venerdì 24 ottobre 2014

L'aporia del Grillo

di Franco Cilli

Da secoli a mio modesto parere ci troviamo di fronte ad un'aporia che ci paralizza: come battere il potere senza diventare un potere da battere.
La sinistra (chiamiamo così per comodità una categoria derivata una cultura egualitarista) è l'incarnazione di questa aporia, ma essendo figlia, come il marxismo, dell'idealismo ottocentesco è profondamente attaccata al nominalismo e alla concordanza degli oggetti con le idee. Ergo per la sinistra assolvere alla sua funzione ha sempre significato sostituire la realtà (quella del capitalismo) con un'altra realtà, che, badi bene non è una realtà mediata, ma è quella realtà e nessun altra. Di qui l'errore di fondo: la realtà è il riflesso del pensiero. La realtà, quella vera però se ne infischia dei modi in cui viene rappresentata e non si piega nemmeno ai presupposti etici che allo svolgere “naturale”delle cose si vorrebbero associare. La realtà se ne infischia anche dello storicismo, potendosi volgere in un verso o in un altro per fattori imponderabili e non razionalmente definibili.
Marx in fondo aveva tentato di farcelo capire, quando ci diceva che è il ruolo sociale che determina l'essere, intendeva dire che ciò determina una frammentazione del soggetto sociale e il risultato è una riaggregazione in base ad interessi della propria classe sociale di appartenenza, ognuna disposta a lottare contro le altre per accaparrarsi lo spazio vitale. Facile per il capitalismo, categoria profondamente individualista, creare l'arena del gioco e dettare le regole. Anche se una parte dei giocatori non accetta le regole difficilmente potrà mettere d'accordo gli altri competitors, fra l'altro ben foraggiati dal padrone di casa. In parole povere questo significa che se vuoi un mondo più giusto devi fare i conti con molteplici generatori di senso, spesso opposti al tuo.
Come piegare la realtà al senso di giustizia in presenza di interessi materiali e di mille soggetti sociali fra di loro difficilmente omologabili? Marx ha inventato la classe di tutte le la classi, che è una scommessa, una forma di riduzionismo ontologico e al tempo stesso un idealismo alla rovescia. Il proletariato doveva rappresentare l'elemento unificatore di una realtà virtualmente non ricomponibile. Questo ha prodotto cose buone, ma anche molti disastri, e ha convinto parecchia gente che non esiste modo di uscire da questa eterna aporia, perché come in Matrix finisce un ciclo per poi per poi ricominciare tutto daccapo con lo stesso procedimento dialettico. Da qui il nichilismo, niente vale la pena, niente ha senso.
Grillo è l'unico che a modo suo sta cercando di rompere questa spirale terrificante, rispolverando il vecchio, ma sempre valido populismo, che significa affidarsi ad una categoria capace di rappresentare un insieme indistinto, e proprio per questo in grado di sfuggire alla trappola della dialettica. Se abbraccio la generalità dei soggetti, l'unico ostacolo sarà quel il vecchio mondo ancora legato ai capricci della dialettica. Per nobilitarlo si potrebbe dire un rimasticatura della volontà generale di quel pazzo psicopatico di Rousseau. È per questo che lui mette insieme razzistoidi paraleghisti, casalinghe xenofobe, proletari delle periferie incazzati, imprenditori piccoli e meno piccoli anch'essi incazzati, esuli della sinistra con propensioni ecologiste ed ecumeniche, ultralegalitari, critici dei metodi del potere e complottisti di vario colore.
Grillo ha dismesso ogni intenzione pedagogica, ogni coerenza etica e ogni purezza teorica. Quello che conta è fare da specchio alla volontà generale ed agire di conseguenza, perché la volontà generale in fondo è il riflesso di ciò che io sono e di ciò che io voglio.
Insomma se la sinistra non riesce a sfuggire alle aporie, piaccia o non piaccia questa resterà l'unica alternativa in campo.

domenica 12 ottobre 2014

Noi e l'Isis

di Tonino D’Orazio

Ha ragione Bergoglio e non solo. Siamo nella terza guerra mondiale. Il Nobel della pace Obama, in tono trionfante ci ha spiegato che di nuovo i nord americani sono in guerra alla testa di un’alleanza di ben 40 nazioni. Contro chi? Una creatura loro, l’Isis. Fantomatico gruppo che decapita, facendoci urlare alla vendetta, all’impiccagione, ed essere in realtà utilizzati per altri scopi.
Intanto con questa scusa gli americani sono riusciti a distruggere i pozzi petroliferi della Siria e il gasdotto proveniente dall’Iran. Cosa pensavano i siriani, di essersela scampata? E tutti quei civili sfollati, cosa fuggono, le bombe intelligenti americane o la religione islamica? Lo strumento utile, in barba alla Russia tenuta all’angolo, questa volta è l’Isis, già etichettata con facilità come terrorista, manco fossero a casa loro. L’altra volta, per massacrare l’Iraq di Saddam ci furono le fantomatiche “armi di distruzione di massa”. Poi ci fu l’amico della famiglia Bush, Bin Laden, e l’altro fantomatico Al Qaida. Accusato della distruzione delle torri gemelle di New York, ormai messo severamente e scientificamente in dubbio anche dai “non complottisti”. Di Al Qaida, a ben riflettere, vi sono stati fuori area solo alcuni attentati, direi cinicamente, nel filo temporale dell’occupazione dei vari stati petroliferi. A meno che la vita dei bianchi occidentali valga mille, o dieci mila, di quelle arabe.
Ma chi sono e cosa vogliono? Resistono all’occupazione e al depredamento del loro paese attaccando tutti, anche i “collaboratoristi”? Sfidano gli invasori? Strani ricordi. Sono utili ad un nuovo massacro dei curdi (i curdi del nord iracheno si sono dichiarati autonomi, con i loro pozzi petroliferi) aiutati dal silenzio storico dei turchi islamisti di Erdogan, quando si tratta di massacro di quella etnia, che mostrano solo i muscoli aspettando di invadere parte della Siria? Non lo sapremo mai, né dai notiziari televisivi né dai giornali, tutti allineati. Chi sono? Sono soltanto dei “cattivi” che scorazzano, decapitano uno o due persone per farci diventare forcaioli e sfottono gli americani facendole vestire di arancione, magari come i “prigionieri senza nome” torturati legalmente a Guantanamo. Adesso decapitano anche le donne. A quando i bambini? Sembra un film costruito a tappe con un crescendo tipico dei thriller. Non sapremo mai dove sono esattamente e quanti sono, anche se volessimo seguire localizzando i bombardamenti gratuiti. Sembra abbiano solo carri armati, in genere facili prede dell’aviazione sofisticata, eppure avanzano quasi senza resistenza, malgrado i “bombardamenti” americani mirati. Possibile? Eppure avanzano contro i curdi. Sembra incredibile che si nascondano dentro i pozzi di petrolio o sotto le tubature dei gasdotti. Certamente, 40 paesi alleati di uno che dirige e fa pagare dazio agli altri non sono mica poco. Solo Bergoglio inveisce contro la terza guerra mondiale in atto. E qualcuno dice ancora che i bombardieri F-35 non servono, invece ci saranno utili nel futuro prossimo. Come possiamo aiutare gli amici americani senza quegli aerei?
Si sentono tutti minacciati da questi specialisti addestrati dai nord americani. Come dice la H. Clinton:”Sono nostri e ci sono sfuggiti di mano”. Credibile? Saranno mica ancora “nostri” e stanno svolgendo il compitino a loro affidato? Insomma i Talebani non servono più, Al Qaida nemmeno, nell’immaginario collettivo dei bianchi (o filo-occidentali) forcaioli e guerrafondai bisognava creare un altro nemico. Putin è ancora un osso duro. I musulmani sono ossa più tenere, basta anche metterli gli uni contro gli altri. Eccolo allora nasce la creatura Isis, da non confondere con una nuova tassa renziana nascosta dalla parola e dal gioco delle tre carte per impoverire i già poveri.
Ma l’immaginario western non finisce qui. Sia Cameron (GB) per l’Iraq che Hollande (Fr) per l’Algeria, annunciano che daranno la caccia all’uomo fino a prendere “il” colpevole della decapitazione, perché, malgrado tutto, i loro servizi segreti li hanno riconosciuti. Avranno presto bisogno di un colpevole.
Ma dobbiamo tremare un po’ anche noi, viste le minacce di attentati profferite per le metropolitane, o i luoghi pubblici dei 40 paesi in guerra contro una tribù, anche se ben armata e con sofisticate armi certamente non di loro produzione. Cosa pensare di tutte queste minacce che durano ormai da più di 10 anni e in realtà mai avvenute? Sono bravi i servizi segreti oppure sono minacce fasulle alimentate per tenere buone e obbedienti le popolazioni?
Perché preoccuparmi di disoccupazione e drammaticità sociale quando ho un “nemico” che vuole uccidermi? Sarò al posto giusto e al momento giusto fuori dall’eventuale attentato? Devo evitare metropolitane, bus e aeroporti? Sono drammatiche preoccupazioni virtuali, intrisi di una paura reale e ben costruita per esserla.
Ma un’altra guerra, sottile e invadente sta venendo avanti. Di nuovo quella del petrolio. Un'eventuale caduta del barile a 60 $, sarebbe un evento devastante per parecchie economie recalcitranti. Qualche analista ipotizza che sia proprio Mosca il bersaglio principale di una strategia che l’Arabia Saudita potrebbe aver concordato con gli Stati Uniti. Così Putin dovrà venderci il gas al prezzo che diciamo noi e tenersi le sanzioni. Ma c’è anche il Venezuela nel mirino, oltre che l’Argentina (che non vuole pagare arretrati e tassi di interesse agli strozzini internazionali) e il Brasile (in fase pre-elettorale e partecipe della combriccola Brics recalcitrante all’impero), se non la stessa Nigeria. Perché poi gli stati uniti hanno scelto di raggiungere e superare l’Arabia Saudita a livello di esportazioni petrolifere? Sono rivali o diventati il gatto e la volpe contro tutti? E’ ipotizzabile la rapida e lucrosa costruzione di 1.000 petroliere per rifornire l’Europa, dopo aver impostato con i nazi-fascisti ucraini il “litigio” con Mosca?
Siamo in grande amicizia, o servitù, con una piovra mostruosa convinta di volere e dovere imperare sul mondo. Ha capito che da sola non ce la può fare, deve aprire troppi fronti, allora tocca un po’, sotto l’egida dell’Onu o meno, dare una mano. Siamo felici e contenti di dargliela. Dio mi salvi dagli amici.


Elogio del pensiero semplice


di Franco Cilli

Questa è l'era del pensiero semplice. Il pensiero semplice in realtà, pur se sostenuto da un'architettura complessa, ha sempre prevalso in tutte le ere del nostro mondo, ma oggi si palesa di fronte a noi come un'illuminazione improvvisa, la proiezione di una coscienza digitalizzata.

Antropologi accorti, studiosi di società complesse e dotati di un'articolazione di pensiero che dirama e degrada in ogni direzione, hanno scoperto che ad esempio il successo del fondamentalismo islamico, anche in giovani colti e ben integrati nelle nostre società, risiede nella rappresentazione elementare del mondo: noi i puri contro loro gli impuri. Forse è un bisogno comune a tutti noi, quello di sedare l'ansia attraverso messaggi semplici e rassicuranti, in un mondo che appare sempre percorso da schegge impazzite di senso, che colpiscono, ma non creano identità e ti lasciano in preda all'ansia, sul crinale dell'abisso dell'esistenza. 
Le dicotomie funzionano, lo sanno gli esperti di propaganda, lo sanno i Berlusconi, io nuovo, io impolitico, io capace, io imprenditore, io gran lavoratore, io che vi prometto felicità; loro i politici, il vecchio, gli scansafatiche, i grigi e i tetri dispensatori di infelicità e negatori della speranza. Lo sanno i Renzi: io il giovane, il nuovo (ancora), il simpatico, il veloce, l'efficiente, cantore di un nuovo rinascimento e di una grandeur perduta; loro il vecchio (ancora), la personificazione dell'inefficienza e della ruggine del sistema, il vuoto e la maschera dell'uguaglianza che cela solo ingiustizie. Mancava la sinistra all'appello, sempre affezionata ad una complessità incoercibile, mai disposta alla semplificazione, che è ancora più complessa nell'apparire e nel declamare che non nella sostanza. Ora la sinistra sta scoprendo la semplicità, non come valore, e neanche come nuovo riduzionismo, ma come ordigno tattico ineludibile. La comunicazione è importante, è importante semplificare per far arrivare il messaggio a strutture cognitive complesse che anelano alla semplicità, è importante per scatenare la passione, per rinfocolare l'istinto identitario. Noi contro loro. Noi gli egualitari, i giusti, noi del bene comune, della solidarietà, dell'ambiente del welfare universale; loro i vampiri, i banchieri, gli sfruttatori, i sacerdoti del mercato contro le garanzie a buon mercato, i massacratori dell'ambiente e delle libertà, e tutto solo per far ingrassare ancora di più chi è già assurdamente opulento. Funziona. Certo la complessità resta, perché da essa deve promanare la semplicità, perché la semplicità deve solo trainare la complessità consentendole di sopravvivere in un modo che riduce tutto a messaggi binari.

Questo mi è parso di capire negli interventi ultimi di Revelli e di Perna, e questo è quello che un sempliciotto come me dice da sempre.Vedremo.


martedì 7 ottobre 2014

Finalmente la destra

di Tonino D’Orazio

Finalmente anche in Italia è arrivata la destra a viso scoperto. La ditta PD&Company si è schierata apertamente contro i lavoratori aprendo addirittura uno scontro tra “popolo” e organizzazioni sindacali. Tra chi rappresenta 18 cittadini italiani su cento elettori (e non è nemmeno detto) e chi ne rappresenta realmente, iscrizioni alla mano, più di 30. Non vi sono più alibi di rappresentanza. Dispiace per quelli che in Cgil ci avevano creduto, non si possono prendere pesci in faccia continuamente dagli amici. Di guance ne abbiamo solo due. E qui il problema è che non basta una manifestazione o uno sciopero. L’aspetto culturale negativo e di scontro è definitivo, lungo e troppo profondo.
Persino Cisl e Uil fanno finta di arrabbiarsi. Non contano più e non possono più sottoscrivere accordi in bianco passando dalla porta di servizio. Però possono tenere a bada la Cgil sulla questione “unitaria a tutti i costi” altrimenti “non si vince”. Solo un assioma. Renzie lo sa, come tutti ormai.
La megalomania del dirigente capo della ditta PD&C. sta raggiungendo apici di tracotanza mai visti, con il vero volto di chi non ha bisogno di nessuno, può fare quello che vuole, se non di una truppa allineata e coperta con un gruppettino che fa finta, a parole, di recalcitrare, quindi in realtà utili allo scopo e al maquillage. Ma poi la ditta è la ditta e il capo è il capo. Non importa se manca la mano d’opera, basta che ci siano i soldi.
Strano questo gruppetto, ex di tanti partiti da loro prodotti ogni 8 anni (cattiveria:per rinnovare i due mandati. Cfr. date prego), con grande esperienza storica e politica, terrorizzata dalla prossima non elezione, e alienata nel seguire linee politiche del ragazzino, a loro estremamente se non personalmente sfavorevoli. Renzi oltre ad aver rottamato loro ha rottamato anche il partito. Un senatore che abolisce il Senato (e quindi sé stesso), regalandolo a cordate varie di secondo o terzo livello “elettivo”, non è mai esistito, né nella storia delle democrazie borghesi né in nessun altro paese a cultura occidentale con equilibrio di poteri. (A meno che sia una finta esoterica, un giochetto da “prima lettura”). Né mai parlamentari, deputati o senatori, che rinunciano al mandato degli elettori, anche se assegnato alla loro coscienza, con una cessione di rappresentanza ad un paio di capetti e alla loro corte. Tali, fatti e dati alla mano, possono essere considerati sia Berlusconi che Renzi. Quest’ultimo una vera e evidente fotocopia dell’altro, ma efficace nell’abolire punti centrali della Costituzione e nell’asservire i poteri dello stato. Stessi metodi, stessa corte, stessa immagine, stessa altezza. Apre e chiude tutti i telegiornali e talk-show. Con la benedizione di un ultra novantenne reazionario, che Dio e i banchieri l’abbiano in gloria.
Qual’è il dato positivo di questo smarcamento della ditta PD&C dopo essersi tolta la maschera di “sinistra” e aver ribadito che i sindacati non servono, cioè le reali organizzazioni dei lavoratori pur con le loro difficoltà? Difficoltà dovute più ai sistemi legislativi e giuslavoristi “innovativi” risultati fasulli che dalla loro coerenza. Più volte Renzie ha ribadito che “se ne può fare a meno”, come Marchionne. Quando l’aveva suggerito Grillo era successa una demonizzazione isterica di tutto il resto dell’arco costituzionale e dei sindacati stessi. Renzi giocherà sicuramente ad incontrarli all’ultimo momento ma per chiedere loro altro e ancora di più. Lo stato di asservimento dei lavoratori non è ancora finito e forze ideologiche esterne non hanno ancora terminato lo sporco lavoro.
Paradossalmente questa chiarezza di una destra compatta da anni nel governare questo paese verso la povertà dei suoi cittadini, e a nome loro, presuppone la possibilità di spazio e apertura per la rinascita di una vera sinistra, anche se, tenuto conto della pressione internazionale del neocapitalismo totalitario, con obiettivi minimi di socialismo e di appartenenza alla classe dei lavoratori, senza se e senza ma. Lasciamo perdere la diatriba stupida che ci ha occupato per anni nel definire cos’è oggi la sinistra. Basta fare il contrario di ciò che ha fatto in questi anni il neoliberismo, per quanto banale e semplice sembri. Rilanciando sicuramente, a vera tutela dei lavoratori tutti, l’investimento pubblico con un piano di reindustrializzazione per lo sviluppo del paese, imprenditori compresi. Anche per loro, almeno per i più seri, sarebbe una salvezza, invece di fallire, di vendere o di prendere soldi dallo stato e scappare, in un modo o in un altro, all’estero. Questa paradossale speranza richiede anche che vadano via tutti quelli che hanno distrutto la sinistra con le loro bizze, a volte stupidità personalistiche, e che si ricominci con altri di buona volontà. Non raccogliendo nemmeno le briciole scartate, presto o tardi, dalla ditta Pd&C e sapendo che con piccole percentuali non si va da nessuna parte. Sapendo altresì che tutte le prossime leggi elettorali, Costituzione o no, avranno il marchio che assoderà il “tutti per uno” e il premio anticostituzionale dall’ovetto Kinder. Il capo, anelito di tutti i popoli democratici.
Ironia ideologica, non solo i proletari di tutto il mondo non si sono uniti, pur di fronte a un padronato ferocemente unito e micidiale in guerra contro di loro, ma hanno portato loro in dote, con una innocenza stupefacente, una serie di falsi mediatori. Per anni.
Ironia anche della storia popolare del nostro paese. Solo la propaganda e il melodramma funzionano sempre, con strumenti (esempio la televisione) che oggi possiamo paragonare ad “armi di distruzione di massa” culturale. Come il film, dove la realtà e il tempo non contano ma solo ciò che appare. Fatta salva paradossalmente la questione dittatura, ma pensare che se Mussolini avesse voluto le elezioni sarebbe sicuramente stato eletto “democraticamente” a furor di popolo non è escluso. E’ un paese il nostro che procede per ventenni, più o meno, e vi ci si affeziona. Dopo il fascismo un traboccante ventennio monocolore democristiano. Poi un altro, più o meno ventennio di centrosinistra con i socialisti che si spostavano sempre più al centro fino ad essere inglobati nel disastro di “mani pulite”, poi un pesante ventennio berlusconiano con una distruzione mai vista dei diritti del lavoro. Perché non dovrebbe esserci un altro ventennio popolare-operaio per Renzi inglobato (o inglobante) sempre dalla destra? Ormai la preoccupazione di Berlusconi è che Renzi gli freghi i voti con il suo programma piduista non ancora concluso.
La risposta in verità ce l’ha sempre la sinistra, ma fa finta di non saperlo. E’ sempre occupata a tutt’altro, anche a chiedersi introspettivamente come è fatta e chi è. Tempo scaduto o opportunità, possibilità, di ripresa, anche se non per ora?

mercoledì 1 ottobre 2014

Precariato e Art. 18

di Tonino D’Orazio

L'affondo in prosopopea di Renzi, rende tutti perplessi. "Noi non cancelliamo semplicemente l'art 18, ma tutti i co.co.co, co.co.pro, cancelliamo il precariato e tutte quelle forme di collaborazione che hanno fatto del precariato la forma prevalente del lavoro. Questo diritto che c'è arriva da un giudice, noi vogliamo cancellare questo. Non voglio che la scelta di licenziare o assumere sia in mano ad un  giudice, deve essere in mano all'imprenditore.” Finalmente cade la maschera sua e del PD. Il lavoro non è più un diritto garantito dalla Costituzione e dalle leggi dello stato tramite la magistratura, è una semplice merce da bancarella. Cita:” "Il lavoro non è un diritto in Italia, il lavoro è un dovere”. A dire il vero ci eravamo già accorti che l’Italia non è più una Repubblica fondata sul lavoro. Poi la giusta e incredibile chiacchiera: “L'importante è che lo Stato non lasci a casa nessuno". "Io non tratto con la minoranza del partito ma con i lavoratori" e dice basta a una sinistra "opportunista e inchiodata al 25%", che fa dell'articolo 18 una "battaglia ideologica". Sembra non capire, oppure sì, i grandi benefici le opportunità, per i padroni, dell’infame (visti i risultati) legge Biagi. Non gliela faranno smontare facilmente, anzi potranno licenziare a piacimento (e con il contributo dello stato) 8 milioni di lavoratori “garantiti” dall’art.18 e riprenderne 6/7 milioni a progetto. Il resto svilupperà le lacrime di coccodrillo di politici e di talk show, sull’aumento della disoccupazione in Italia. Come ad ogni riforma annuale del mercato del lavoro.
Dopo aver aperto al “confronto” (ma non a tutti i costi) con i sindacati nel discorso d'apertura della direzione del suo personale partito, (anzi l’ha chiamato finalmente “ditta”), Renzi ha definito "inaccettabile che non si dica che in questi anni hanno avuto una responsabilità drammatica" perché "hanno rappresentato una sola parte. Se non lo diciamo noi, facciamo un danno al sindacato". E’ la buffonata finale: i sindacati dei lavoratori dovevano rappresentare anche i padroni! Mentre questi, con i loro vari capi ideologici, Fmi, Bce, UE, Berlusconi, i fascisti di Fini, gli ex-socialisti passati a destra ecc, distruggevano il patrimonio giuridico ed economico del mondo del lavoro italiano (e non solo), impoverivano milioni di lavoratori e pensionati, e precarizzavano senza futuro la vita di milioni di giovani. Forse le organizzazioni sindacali sono state troppo accondiscendenti, trovando sempre tavoli e concertazioni che li riportavano indietro di decenni, passo dopo passo, fino ad arrivare oggi al ritorno ai primi del ‘900. Infatti i prossimi tavoli riguarderanno quel poco che c’è rimasto in tre punti: una legge sulla rappresentanza sindacale, (ne vedremo delle belle con lacci e laccioli), la contrattazione di secondo livello (che abbatterà il CCNNLL e ci avvierà al sistema americano, contratto fabbrica per fabbrica; competitività tra fabbriche) e il salario minimo (abbassando quello troppo alto dei “lavoratori privilegiati”, tutti giù)". Per i pensionati c’è già la proposta del FMI.
Renzie ironicamente dà a se stesso un consiglio valido per i sindacati: “"Le mediazioni vanno bene, il compromesso va bene, ma non si fanno a tutti i costi i compromessi”.
La Cgil si dichiara pronta ad "accettare la sfida", apprezzando "i toni diversi dal passato" del premier. Scherziamo? Quali toni diversi? Quale “passato” se in cinque mesi non ha fatto altro che dichiarare che “può fare a meno” di tutti (anche del parlamento) grazie all’amico Berlusconi che notoriamente, da piduista, sa che la forza del sindacato deve essere distrutta per avere le mani totalmente libere. Come si può prevedere una “grande manifestazione” disinnescandola con tentativi di consultazioni sapendo che la legge sulla riforma del lavoro sarà già approvata personalmente da Renzie e dal fedele amico Berlusconi. Infatti Cisl e Uil si sono già smarcati, come sempre. Uno dimettendosi, l’altro trovando la proposta “interessante”.
Dopo l’abbattimento dell’art.18 , in fase avanzata, il FMI ha già ordinato la prossima mossa: ridurre le pensioni. Quelle che sono già le più povere dell’UE. Tutti alla fame. Indipendentemente dall’aumento e dai prossimi rincari annunciati come energia (+ 1,9%) e gas (+ 6,8%) con l’avanzare della stagione fredda. Grazie Obama, Merkel e Mongherini. Ci hanno fatto già pagare l’embargo e le “sanzioni” alla Russia. Loro ideologicamente decidono e sparlano e noi paghiamo.
Infatti sembrano i pupari della nostra storia, della nostra Costituzione, della nostra economia e della nostra cultura pacifica. Le utilizzano a piacimento personale, scaraventandoci, come dice Bergoglio in una terza guerra mondiale diffusa e in una povertà ormai endemica. Con il nostro plauso alienato.
L’abbattimento dell’art.18, anche se non serve, lo hanno deciso altri, per pura ideologia. L’Italia è cavia della disarticolazione della giurisprudenza del lavoro e della sua dignità. Ovviamente facendola fare alla “sinistra”.


giovedì 25 settembre 2014

Partiti e sindacati

di Tonino D'Orazio 
 
Sono parole forti o è una concreta strategia alla quale stiamo assistendo e in un certo modo partecipando?
Il nostro ideale repubblicano deriva interamente dalla nozione di volontà generale, anche se questa è una nozione assai complessa. Poiché in realtà si tratta di preferire la volontà del popolo a una volontà singola. Certamente pensare non che una cosa sia giusta perché il popolo la vuole, ma che a certe condizioni il volere del popolo ha maggiori probabilità di qualsiasi altro volere di essere conforme alla giustizia sociale e politica. O perlomeno a diminuire errori politici complessivi. Eppure se una sola passione collettiva (per esempio la guerra) afferra tutto un paese, il paese intero è unanime nel delitto.
L’altro elemento che sembra meno evidente in questa fase “democratica” è che il popolo possa esprimere il suo volere rispetto ai problemi della vita pubblica e non fare soltanto una scelta di persone. Questa è una esigenza compressa ormai da partiti diventati autoritari per impedirlo e che decidono in modo viscido a nome loro. Sembra che la volontà generale non abbia alcuna relazione con le loro scelte. Quant’anche spesso pilotate. In realtà un Renzie comanda con il voto di meno di 20 cittadini su cento italiani. Ne va anche strumentalmente molto fiero, come i re “unti dal Signore”. Eppure la realtà sta rincorrendo le sue fughe in avanti, e a parte qualche ulteriore piroetta non può stare sereno.
In linea di principio il partito (o il sindacato) è uno strumento al servizio di una certa concezione del bene pubblico. E’ uno strumento per “fabbricare” una passione collettiva tale da diventare maggioranza ed avere aspirazioni egemoniche. Sono sempre legati agli interessi di una categoria sociale e esercita passione presso i propri iscritti se vi rimane. Viene combattuto da partiti avversari con passioni diverse se non inconsciamente simili, nella difficoltà di cosa ritenere buono per bene pubblico o bene privato. Spesso facendo coincidere il bene pubblico e quegli interessi. Finché risultino formalmente evidenti, altrimenti vengono mascherati perfino contro l’ovvietà. Questo è un virus mortale per i partiti poiché non tutti possono rappresentare tutti, a meno di definire uno stato sociale, con tutte le sue pulsioni, “pacificato” e non suscettibile di tensioni o capovolgimenti. Situazione dove tutti cedono sovranità al più “forte” che si è impossessato di tutti gli strumenti offerti, volenti o nolenti, dalla “democrazia”.
La pressione collettiva viene esercitata sul grande pubblico attraverso la propaganda. Lo scopo confessato dalla propaganda è di persuadere, non di comunicare. Tutti i partiti fanno propaganda e nessuno può negare il loro obiettivo di educare il pubblico, e lavorare per “formare” il giudizio del popolo in passione utilizzabile. Pensate alla presa culturale dei partiti per l’indottrinamento della e nella scuola. Oppure in questi mesi l’indottrinamento televisivo, anche se a volte ridicolo, di “quanti bei vantaggi” abbiamo ottenuto dall’Europa, sapendo quanto quest’ultima sia stata un po’ maltrattata in queste ultime elezioni. Ma se continuano sanno che saremo educati allo scopo, almeno la parte utile o più debole critica-mente della popolazione.
In linea di principio il partito è uno strumento al servizio di una certa concezione del bene pubblico, almeno così si può interpretare nella storia e nella nostra Costituzione, anche se non hanno mai voluto essere “regolamentati” da leggi chiare sul loro funzionamento e sui loro limiti riguardo alla preminenza del popolo, unico vero arbitro. Ciò è vero anche per quelli che sono legati agli interessi di una categoria sociale, come le organizzazioni sindacali che organizzano milioni di persone, poiché si tratta sempre di una certa concezione del bene pubblico in virtù della quale vi sarebbe coincidenza tra il bene pubblico e quegli interessi. Anche se questa concezione in verità risulta estremamente vaga quando poi si scontra con la predominanza degli interessi più “forti”. Tra l’altro una concezione del bene pubblico non è cosa facile da pensare e perseguire, soprattutto se la società di riferimento viene opportunamente aiutata a frazionarsi e deflagrare. Un partito però pone come assioma di rappresentare il bene pubblico e di tutti. Ciò non è mai esistito, è solo appropriazione del potere. Poi si vedrà. E non si è visto altro, da un po’ di anni, che accozzaglie innaturali di idee messe in comune in grandi “coalizioni” e aggregazioni come collanti per il potere. Il risultato è feroce per il bene pubblico e per il popolo (o no?).
Tra l’altro alcune espressioni in merito al partito sono chiare. Nessuno parlerebbe più oggi col termine un po’ guerriero del “militante”. Nessuno può utilizzare il termine di rappresentanza di una parte della società se non strumentalmente. Anzi voler rappresentare tutti, pur significando di non rappresentare nessuno, lo possono fare insieme e in accordo due parti anche in profondo contrasto ideale e rappresentativo fra loro, con un tira e molla risultato deleterio per i più deboli. Partito “liquido” (drammaticamente come l’acqua che occupa gli spazi vuoti e si adatta a qualsiasi contenitore), cioè non più strutturato con posizioni condivise da circoli o dalla partecipazione continua. Vi sono oggi solo riunioni di organismi dirigenti, eletti ogni tot anni, con segreterie plenipotenziarie, anzi segretari autoritari (leader populisti), alle quali le maggioranze sono costrette poi a delegare tutte le decisioni. Spesso in ritardo culturale e politico in rapporto alle linee congressuali condivise , in un quadro politico reale in sviluppo troppo rapido. Quindi non esiste una linea di partito o di sindacato. E’ come una macchina nuova appena uscita dalla concessionaria; vale meno della metà. Tutto da rifare anche durante i congressi stessi. Quello della Cgil per esempio, pur con un “progetto” per il lavoro, è avvenuto in un passaggio di consegne tra due governi e due premier non eletti, ma estremamente decisionisti. Non se ne fa nulla.
Il problema di fondo è che ormai i partiti liquidi, ma con un solo capo, si sono impadroniti dello Stato, della Carta Costituzionale e di tutte le leve del potere, andando avanti nella dissacrazione degli stessi, nella manipolazione della rappresentanza popolare e nel consolidamento della loro illegalità (povera Corte Costituzionale!). A questo livello questi partiti sono un bene o un male? Sono autoriformabili o non meritano il titolo, pur interessante e democratico, di partito, essendo diventati tutt’altro?
Finalmente anche la Camusso e la Cgil, ma forse non tutta, in un intervista decreta che questo “governo sceglie misure di destra, la sua unica logica è attaccare i sindacati”. Intanto l’aver capito tardi, da almeno due congressi che la logica capitalistica di questo secolo è quella di abolire i sindacati, rendendoli pressoché inutili (“Se ne può fare a meno” esplicitato) perché malgrado la lotta blanda di questi ultimi due decenni e l’accettazione di un concetto di flessibilità del lavoro ormai con grande evidenza diventato tallone di Achille con la precarizzazione, rimane ancora uno zoccolo duro della difesa dei diritti. E’ troppo per un neocapitalismo e una concezione americana, cioè accordi fabbrica per fabbrica, convivere con l’esistenza di un sindacato confederale dei lavoratori, ma forse anche con quello padronale. E’ tardi per dire che “l’Europa è contro un mercato del lavoro duale, [dopo aver rincorso le straordinarie cavolate di Ichino per anni, visti i risultati. Ndr.] e che in Europa è il contratto a tempo indeterminato ad essere considerato lo standard”.
Però se la Cgil non rappresenta più il mondo complessivo reale del lavoro può essere oggi attaccata frontalmente dalle forze di destra e quelle che fanno finta di essere di sinistra. Insieme l’hanno, e continuano, sgretolata. Non riesce realisticamente a minacciare più niente e nessuno, i suoi strumenti storici sono spuntati. Sono rimasti spesso proclami. Pensare che chi ha aiutato a spuntarglieli possano essere stati anche Cisl e Uil, con la trappola dell’unità a tutti i costi, non è peccato. E’ il compimento di un altro capitolo della P2. Il virus dell’indebolimento covava da dopo Cofferati e forse già con lui. Ma soprattutto da quando la “sinistra” politica del paese, non più sponda dei lavoratori, è diventata collaterale alla destra e alla sua ideologia.

martedì 26 agosto 2014

M5S tra normalità e condizionamenti.

di Tonino D'Orazio
 
La nostra società è diventata anomala. Da popolo civile e pacifico di democristiana memoria, siamo diventati un popolo guerrafondaio da quando gli ex socialisti e gli ex comunisti, in un modo o nell’altro, con l’aiuto degli ex-democristiani sono andati al governo. C’è stato un baratto da qualche parte.
La normalità civile è quella talmente banale di Di Battista (M5S) che fa scalpore. Ripudiare la guerra, anche “umanitaria”, è diventata una vergogna. Altro che art.11 della Costituzione! La nuova costituzione informale in atto, sostenuta da Napolitano ex-garante, è quella della guerra e dell’acquisto degli armamenti più sofisticati di offesa. Vedi gli F-35, anche se non funzionano e semplicemente cadono con tutte le loro bombe, quel che ci è dato sapere è che, a parte noi, non li vuole più nessuno, americani compresi. Comunque dobbiamo costruire e vendere armi, altrimenti molte famiglie di lavoratori bresciani o vicentini di cosa vivrebbero.
Dire che tutte le guerre di accaparramento di risorse e territori altrui sono atti terroristici sembra una bestemmia. La verità è una bestemmia, ormai, sempre. Dire che Gli Usa costituiscono il principale pericolo per la pace nel mondo e che agiscono con metodi terroristici ovunque, è proibito. Dire che comportano a cuor leggero il massacro di milioni di donne, vecchi e bambini da anni in tutto il mondo, diventa una bestemmia. Pensate all'uccisione di un milione d’iracheni in una guerra dichiarata sulle menzogne. Dire che si possa chiedere di conto è proibito. Anche che l’ONU non serve a nulla. Spesso è la lunga mano del padrone per rendere le aggressioni “legali”. La verità evidente, nascosta ingenuamente in un mare di chiacchiere televisive, è una bestemmia.
Dire che dietro tutti gli atti terroristici in atto ci sono le religioni, anche se in parte sono quelli che sembrano più cruenti e fondamentali, e nascondere il concetto “liberale di capitalismo avanzato” insieme alla nostra “democrazia coloniale di esportazione armi alla mano”, è una bestemmia. Rendere il re nudo è una bestemmia. E’ la nostra sofisticata ipocrisia culturale.
Arriva un giovane e dice che terroristi sono quelle che scatenano le guerre e massacrano a mo’ di genocidio, intere popolazioni inermi e a casa loro. Manco avesse fatto il ’68! Che si scatenino i giornali di destra che sempre sono sostenuti e sostengono il “capitalismo avanzato”, di cui abbiamo sotto gli occhi gli ottimi risultati, mi sembra normale. Sarà banale ma tutta la storia ce lo racconta. Da una guerra all’altra, cioè da un disastro all’altro.
Invece la disfatta culturale vera sono i giornali di centrosinistra, (ormai senza trattino e anche in via di sparizione), che in coro sostengono la cultura guerrafondaia delle destre, confondendosi negli stessi ragionamenti e di fatto diventando come loro, se non a volte più accaniti, per rendere violentemente vero un dato di fatto falso, la loro cattiva coscienza.
Pensate alla non meglio precisata Mogherini, o alla Pinotti (Ministro non più della difesa ma della guerra), che io da buon e civile italiano spero che, da guerrafondaia appena arrivata, non diventi responsabile della politica estera, invero inesistente, della commissione europea. Per essere candidata di buona volontà minaccia guerre quasi da sola. Potrebbe anche andare in giro a minacciare e agitare a destra e a manca la forza militare dell’amico americano. Lei sa chi sono i terroristi e non, glielo hanno detto. Sa a chi dare armi o non, giusto per fare il nostro lavoro di aiuto pulizia. Aggiungendo disastri umanitari ad altri disastri. Sempre a casa d’altri per le nostre ragioni.

Non era meglio combattere le deviazioni economiche e culturali comuniste che trovarsi un nemico estremamente diverso come l’islamismo? Diventato “fanatico” perché hanno capito che con noi non c’è speranza, per cui, guarda caso, non ci amano. Perché sono in crescita esponenziale di natalità e nel giro di 20-30 anni saranno metà della popolazione europea. Chiederanno i conti ai nostri figli e nipoti come gli ebrei tentano ancora di fare con noi con l’olocausto proprio mentre compiono un loro bel genocidio in Palestina?
Invece di decimazione bisogna incominciare ad usare la parola centimazione, se non millemasione. Un bianco, o un ebreo, per mille musulmani. Giusto per un conto pari.
Qualcuno chiederà i conti per i milioni di morti compiuti da noi, perché ormai bisogna sempre più usare il “noi”, in tutte quelle aree di cultura islamica? Un noi complice e corresponsabile. Un noi insieme e a seguito di un popolo “amico” che rivendica esplicitamente il diritto di ingerirsi ovunque, rubando e distruggendo, cioè un popolo terrorista con un governo terrorista. Un noi socialista, insieme all’amico Hollande. La verità è una bestemmia.
Cosa dice l’insensato Di Battista, se non quello che dice Bergoglio: “fermate le guerre”, “sono terroristi chi le fa” e chi distribuisce armi, seminando terrore e morte. Ma il concetto sofisticato di due pesi e due misure è il fascino dell’ipocrisia. I morti non sono tutti uguali. C’è sempre chi etnicamente vale di più, e guarda caso sono sempre gli stessi. Ma i simboli sono simboli, e “l’altro” è sicuramente e sempre il nemico.
Un giornalista decapitato, me ne dispiace come qualsiasi morte inutile e violenta. La scena ci viene riproposta tutti i giorni su tutte le reti. Non per questo mi sale la febbre vendicatrice della guerra, come vorrebbero le oligarchie guerrafondaie e venditrici di armi. A me ricorda comunque il regime attuale dell’Arabia Saudita laddove le decapitazioni sono all’ordine del giorno. E guarda caso il giornalista, spero non sia embeded (a seguito della censura militare), viene vestito di arancione a memoria di altri ancora imprigionati con grandi sofferenze, senza diritti, senza giudizio, nemmeno sommario, a Guantanamo. Sempre i simboli. Quanti morti a Gaza per un soldato israeliano “sequestrato” che chissà che ci faceva, armato, in casa d’altri, se non esportare la buona novella di una storia di 2.000 anni fa.
L’altro insensato non vi sembra Renzie? Con l’ennesima balla “l’Europa vincerà il terrorismo”, distribuendo armi, aumentando le faide etniche oltre che infra-religiose irachene, parafrasando Obama e non rendendosi conto (ma sicuramente sì) che fino ad oggi non si è fatto altro che aggiungere benzina (già, sempre il petrolio!) sul fuoco. La verità rimane sempre una bestemmia, malgrado l’evidenza, quando si degnano di farci vedere qualcosa.
Di Battista ha detto semplicemente “il re è nudo” e non deve sembrare strano che tutti i ciechi, e i poco vedenti in malafede, ce l’abbiano con lui. La verità è diventata bestemmia, è diventata negativa, ha cambiato senso e direzione, un po’ come le “riforme”.