mercoledì 29 aprile 2009

Aperta la caccia a de Magistris: Facci e Radicali uniti nella lotta

di Franco Cilli
 

Se il Giornale, per bocca di Filippo Facci (scusate la bestemmia), ha cominciato a sparare contro De Magistris, significa che Berlusconi e sodali lo temono. Inutile fare una difesa d'ufficio di De Magistris, chi ha seguito la sua vicenda sa bene come sono andate le cose e sa bene chi è De Magistris. Se pure  l'uomo avesse qualche pecca (non lo credo, ma il fatto di essere umani ha qualche controindicazione), questo non cancellerebbe le colpe di un sistema criminale di stampo mafioso che il Sig. Facci probabilmente attribuisce al fato o a eventi naturali come i temporali, dimenticandosi pure che i voti della mafia li prende il suo padrone.
 Alla compagnia di tiratori scelti per la caccia al magistrato si è subito associato Massimo Bordin, il bronchitico direttore di Radio Radicale: "Beh certo, in effetti, Facci è documentatissimo... insomma in fondo è vero che De Magistris non ha mai emesso una sentenza di condanna in tutta la sua carriera...". Il bronchitico cerca di riprendersi nel finale, affermando che in fondo "...su tutti i politici che ha inquisito, magari ci sarà stato pure qualcuno che se lo meritava..." . Certo ai radicali non interessano né i fatti, né il contesto specifico in cui i fatti si collocano, a loro interessa solo il formalismo giuridico, unico elemento fattuale di democrazia. I crimini sono cose da tribunali e basta, che c'entrano con la politica liberale, liberista e libertaria? Carnevale era buono e De Magistris è cattivo. Fine. Se Dell'Utri si iscrive al Partito Radicale avrà pure il diritto di farlo, no? Se poi lo condannano,  un carcerato avrà pure il diritto di fare politica. Posso essere d'accordo in merito, ma non è questo il punto. Se tutto ciò è molto rassicurante riguardo alla difesa delle garanzie individuali,  dimostra però un'afasia  sconcertante riguardo ai fatti e ai personaggi protagonisti della  storia disgraziata di questo paese. Non mi dice nulla infatti né degli affari di Dell'Utri né della commistione fra mafia e politica.
Ad ogni modo tutta questa veemenza nei confronti di De Magistris mi fa pensare che il buon Camilleri avesse ragione nel cercare di mettere insieme Di Pietro e società civile, probabilmente era un'idea vincente.
Tonino, questa volta, forse ha fatto male i conti.