay or disease before the actual autism diagnosis and for this reason have avoided vaccination.



I have speculated before that a study of “vaccinated” versus “unvaccinated” children could be similarly confounded by parents who have one autistic child, become convinced that vaccines caused it, and therefore don’t vaccinated subsequent children that they might have. The main point to remember is that, even though this study is not compelling evidence that MMR is protective against autism, at the very least, the Polish study is strong evidence against a positive correlation between vaccination with MMR or single vaccination against measles and the development of autism. It is yet another pebble in the mountain of evidence that vaccination with MMR is not associated with autism or “autistic enterocolitis.”
It’ll be fun to see how long it is before Handley adds this study to his “Fourteen Studies” website and renames it “Fifteen Studies.” Of course, at the rate studies failing to support Generation Rescue’s cultish clinging to the unsinkable rubber duck of a belief that vaccines cause autism, Handley will have to rename his site every few months at least, and either I or one of my partners in crime here at SBM will have to slap down yet another scientifically ignorant attempt at discrediting each new study.
On and on it goes. Meanwhile, autistic children pay the price for quackery related to anti-vaccine beliefs, and normal children face the resurgence of vaccine-preventable diseases, thanks to the efforts of anti-vaccine cranks like J.B. Handley, Jenny McCarthy, Jim Carrey, Barbara Loe Fisher, and the rest of the vaccine denialists.